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Pius PP. IX
Dives in misericordia

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IX

Certamente, le cose che egli afferma intorno alla infallibilità del Romano Pontefice nel sermone quarantesimo delle "Controversie", il cui autografo fu ritrovato mentre nel Concilio si trattava di questa materia, sono di tale valore che quasi guidarono per mano alcuni Padri, ancora dubbiosi sul decretare la definizione in tale materia. Da questo così grande amore del Santo Vescovo verso la Chiesa, e dall’ardore di lui nel difenderla, ebbe origine il metodo che egli tenne nella predicazione della divina parola, sia nell’erudire il popolo cristiano negli elementi della fede, sia nell’informare i costumi dei più dotti, sia nel guidare all’altezza della perfezione tutti i fedeli. Infatti, conoscendosi egli debitore ai sapienti ed agli insipienti, adeguandosi ad ognuno, procurò di ammaestrare con la semplicità del discorso i semplici e gli impreparati, e tra i sapienti parlò con sapienza. Sopra la qual cosa diede ancora prudentissimi insegnamenti, ed ottenne che la dignità della sacra eloquenza, scaduta per il vizio dei tempi, venisse, sull’esempio dei Santi Padri, richiamata all’antico splendore; sicché da questa scuola uscirono quegli eloquentissimi oratori, dai quali ridondarono in tutta la Chiesa copiosissimi frutti. Perciò egli fu da tutti reputato restauratore e maestro della sacra eloquenza. Finalmente la sua celeste dottrina, a guisa di fiume di acqua viva nell’irrigare il campo della Chiesa, si diffuse così utilmente a salute del popolo, che appaiono verissime quelle parole tolte dal libro dei Proverbi, le quali il Nostro Predecessore Clemente VIII di santa memoria, quasi profetando, indirizzò al Sales nell’atto d’innalzarlo alla dignità episcopale: "Va, o figliuolo, e bevi l’acqua della tua cisterna e i rivoli del tuo pozzo; siano portate fuori le tue fonti, e nelle piazze distribuisci le tue acque". Pertanto i fedeli, attingendo con gaudio queste acque di salute, ammirarono la scienza del Vescovo di Ginevra, e lo stimarono da allora fino a questi tempi degno del dottorato della Chiesa. Invero, persuasi da questi argomenti, moltissimi fra i Padri del Concilio Vaticano Ci pregarono, con voti ardenti e con unanime voce, affinché onorassimo San Francesco di Sales del titolo di Dottore. Diversi Cardinali di Santa Romana Chiesa e molti Prelati di tutto il mondo accrebbero tali voti; a questi aggiunsero le loro suppliche molte collegiate di Canonici, Dottori di grandi Università, Accademie di scienze, Principi augusti, nobili personaggi, e anche una gran moltitudine di fedeli. Noi dunque, lieti di assentire a tante e così calde preghiere, rimettemmo questo gravissimo affare, com’è costume, alla Congregazione dei Nostri Venerabili Fratelli Cardinali della Santa Romana Chiesa preposti alla tutela dei Santissimi Riti. Ora, la detta Congregazione dei Nostri Venerabili Fratelli nelle ordinarie riunioni tenute nel Nostro palazzo Vaticano il giorno 7 dello scorso luglio, udita la relazione del Nostro Venerabile Fratello Cardinale Bilio Vescovo di Sabina, allora prefetto della stessa sacra Congregazione ed estensore della causa, maturamente considerate le osservazioni di Lorenzo Salvati Promotore della Santa Fede, nonché le risposte dell’Avvocato della causa, dopo accuratissimo esame, con unanime consenso, giudicò "che si dovesse proporre al Santissimo la concessione, ossia la dichiarazione ed estensione a tutta la Chiesa del titolo di Dottore in onore di San Francesco di Sales, con l’ufficio e la Messa del comune dei Dottori Pontefici, ritenuta la orazione propria e le lezioni del secondo notturno".




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