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| Gregorius PP. XVI Quo graviora IntraText CT - Lettura del testo |
Con quali erronei principi gli uomini sopraddetti e i loro partigiani si sostengano, e da dove abbia origine il capriccio che li muove verso cose da rinnovare nella Chiesa, voi, Venerabili Fratelli, certamente non ignorate. Tuttavia non stimiamo del tutto superfluo indagare più profondamente e con semplicità e chiarezza sviluppare alcune di queste realtà. Già da tempo e in lungo e in largo è andata crescendo e si è diffusa per codeste regioni la falsissima e crescente opinione dell’empio e assurdo sistema della non-differenza delle religioni: opinione la quale asserisce che la Religione cattolica possa un giorno avere fine. E benché i promotori di siffatta fantasiosa opinione abbiano paura di adattare alle verità della Fede la vantata possibilità di perfezionamento, la portano avanti nella Chiesa per l’amministrazione esterna e per la disciplina. E al fine di conciliare la Fede al proprio errore, a torto certamente e non senza dolo, usurpano l’autorità di teologi cattolici che, senza distinzione, insegnano come ci sia separazione tra la dottrina della Chiesa e la disciplina, e che questa sia soggetta a mutazione, e l’altra rimanga inalterata in perpetuo senza alcun mutamento. Una volta posto ciò, affermano che nella stessa disciplina odierna della Chiesa, nel governo e nella forma del culto esterno, senza dubbio ci sono molte cose che non sono adatte all’indole del nostro tempo, e che bisognerebbe cambiare quanto è nocivo all’incremento e al benessere della Religione Cattolica, senza che da ciò patisca danno la dottrina sulla fede e la morale. E così, mostrando zelo per la Religione, mettendo avanti un modello di pietà, fanno passare le novità, preparano le riforme, fingono la rinascita della Chiesa. E che i Novatori usino di codesti principi, oltre che da molte pubblicazioni sparse soprattutto in Germania, nelle quali le stesse cose sono sviluppate e difese, era abbastanza noto; ora palesemente è manifesto dal libello stampato ad Offenburg, e principalmente da quanto il predetto F. L. Mersy raccolse nel sedizioso convegno svoltosi colà e pubblicò ristampando lo stesso libro. E mentre vergognosamente si perdono nei loro pensieri, mettono insieme, tra loro, errori che sono stati condannati dalla Chiesa con la Costituzione Auctorem fideiedita dal Nostro Predecessore Pio VI di santa memoria, il 28 agosto 1794. Dicono che coloro che sono stati condannati con la proposizione 78 vogliono assolutamente proteggere e restaurare la sana dottrina, non colpirla: ma o non capiscono o fingono astutamente di non capire.