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Pius PP. IX
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III.

Soppressi pertanto gli Ordini religiosi in Roma, o limitatane anche sotto qualsiasi forma la esistenza, non sarà più possibile che il mondo risenta, come oggi, i vantaggi di queste pie e caritatevoli istituzioni. È in Roma, infatti, che esistono i principali noviziati intesi a preparare i novelli banditori della fede; è qui che accorrono religiosi d’ogni nazione per rattemprare il loro spirito, e per render conto delle loro missioni; è qui che si trattano, all’ombra della Sede Apostolica, tutti gli affari delle case anche estere; è qui che si eleggono col concorso dei religiosi delle differenti nazioni i superiori generali, i dignitarii degli Ordini, ed i capi di tutte le Provincie. Come si può dunque sperare che senza questi grandi centri, nelle condizioni in cui attualmente si trovano, e senza questa suprema direzione, l’opera vivificatrice e benefica di questi operai evangelici abbia gli stessi risultati di oggi? No; sopprimere le case religiose in Roma, è lasciare senza vita le comunità sparse in tutto il mondo: come spogliarle qui dei loro beni, è spogliare l’Ordine intiero della sua legittima proprietà. La soppressione adunque degli Ordini religiosi in Roma non è tanto una manifesta ingiustizia a riguardo di individui benemeriti della società, quanto un vero attentato contro il diritto internazionale di tutta la cattolicità.




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