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Pius PP. VII
Diu satis

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V.

Certamente per questa strada sono passati anche coloro che nella Nostra epoca cercarono di sostituire non so quale pestifera infezione di falsa filosofia a quella filosofia (come chiamano benissimo la dottrina cristiana soprattutto i Padri greci) che il Figlio di Dio con la sua eterna sapienza portò giù dal Cielo e impartì agli uomini. E benissimo contro di loro si scaglia con queste parole Paolo: "Sta scritto: accuserò la sapienza dei sapienti e disapproverò la prudenza dei prudenti; dove un sapiente, dove uno scriba, dove un ricercatore in questo secolo? Non fece Dio stolta la sapienza di questo mondo?". Tanto più volentieri ricordiamo queste parole, Venerabili Fratelli, in quanto ristorano straordinariamente lo spirito e lo elevano e lo infiammano a non evitare nessuna fatica e nessuna lotta per la Chiesa di Cristo, che Egli consegnò e raccomandò a Noi (a Noi che non solo non osavamo desiderare questo, ma neppure Ci pensavamo, e anzi eravamo alquanto intimoriti), perché la governassimo proteggendola, la onorassimo e la ingrandissimo. Ed Egli sicuramente "farà sì che Noi siamo adeguati ministri del Nuovo Testamento, cosicché l’elevazione deriverà dalla virtù di Dio e non da Noi". Per la qual cosa "cerco ora di commuovervi sinceramente" o Venerabili Fratelli (ciascuno dei quali sarà certamente inquieto e premuroso per conto suo), affinché siate d’accordo con Noi e portiate all’opera la vostra zelante e diligente collaborazione.




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