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Gregorius PP. XVI
Cum pro pastorali

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II.

Per la verità, queste miserrime cose sono a buon diritto penose per Noi e per l’afflitta Chiesa Portoghese, tuttavia Ci costringono a piangere ancor più copiosamente non solo per il disprezzo delle cose e delle persone sacre, nonché per le offese rivolte alla Sede Apostolica, ma anche per la violazione dei venerandi diritti appartenenti alla sola potestà ecclesiastica, per l’attentato alla stessa divina costituzione della Chiesa, così che nulla vi è di tanto sacro e religioso che non finisca profanato e sovvertito da mani sacrileghe. A questo mira quella illegittima istituzione di un nuovo tribunale cui spetta introdurre una generale riforma (così la chiamano) dei beni ecclesiastici; ne deriva che le concessioni di benefici, anche parrocchiali, siano fatte talvolta in nome dell’autorità laica senza tenere in alcun conto le prescrizioni del diritto canonico; ne derivano le inique censure inflitte da quello stesso tribunale a coloro che hanno rifiutato di applicare una giurisdizione ecclesiastica rimaneggiata dai laici; ne deriva il progettato tentativo di ottenere una sede episcopale portoghese; ne deriva la legge profana, in forza della quale a quanti sono preposti alle chiese viene vietato di esercitare gli ordini sacri e di amministrare i sacramenti a chiunque non sia riconosciuto dal governo e non ne abbia ottenuto la facoltà; ne deriva quell’altra legge per cui la vastissima chiesa di Lisbona, dedicata alla beata Vergine Maria Assunta in cielo, viene privata del titolo del patriarcato a cui l’aveva innalzata il santissimo Nostro Predecessore Clemente XI per fare cosa gradita al re Giovanni V che aveva ben meritato della società cristiana; ne deriva infine una legge per cui tutti indistintamente i cenobi, i collegi, gli ospizi dei Regolari vengono soppressi e i loro beni vengono aggiudicati alla nazione; questa legge è tanto più iniqua e riprovevole in quanto fu promulgata allo scopo di ingannare gli incauti col fallace pretesto di ipocriti motivi. Parliamo pure, Venerabili Fratelli, della relazione premessa alla stessa legge: essa contiene argomenti così falsi e criminosi che non sembra si possa proporre nulla di più offensivo per le comunità religiose, nulla di più erroneo e di più contrario ai più accreditati documenti della storia ecclesiastica da parte di chiunque sia malamente disposto verso la Religione e le sacre istituzioni.




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