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| Olga Sakun Missione nel pensiero dell’Ortodossia russa del XX secolo IntraText CT - Lettura del testo |
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3.4. Rapporto evangelizzazione - cultura. La metodologia missionaria.
Nella definizione della Conferenza di Minsk si fa un’attenzione speciale alla necessità del dialogo con la cultura, in quanto la missione consiste nell’ “andare per il mondo a santificarlo e rinnovarlo” 160. La Chiesa russa è cosciente che la missione attuale non è uno “sradicare” tutto ciò che è stato creato dal genio umano. Questa visione è legata alla mentalità universalista sempre presente in questa Chiesa come pure alla tradizione missionaria dei secoli precedenti, una tradizione che sempre ha tenuto conto di questo problema. Attraverso la missione che porta al Battesimo, l’uomo viene rinnovato in tutti i suoi aspetti, lavato con l’acqua della salvezza, e ritrova il suo essere e la sua vocazione che lo fa sentire in unione con Dio e con tutto il creato. Così trasformato, con la forza dello Spirito, l’uomo trasforma anche tutto ciò che lo circonda. La Parola divina dà senso alla nostra parola, alla nostra logica. Il mondo, la cultura trovano nella Parola la via, verità e vita e vengono portati alla pienezza e alla bellezza. Nella responsabilità della Chiesa missionaria per il mondo “si rivela la cattolicità -- sobornost’ della Chiesa, la sua appartenenza alla pienezza della creazione, il Capo della quale è il Creatore stesso. La responsabilità cristiana non è limitata soltanto alle cose spirituali, alla comprensione intellettuale della fede ortodossa, perché la Parola divina è nello stesso tempo vita. Per annunciare la Parola la Chiesa si serve della santità dei suoi membri, della poesia, dell’arte, dell’icona, manifestando così l’armonia, l’ordine, la verità e la bellezza della creazione ... attraverso la contemplazione (sozercanije) della Parola che presenta l’eterno modello della bellezza del mondo celeste e del nostro mondo...” 161. Il mondo creato non viene “sostituito” ma trasformato e rinnovato, tutto intero, con tutto ciò che è stato frutto dell’attività e del pensiero umano, -- nella misura in cui la Parola irrompe in questo mondo mediante la predicazione missionaria. Il cristiano farebbe uno sbaglio spirituale se accettasse il “dualismo” della grazia e della natura, del sacro e del secolare, riconoscendo l’esistenza di una sfera autonoma che possiede una propria bellezza, una propria armonia. Il cristiano invece sperimenta che Dio è il Creatore di ogni vera bellezza e nulla di quello che è stato creato può “secolarizzarsi”. Tutto questo non significa però che ogni forma, ogni stile artistico è capace di rivelare la creazione nuova e il mistero dell’Incarnazione della Parola. Lo scopo della missione cristiana è quello di trasformare ogni forma culturale perché ritorni alla sua bellezza originale che riflette il Mistero di Dio Creatore e Salvatore. Questi presupposti teologici danno una base al comportamento concreto della Chiesa missionaria davanti alla cultura -- sia nel senso etnologico, sia in quello sociologico. La Chiesa ortodossa sostiene il principio del pluralismo culturale nel suo interno: come ogni fiore della natura si sente parte di un’unico giardino, pur essendo diverso, così ogni Chiesa locale con la sua diversità fa parte di una composizione unica, e la bellezza del “giardino” è costituita proprio da queste diversità. La Chiesa che annuncia è responsabile di ogni cultura locale: “Nella Chiesa di Dio non c’è posto per l’uniformismo liturgico, per il predominio culturale, per il colonialismo e il grossolano confessionalismo. L’armonizzazione dei colori diversi fa il mosaico ... Bisogna cercare una forma della pietà che in modo perfetto incarni le tradizioni della cultura locale. I santi fratelli (Cirillo e Metodio -- a.n.) hanno insegnato al nostro secolo che si chiama tecnologico, elettronico, nucleare, rivoluzionario, l’eterno modello dell’evangelizzazione. Il messaggio centrale rimane intatto, mentre la lingua, la forma, la semantica e la terminologia si distinguono e creano così la diversità” 162.
Il problema più attuale per la Chiesa russa di oggi consiste nel dialogo con la cultura “secolarizzata”, ed esistono punti di vista divergenti sull’atteggiamento che la Chiesa deve avere verso questa realtà. Nell’ambiente dei credenti è presente una valutazione completamente negativa della modernità secolarizzata che viene giudicata come una “lenta Apocalisse”. Per molti il criterio della verità si trova solamente nel passato, e allora “scontrandosi con la nuova realtà, molti cristiani si innervosiscono e perdono la dignità” 163. Conseguentemente, come modello della vita della Chiesa viene preso qualche periodo del passato (della Chiesa dei primi secoli, del medioevo russo, di Bisanzio o del periodo sinodale), e questo si spiega con la tendenza a legare la Chiesa ortodossa con la patria distrutta; essa si considera depositaria dei valori culturali e della memoria storica, custodia del tipo antropologico russo. Questa idea genera un concetto ristretto della Chiesa e della cultura, e su tali basi sarebbe difficile dare soluzione ai problemi del rapporto tra l’evangelizzazione e la cultura negli ambienti non russi. Inoltre, questa visione blocca il processo dell’evangelizzazione della Russia stessa nell’epoca moderna: “La conservazione della memoria storica, della successione nelle tradizioni culturali, degli archetipi del comportamento sociale e individuale costituisce una funzione della Chiesa importante ma non essenziale. Se l’equilibrio tra la creatività e la conservazione delle tradizioni si sposta sull’ultima delle due, allora il conservatorismo diventa decadenza” 164. La necessità di un’attenzione ai valori culturali non viene mai posta in discussione, ma la tendenza di assolutizzare un modello non viene accettata da tutti. Il motivo è la coscienza acuta della novità del contesto dell’evangelizzazione; la Chiesa si deve mettere di fronte alle nuove realtà, ai nuovi modi di vedere delle persone, che non permettono più di imporre le tradizioni del passato a coloro che accettano il Battesimo. Purtroppo, l’uomo che entra nella Chiesa spesso viene messo davanti a una scelta che non è pensabile nel contesto del Vangelo: è la scelta tra la fede e la creatività. L’uomo educato in un mondo secolarizzato viene costretto a creare in sé un ambiente che non esiste più, ad usare un linguaggio che non è più capace di esprimere ciò che l’uomo moderno sente, a servirsi dei simboli che vengono dal mondo della “nostalgia” storica ma che oggi non possono essere compresi e vissuti. Invece, l’atteggiamento della Chiesa missionaria di fronte alla cultura secolarizzata deve partire dalla convinzione che “per il cristiano non esistono epoche brutte o buone, comode o scomode. La storia -- qui e ora -- ecco lo spazio della realizzazione della sua fede, anzi, -- è l’unico possibile” 165. La Chiesa è chiamata ad assumere i valori anche del mondo secolarizzato, perché esso possa essere trasformato dalla Parola, portato alla pienezza.
La metodologia della Chiesa missionaria viene elaborata sui fondamenti biblici e spirituali, ed è un aspetto molto importante in quanto si tratta dell’annuncio della Verità che è Gesù Cristo stesso, e la metodologia deve riflettere necessariamente questa verità, adottando il metodo di Gesù Cristo. Questo metodo è l’offerta totale dell’Amore; è per questa via che deve camminare la Chiesa nel servizio dell’evangelizzazione: “La grandezza della vita e dell’opera salvifica di Gesù Cristo è in questo: che nonostante tutte le tentazioni è rimasto fedele a Dio, fedele alla verità divina e alla giustizia e mai ha usato una via o un mezzo che fosse contrario a questa verità e giustizia. Il Satana suggeriva a Cristo un’altra via, ma Egli l’ha rigettata perché era contraria alla verità divina e all’opera di salvezza del genere umano, che Lui è venuto a portare a compimento (Mt 4, 1-11). La Chiesa, come continuazione della vita di Cristo per opera dello Spirito Santo, non può scegliere un’altra via e un altro metodo rispetto a ciò che ci ha indicato Cristo ... specialmente nella missione che annuncia al mondo proprio Lui e l’opera salvifica compiuta da Lui” 166. Questo metodo è essenzialmente divino-umano. Cristo è Verità, e quindi misura di ogni verità. La Verità rivelata in Lui è divino-umana; questo significa che in Lui si manifesta il mistero di Dio invisibile ma anche il mistero del mondo e del suo significato nel tempo e nell’eternità. È il mistero dell’Incarnazione di Dio accanto al mistero della deificazione dell’uomo. Ed è proprio a questo mistero che si deve ispirare la metodologia dell’azione missionaria della Chiesa. La sequela di Cristo suggerisce alla Chiesa missionaria alcune prospettive di metodo167 Questo metodo è soprattutto cattolico. Come la Verità portata da Lui era destinata a tutti, così nella Chiesa questa verità deve essere condivisa da tutti. Solo colui che respira e vive nella comunione ecclesiale e nella Tradizione, può diventare il maestro della fede per gli altri, l’annunciatore. È anche il metodo orante. Siccome la vita ecclesiale non è pensabile senza la preghiera, la missione della Chiesa è penetrata dallo spirito di preghiera. Il metodo della missione è un metodo epicletico. La Chiesa invoca lo Spirito Santo affinché ci santifichi, affinché consacri tutta la nostra azione e la nostra offerta, affinché mostri il kairós, il tempo di salvezza. La Chiesa che centra la sua vita sull’Eucaristia segue nella missione il metodo mistagogico-liturgico. Dio rivela il Suo mistero gradualmente e rende possibile la conoscenza di Lui in tanti modi e mediante diverse teofanie, attraverso i profeti e la Legge, e, nella pienezza del tempo, per mezzo del Suo Figlio unigenito che ci ha rivelato il Padre e ha inviato lo Spirito Santo che ci conduce alla verità intera (Cf. Gv 16, 13) e prepara l’uomo alla contemplazione di Dio faccia a faccia (1 Cor 13, 12) nell’insormontabile Regno divino. La struttura stessa della Liturgia dimostra questo carattere mistagogico della metodologia della Chiesa. Essa ci fa accostare all’opera della salvezza dall’inizio fino all’eternità che attendiamo, attraverso tutta l’economia veterotestamentaria alla pienezza del Nuovo Testamento e alla parusia. Nella Liturgia si giunge all’incontro personale con Cristo, all’unione con Lui nella Comunione al Suo Corpo e al Suo Sangue che è pegno della nostra partecipazione alla vita divina nell’eternità. La Chiesa che nella sua missione segue il metodo mistagogico-liturgico, passa gradualmente dal “latte spirituale” al “cibo solido” (Cf. 1 Cor 3,2; Eb 5,12) dell’annuncio della salvezza. Il metodo mistagogico-liturgico è collegato al metodo simbolico-tipologico, o dell’icona. Come anche la Bibbia, la Liturgia non usa le definizioni razionali della verità. Il linguaggio liturgico si serve dell’icona, del simbolo, cercando di esprimere l’inesprimibile, per avvicinarlo alla mente sensibile dell’uomo. Non è un linguaggio fantastico o poco chiaro ma è un modo di esprimere in cui la semplicità è unita all’inesauribile sapienza, scoprendo davanti all’uomo gli orizzonti invisibili dello Spirito. Questo linguaggio conduce al Mistero (tajnovodstvujet) e ci rivela il suo contenuto. Il metodo dell’icona viene adottato in tutte le dimensioni della vita ecclesiale, ma soprattutto nell’evangelizzazione -- annuncio del Mistero a coloro che cercano la salvezza. Il metodo missionario è sempre una via della Croce, cioè dell’amore oblativo, gratuito. Questo amore non è possibile acquisirlo senza rinnegamento di se stesso. Un’aspetto particolare ha qui il digiuno; solo con il digiuno e l’astinenza l’uomo si conferma nella fedeltà a Dio e può diventare testimone che annuncia con gioia il Signore Risorto. Una missione può portare frutti solo se è preparata dal digiuno e dall’astinenza: è un forte mezzo del cambiamento interiore e del rinnovamento dell’uomo e della sua vita quotidiana.
Il tema centrale che appare nelle riflessioni missiologiche ortodosse di oggi è la Liturgia. È con essa che viene spesso identificata la vita ecclesiale dell’ortodossia. Vedremo ora come i due aspetti -- Liturgia e missione -- si considerano insieme, nella linea dei grandi teologi della diaspora.
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160 ALEKSIJ II, Art. cit., pp. 5-6. 161 J. BRIA, “Neu-Evangelisierung” Europas: Orthodoxe Anfragen, in UNA SANCTA 2 (1997) 99-100. 162 Le chiese dell’ex URSS verso Graz. Documento finale della Conferenza di Minsk sul tema “Chiamati a una sola speranza nel vincolo della pace” (1-3. 10. 1996), in IL REGNO 21 (1996) n. 2. 163 S. PRUZINSKY -- M. NADZAM, Teologické východiská pravoslávnej cirkevnej misie, II, Pravoslávna bohoslovecká fakulta v Presove, Presov 1995, p. 72. 164 Ibidem, p. 78. 165 S. JUROV, La missione nella città secolare, in COV 5 (1996) 6 col. 2. 166 Ibidem, col. 3. 167 Ivi. |
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