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| Gregorius PP. XVI Ci è stato IntraText CT - Lettura del testo |
Ci è stato rappresentato che, sebbene le acque del fiume Aniene nella Nostra città di Tivoli siano state frenate e regolate con un robusto muraglione, fatto erigere dal Nostro Predecessore Leone XII dopo la celebre e straordinaria rotta avvenuta il 16 novembre 1826, e sebbene con questa opera, degna della più alta lode, si sia ridonata l’attività agli opifici, il corso alle fonti e lo splendore a quelle singolari bellezze della natura, pure i pericoli affrontati e le difficoltà superate per innalzare l’acqua all’antico livello, nonché le gravi spese sostenute a quest’effetto, non sono state sufficienti a calmare i timori di nuove disgrazie sempre cresciuti in quella popolazione, e ad assicurare il Governo, sempre vigile sulle continue evenienze in rapporto all’indole devastatrice di quel fiume. Ci è stato inoltre fatto rilevare che, secondo i rapporti della commissione speciale composta dai professori Oddi matematico, Carpi mineralogico e Folchi idraulico, intervenuti sul luogo per ordine dell’altro Nostro Predecessore Pio VIII nell’anno 1829, non è assolutamente sicura quella parte della città di Tivoli, che trovasi alla sinistra del fiume Aniene. Attesa la poca solidità, incerta ancora e variabile, della roccia; l’abbassamento considerevole della platea avvenuto in pochi anni; il debole sostegno che il pilone somministra alle volte naturali della grotta di Nettuno ed al monte, si potrebbe temere il ripetersi dei funesti avvenimenti dell’anno 1826, e delle inevitabili conseguenze, tanto gravi e sensibili, a quegli abitanti Tiburtini ed al Governo.