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Pius PP. IX
Etsi multa

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X.

Così la santissima Chiesa di Cristo, a cui era stata assicurata la necessaria e piena libertà religiosa, anche con solenni e ripetute promesse dei supremi Principi e con pubbliche convenzioni ufficiali, ora piange in quei luoghi, spogliata di ogni suo diritto, esposta a forze nemiche che la minacciano di morte; queste nuove leggi infatti sono tali che ella non può sopravvivere. Non c’è dunque da meravigliarsi che l’antica tranquillità religiosa in quell’Impero sia gravemente turbata da queste leggi e da altre decisioni ed atti del Governo prussiano quanto mai ostili nei confronti della Chiesa. Ma sarebbe ingiusto gettare la colpa di questo sconvolgimento sui cattolici dell’Impero germanico. Perché se si deve imputare loro come colpa il non adattarsi a quelle leggi, a cui, salva la coscienza, non possono adattarsi, per la stessa causa e allo stesso modo dovrebbero essere accusati gli Apostoli ed i Martiri di Gesù Cristo, i quali preferirono soggiacere ai più atroci supplizi e alla stessa morte, piuttosto che tradire il loro dovere e violare le leggi della loro santissima religione, obbedendo agli empi comandi di Principi persecutori. Certamente, Venerabili Fratelli, se al di delle leggi del mondo civile non ce ne fossero altre, e certamente di più alto valore, che è doveroso riconoscere ed illecito violare; se, inoltre, queste leggi civili costituissero la suprema norma della coscienza, così come in modo empio ed egualmente assurdo alcuni pretendono, sarebbero degni di rimprovero piuttosto che di onore e di lode i primi martiri e tutti quelli che poi li imitarono, per avere sparso il proprio sangue per la Fede di Cristo e per la libertà della Chiesa. Anzi, non sarebbe stato neppure lecito insegnare e professare la religione cristiana e fondare la Chiesa contro quanto era prescritto dalle leggi e dalla volontà dei Sovrani. Tuttavia la Fede ci insegna, e l’umana ragione ci dimostra, che esiste un doppio ordine di cose, e allo stesso modo si deve distinguere una duplice potestà sulla terra: l’una, di origine naturale, che provvede alla tranquillità dell’umana società e alle cose del mondo; l’altra, di origine soprannaturale, che presiede alla città di Dio, cioè alla Chiesa di Cristo, da Dio istituita per la pace e per l’eterna salvezza delle anime. Ora i compiti di queste due potestà sono stati ordinati con somma sapienza, in modo che si rendano a Dio le cose che sono di Dio, e per riguardo a Dio si rendano a Cesare le cose che sono di Cesare; "il quale perciò è grande qui, perché è minore in cielo; appartenendo egli a Colui, al quale appartengono il cielo ed ogni cosa creata" . E da questo divino comandamento certo la Chiesa non si è mai allontanata: sempre e dappertutto Ella si è adoperata per inculcare nell’animo dei suoi fedeli l’obbedienza che inviolabilmente essi debbono mantenere verso i supremi Principi e le loro leggi per quanto riguarda i doveri secolari, e secondo le parole dell’Apostolo insegnò che i Principi sono stati istituiti non per timore delle opere buone, ma di quelle cattive; essa comanda ai fedeli di essere loro sottoposti, non solo per timore della pena, in quanto il Principe è armato della spada per punire chi compie il male, ma anche per l’obbligo di coscienza, dato che il Principe nell’adempimento del suo ufficio è ministro di Dio (Rm 13,3ss.). Senonché la coscienza ridusse questo timore dei Principi nei confronti delle cattive azioni, fino a svincolarlo addirittura dall’osservanza della legge divina. Si ricorda di essa il beato Pietro, che insegnò ai fedeli: "Nessuno di voi si adatti a vivere come omicida, o ladro, o calunniatore, o desideroso dei beni altrui; ma se vive come cristiano, non arrossisca, e glorifichi anzi Dio in questo nome" (1Pt 4,14-15).




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