III.
È a
quest’oggetto che non vogliamo in tal momento rimanerci in silenzio, e non
aprirvi di nuovo il Nostro cuore. Forti Noi nei sacri diritti di questa Santa
Sede, nonché nelle solenni ed a voi non ignote garanzie rinnovateci in questo
incontro dalle alte potenze di Europa, dovremmo parlarvi più da Sovrano che da
Padre; ma il linguaggio di quello lo riserbiamo alla circostanza in cui
infaustamente si tentassero nuovi disordini, e nuovi traviamenti insorgessero a
turbare la pubblica o la privata tranquillità: e vogliamo, per ora, che i
Nostri figli tornino ad ascoltare le sole voci di Padre. Noi fummo addolorati,
e fortemente addolorati dalle tristissime passate vicende, e sa Iddio Ottimo
Massimo se, più del dolore che soffrivamo, si straziava il Nostro cuore
all’idea di essere un giorno costretti ad adoperare la spada della giustizia. E
poiché Egli medesimo, come speriamo, Ci ha aperto la via delle misericordie,
con vero giubilo dell’animo Nostro vogliamo annunciarvi Noi stessi che nulla
più desideriamo quanto il poterci dimenticare del passato. Sappia ognuno, e Noi
lo ripetiamo con effusione di paterna tenerezza, che chi demeritò tra voi la
Nostra grazia potrà recuperarla se darà prove non dubbie del proprio
ravvedimento. L’amore scambievole, ma vero, ma permanente vi riunisca tutti, e
tutti formino una sola famiglia, e faccia l’Onnipotente che altra distinzione
non si vegga d’ora innanzi fra voi, che quella risultante dai gradi maggiori
nella virtù, nella fedeltà, nella obbedienza. A questo aspiri ciascuno, e di
questo si vantino le patrie vostre, che lo contino a gloria, e per risultato ne
abbiano la tranquillità vera e durevole innanzi alla Religione e alla società.
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