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Gregorius PP. XVI
Chiamati dalla Divina

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IV.

È con questi sentimenti che parliamo anche a coloro che, se incauti si allontanarono dal Nostro seno, non cessarono perciò, né cessano di essere cari a chi per essi conserva spirito di carità e di misericordia. Sicuri Noi, che il conoscere essi di aver già riacquistato un padre che supplisse alla mancanza di chi piansero estinto, reso loro meno mostruoso il traviamento al quale si abbandonarono, indirizziamo ad essi assicurazioni di pietà e di perdono, quali si convengono a chi sa di essere vicario di un Dio fatto uomo, il quale si gloriò quasi fosse la sua particolare prerogativa, di essere mite ed umile di cuore. Riflettano quegl’infelici quale ferita aprirono nel seno del tenero loro padre, quale tranquillità perdettero, quali pericoli incontrano, e al confronto irato dello stato di disordine e d’inquietezza nel quale si gettano, piangano nella sincerità del cuore di essersi allontanati dalle acque vive per formarsi cisterne dissipate. Non avendo che brame pacifiche e conciliative, non cercando che il bene di chi avremo sempre per figli, apriamo fin da adesso su di loro le viscere di amorevolezza, mansuetudine e indulgenza, troppo amareggiandoci il solo pensiero di poter trovarci nella necessità di ricorrere a misure di rigore, mentre anzi siamo fermi nel proposito di estendere a quei luoghi, come al resto dei Nostri domini, provvidenze di beneficenza e di prosperità.




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