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Gregorius PP. XVI
Cum pro pastorali

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IV.

D’altronde, se dopo questi ammonimenti non cesseranno i misfatti contro il potere e l’immunità ecclesiastica e non si porrà riparo ai danni innumerevoli recati con singolare malvagità alla Chiesa e a tutto il mondo cattolico, dichiariamo pubblicamente che Noi non verremo meno al dovere del Nostro ufficio e che non abbiamo alcun dubbio circa una più severa azione contro gli autori di tanti mali e circa il dovere di fronteggiarli con le armi che da Dio furono affidate al Nostro sacro ministero. Possa essere stornata dall’animo Nostro la crudele necessità di usare quelle armi! Possano prestare docili orecchie alle voci del Signore (il cui incarico adempiamo) coloro che sono responsabili dei tanti mali per cui geme la Chiesa oppressa, né indugino fino a sperimentare con quanto sdegno il padre, divenuto giudice, insorga contro coloro che hanno osato contaminare il suo santo tempio. Ricordino (come fu detto egregiamente da San Cipriano) che non possono avere Dio per padre coloro che non hanno voluto avere la Chiesa per madre; e si considerino una nullità di fronte alla madre Chiesa, che dolorosa mostra il suo ventre ferito dai loro colpi. Li commuova (se mai sopravvive in loro un residuo sentimento di pietà) l’aspetto della mestissima genitrice, che tuttavia ancora tende le braccia per accogliere i figli di cui un solo atto di penitenza può consolarla e alcune lacrime possono medicare le sue ferite.




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