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Olga Sakun
Missione nel pensiero dell’Ortodossia russa del XX secolo

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  • CAPITOLO TERZO.   LA MISSIONE NELLA TEOLOGIA E NELLE DIRETTIVE DEL PERIODO POSTSOVIETICO
    • 3.6. La testimonianza cristiana come forma principale dell’evangelizzazione. La predicazione.
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3.6. La testimonianza cristiana come forma principale dell’evangelizzazione. La predicazione.

 

            Abbiamo già visto quale importanza la teologia missionaria ortodossa conferisce all’aspetto esperienziale della fede della Chiesa e dell’apostolo. L’evangelizzatore è colui che rinnova ogni situazione della vita con il sale del Vangelo. Non si dà tanta importanza alle parole da proclamare: il missionario deve rappresentare prima di tutto la realtà escatologica nella propria vita. I cristiani sono “una presenza dell’eternità, del mondo futuro, del risultato finale della storia, già qui, nel tempo. E proprio in questa qualità dobbiamo essere presenti in tutte le prospettive della vita” 181. L’annuncio missionario è l’esperienza del Popolo di Dio, l’esperienza viva della comunità della Risurrezione, della Persona di Cristo Risorto. E Popolo di Dio si diventa, quando si è capaci di portare la Parola di Dio indipendentemente dalla sua esistenza fisica messa per scritto. Altrimenti non si è Popolo  di Dio ma popolo che ripete le parole altrui riportando le citazioni bibliche182. La capacità di annunciare il Vangelo con la propria vita segnata dal Risorto diventa autentico spirito missionario.

            La testimonianza missionaria ha il fondamento nella testimonianza di Cristo stesso, testimone della verità che è Egli stesso e che Egli annuncia. La Sua testimonianza viene confermata dalla vita, dall’insegnamento e dalla Morte in Croce. Questi sono i tre elementi essenziali della presenza missionaria. L’aspetto della Croce appare essenziale per la Chiesa ortodossa di questo secolo perché il martirio delle Chiese perseguitate era l’unica testimonianza missionaria possibile: “La crocifissione di Bisanzio, dei paesi ortodossi balcanici, della Santa Rus’ -- tutto questo ha avuto un significato salvifico non soltanto per questi paesi ma per tutto il mondo, perché dalla loro sofferenza hanno attinto la saggezza molti popoli del mondo: la loro spiritualità e la loro sapienza! Il sangue dei milioni di nuovi martiri purifica la Terra e frena lo slancio dell’Anticristo che tenta la vittoria, ma invano. (...). L’ortodossia oggi, simile al Cristo una volta crocifisso e umiliato su Golgota, mostra al mondo moderno in che cosa consiste la vera salvezza e pienezza. Con le sue piaghe, come una volta con quelle di Cristo, guariscono le ferite del mondo” 183.

           

            Dall’aspetto esperienziale della testimonianza si parte anche nella riflessione sulla predicazione missionaria. Secondo il Metropolita Antonio, l’annunciatore non deve fare attenzione all’uditore ma alla Parola che viene assimilata nel  cuore: “...Bisogna trafiggere con la Parola di Dio il proprio cuore, come con il pugnale, come con il coltello. E quando scorrerà il sangue del vostro cuore, siate certi, anche il cuore di qualcuno viene colpito” 184.

            Ma la predicazione avviene anche nel contesto e deve reagire adeguatamente ai bisogni spirituali degli uomini moderni, ai problemi della loro vita, e questo atteggiamento ha un fondamento chiaro: “Questa attualità e capacità degli uditori è stata rispettata nella misura piena dal Salvatore del mondo Gesù Cristo, dopo di Lui dai Suoi Santi Apostoli, dai noti Padri della Chiesa e da tutti i fedeli annunciatori della Parola di Dio” 185. Il predicatore deve tenere presente non soltanto i problemi spirituali dei singoli ma i loro bisogni e preoccupazioni sociali. Troviamo abbondantemente la testimonianza di questa premura apostolica nella letteratura patristica186.

             L’annuncio del Vangelo deve essere caratterizzato da un alto livello del contenuto e del linguaggio. Questo “livello alto” non viene compreso però nei termini umani, ma è offerto dal Vangelo stesso: nella sua veracità, fedeltà, comprensibilità e semplicità. Il linguaggio con il quale ci si rivolge al destinatario contemporaneo deve essere moderno, vivo e letterario, e il modo di predicare -- apostolico e patristico, attualizzando “la testimonianza del testo biblico nella prospettiva pastorale e universale” 187. La predicazione deve rappresentare il dialogo vivo tra l’annunciatore e il destinatario, dando così la possibilità alla Parola di Dio di manifestarsi nel linguaggio umano, con la sua forza e la sua azione santificante.

 

            Non possiamo prescindere, in questo lavoro, da alcuni problemi giuridico-canonici che segnano l’attività missionaria in Russia oggi. Presentiamo qui gli aspetti più attuali che vengono trattati non solo all’interno della Chiesa ortodossa russa ma anche nei dialoghi tra le diverse Chiese ortodosse come pure in quelli interconfessionali.

 

 




181 Cf. Ibidem.



182 J. BRIA, Art. cit., p. 100.



183 Metr. ANTONIO (di Sourozh), Il predicatore deve parlare di ciò che è la sua esperienza di Dio. Intervista di Emilio CASTRO (1974), in COV 5 (1996) 7, col. 4.



184 Ibidem, col. 5.



185  S. PRUZINSKY - M. NADZAM, Op. cit., pp. 43-44.



186 Mitr. ANTONIO (di Sourozh), Op. cit., col. 2.



187 S. PRUZINSKY - M. NADZAM, Op. cit., p.114.






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