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| Gregorius PP. XVI Melchitarum Catholicorum IntraText CT - Lettura del testo |
Benché il libro del Sinodo porti nel frontespizio una certa approvazione di Luigi Gandulfo, già Delegato apostolico del Libano, che la Santa Sede non ha mai riconosciuta e che è dovuta piuttosto o alla ignoranza della lingua araba o alla frode o alla falsità di qualcuno (poiché l’approvazione dei Sinodi non è annoverata tra le facoltà ordinarie dei delegati), tuttavia è certo che vi sono molti errori sia nel Sinodo, sia nelle istruzioni annesse. Infatti, prima di tutto, questo Sinodo tacitamente e fraudolentemente si è ispirato in molte cose al già condannato Sinodo di Pistoia e contiene, in parte letteralmente, in parte insinuate ambiguamente, alcune proposizioni dello stesso Sinodo di Pistoia riprovate dalla Santa Sede Romana. Poi talvolta riporta definizioni o decisioni, come circa i Sacramenti e le virtù, che sanno di Baianismo, di Giansenismo e di altre simili opinioni. Inoltre diminuisce la forza e la natura delle indulgenze; insegna da chi solamente può essere rimessa la pena canonica, e perciò rinnova la dottrina già condannata di Lutero e del Sinodo di Pistoia, ed impugna la potestà ecclesiastica e in particolar modo la coercitiva; impedisce indirettamente gli appelli alla Santa Sede Romana; falsamente asserisce che nei tempi antichi l’autorità del Sinodo provinciale era perentoria, e sembra traviare l’origine della Sacra giurisdizione; in particolare calunnia con inopportuno impegno la disciplina della Chiesa e il celibato ecclesiastico, che talvolta porta all’amministrazione delle parrocchie i meno idonei; rende difficile l’esercizio dei Vescovi e del Clero con molti ed ingiusti rigori; con troppa audacia definisce varie controversie ancora sottoposte a giudizio ed estranee alla competenza del Sinodo provinciale, e infine con il pretesto fallace di una riforma, non senza una certa apparenza di pietà e di zelo, sconvolge l’ordine della Chiesa.