IV.
1. Quale persona sana di
mente, turbata almeno dalle paterne ammonizioni del Vicario di Gesù Cristo, non
avrebbe provato sgomento per una pena così temibile e per una folgore così
terribile? Tuttavia colui non si ravvide affatto: una sorta di furia diabolica;
la superbia dell’animo e la durezza del cuore sembravano convincerlo a
sostenere e a consumare ostinatamente il crimine. Infatti abbiamo appreso da
fonte sicura, confermata da documenti irrefutabili, che il predetto parroco
Mattia Delgado, per nulla turbato da quella lettera, con ancor maggiore
ostinazione si dedicò al ministero spirituale che aveva usurpato, al punto di
arrogarsi quei diritti che sono riservati alla suprema autorità pontificia;
diritti che, come voi sapete, diletti figli, sono stati da lui temerariamente
violati, per cui non occorre indugiare ad enumerarli ed a spiegarli. Siccome egli
ogni giorno di più si fa sordo nello scisma nefando, né rinuncia a precipitare
nell’abisso né a macchiarsi ogni giorno di nuove scelleratezze; poiché si
manifesta nemico della pace ecclesiastica e della unità, poiché, richiamato
dalla suprema minacciosa diffida del padre di famiglia o dissuaso dalla
pubblica esecrazione dei buoni, non ha abbandonato la via della iniquità, ché
anzi con maggior pervicacia insiste e persevera nella stessa via che a suo
tempo ha imboccato, non vi può più essere altro spazio per la moderazione, la
mansuetudine e la clemenza. Deve quindi essere adempiuto quel precetto
evangelico: "Se non avrà dato ascolto alla Chiesa, sia per te come un
pagano e un pubblicano".
2. Anche lo stesso apostolo
Paolo, sapendo che poco lievito fa fermentare tutto il mucchio, decise che un
Corinzio fosse rimosso dalla schiera dei fedeli e fosse consegnato a Satana per
la rovina della sua carne, affinché lo spirito potesse ottenere la salvezza nel
giorno del Signore Nostro Gesù Cristo. Se l’enormità di questo crimine, che
neppure si riscontra fra i pagani, ha meritato a buon diritto tanta severità di
giudizio, dovrebbe ricevere una condanna minore colui che ha osato strappare la
stessa inconsutile tunica di Cristo? O chi, non entrando per la porta nell’ovile
di Cristo, ma penetrando per altro varco al fine di rapire, sgozzare e uccidere
le pecore, secondo le parole del divino Maestro non sarebbe da considerare come
un ladro e un grassatore, e non sarebbe da espellere e da cacciare lontano
dallo stesso ovile? Magari Noi potessimo fare a meno della verga che Ci fu
affidata, nella persona del beato Pietro, dal Principe dei pastori per
correggere e punire le pecore ostinate nella perdizione, e per fornire agli
altri un esempio e un salutare terrore insieme con la tutela di tutto il gregge
del Signore! Fosse vero che questa pecora miseramente aberrante, ascoltando la
voce del pastore, si mostrasse pronta a ritornare all’ovile di Cristo!
Certamente nulla di più lieto e di più gratificante per Noi potrebbe accadere,
sull’esempio del divino Pastore, che imporre con gaudio sulle Nostre spalle la
pecora che si era smarrita e con essa riconciliarci! Ma, ahinoi! Dopo tanta
arroganza e ribadita ostinazione, quale superstite speranza vi può essere che
accadano questi fausti eventi? Pertanto incorreremmo in un’accusa di viltà e di
ignavia, in quanto immemori di vigilare con zelo sul gregge del Signore, se non
allontanassimo dall’ovile di Cristo la pecora infetta di lue; e dovremmo
fondatamente temere l’accusa di aver applicato troppo tardi tale sanzione
piuttosto che in modo avventato e precipitoso. Dunque la Nostra sollecitudine
per l’incolumità della vostra salute spirituale, diletti figli, richiede ed
esige giustamente, da parte Nostra, di essere solleciti nel rimuovere il pericolo
di una avvelenata frode, di non trascurare alcunché nell’assiduo impegno di
pascolare il gregge del Signore e di cacciare lontano e di mettere al bando un
uomo perduto, affinché sotto mentite spoglie pastorali non inganni con i suoi
intrighi il gregge di Cristo, e separandolo dall’ovile di Cristo lo sgozzi e lo
sprofondi in un baratro di perdizione.
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