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| Gregorius PP. XVI L’evidente diminuzione IntraText CT - Lettura del testo |
L’evidente diminuzione e scarsezza che da qualche anno si scorgono nell’Acqua Felice, la quale, mentre forma una delle decorazioni di questa Nostra città, serve altresì agli usi tanto pubblici che privati di molti abitanti di essa, non mancano di costituire, anche nelle gravi Nostre cure, un oggetto della sovrana Nostra considerazione. Animati quindi dal desiderio di conoscerne la causa, onde procurarne con convenienti provvedimenti gli opportuni rimedi, Ci determinammo di deputare una speciale commissione di specchiati soggetti. A ciò si aggiunsero le rappresentanze di molti dei Nostri sudditi, di corporazioni religiose, di famiglie distinte, le quali avendo avuto, a titolo anche oneroso, la facoltà di valersi in distinta e ripartita quantità dell’acqua suddetta per il privato loro bisogno, ne vedevano con tanta irregolarità effettuata la distribuzione in relazione alle rispettive concessioni loro fatte, che anche nell’attuale diminuzione e scarsezza alcuni ne abbondano, mentre altri ne rimangono quasi del tutto, ed anche totalmente, privi e mancanti. Pertanto, fra gli oggetti, l’esame dei quali affidammo alla detta commissione, quelli furono i principali.
I. Di ricercare gli espedienti opportuni per aumentare la quantità dell’acqua, cosicché per lo meno addivenisse sufficiente, perché tutti i concessionari ne potessero ripartitamente godere in corrispondenza delle rispettive concessioni.
II. Di verificare se qualche quantità d’acqua venisse furtivamente sottratta dall’acquedotto, e prefiggere i modi per far cessare siffatte usurpazioni.
III. Di suggerire il sistema opportuno per provvedere alla giusta distribuzione dell’acqua, talmente che anche nel caso d’irreparabile deficienza, avesse questa a risentirsi proporzionatamente da tutti i concessionari. La commissione sopra menzionata ha corrisposto con premura e zelo ai Nostri desideri. Compiuto il più accurato esame, fatto anche con esperti nell’arte e con accessi sul luogo, ha dovuto convincersi che in una furtiva sottrazione di alcuna quantità di acqua dall’acquedotto si verifica; ha rilevato che la diminuzione dell’acqua, in relazione all’antica quantità sua, proviene in parte dalla estenuazione delle sorgenti prodotta dalla ostinata siccità delle stagioni, in parte da ingorgamenti delle sorgenti medesime, dipendenti da sconcerti avvenuti nel corso degli anni nei bottini e nelle forme di allacciamento; ha rilevato altresì che l’acquedotto nell’epoche di sua maggiore abbondanza non ha posseduto più di once mille e cento di acqua, mentre per le concessioni fatte converrebbe avere un volume di once milleduecentosette, e che nell’attuale scarsezza il quantitativo dell’acqua, di cui resta fornito l’acquedotto suddetto, non eccede il volume di once ottocento.