I.
Mentre uomini scellerati, nemici dichiarati
della Chiesa, tentano (se mai fosse possibile) di umiliare e distruggere del
tutto la Religione Cattolica, infliggendole danni e perdite crudeli con atroce
e lunga guerra, con un esercito raccolto ovunque, con tutte le forze e con ogni
astuzia, ora con le armi, ora con le calunnie, ora con le contumelie e gli
insulti, ora con sediziosi e perfino sacrileghi libelli; e mentre piangendo
esecriamo la loro smisurata barbarie, in quanto essi non desistono dal violare
la morale divina ed umana, infierendo con diabolica insania contro i chiostri
dei Regolari e contro i religiosi, per disperderli radicalmente con rapine,
incendi e stragi, ad accrescere le afflizioni che Ci angustiano notte e giorno
si aggiunge anche un fatto sciagurato e sommamente deplorevole: fra coloro che
fanno a gara nel pubblicare opere di religione, non pochi osano insinuarsi in
modo subdolo e fanno mostra di combattere per la stessa causa in modo che,
salvata un’apparenza di religiosità, ma disprezzando la verità, possano più
facilmente, con la filosofia o con vane e fallaci dissertazioni filosofiche,
sedurre e pervertire gl’incauti e poi ingannare i popoli e porgere a nemici
palesemente inferociti mani più fidate e soccorrevoli: per tutti questi motivi,
come ci furono segnalate le insidiose ed empie elucubrazioni di tali scrittori,
non desistemmo, con le nostre Encicliche e con altre lettere apostoliche, di
denunciare le loro astute e malvagie opinioni, di condannarne gli errori e
insieme di mettere in evidenza le frodi esiziali, con cui si sforzano
astutamente di sovvertire la divina costituzione della Chiesa, la disciplina
ecclesiastica e per di più lo stesso ordine pubblico.
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