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Gregorius PP. XVI
Quod litteris

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I.

Nella lettera inviata a te, il diletto figlio Felice Lamennais accennava di voler scrivere direttamente a Noi; ora la sua annessa epistola, che egli Ci fece pervenire da Parigi il giorno cinque di questo mese, dimostra che da lui è stato rapidamente rispettato tale impegno. Con quale sentimento l’abbiamo letta può facilmente comprenderlo al primo sguardo la tua fraternità. Tosto vedrai delusa quella buona speranza che egli aveva infuso nella lettera precedente quando chiedeva che gli si suggerissero le parole con cui potesse più chiaramente testimoniare la sua filiale obbedienza in modo che di essa fossimo pienamente convinti. Avvertendo infatti quanto le decisioni e i sentimenti del suo animo ivi espressi siano discordanti da quelli che (secondo il monito del santo Leone Magno) devono essere palesati "senza ambiguità" e con assoluta franchezza, dichiarammo, nel risponderti, quanto sappiamo che tu hai trasmesso a lui. Abbiamo pertanto convenuto che sia assolutamente ingiusto tacere su di una questione di tanta importanza, in nome di quella sollecitudine che Ci sospinge ad applicare in fretta i rimedi quando si tratti della salute delle anime; perciò, per mezzo del Nostro Venerabile Fratello Bartolomeo, Vescovo di Ostia, Cardinale decano di Santa Romana Chiesa (al quale eravamo ricorsi per comunicare al Lamennais la lettera enciclica) manifestammo a lui la Nostra amarissima delusione per quel suo nuovo atteggiamento, come tu stesso hai appreso dalla annessa epistola dello stesso Cardinale.




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