VII.
Infine abbiamo voluto che tutta la questione
fosse deferita ai Venerabili Fratelli Nostri Cardinali di Santa Romana Chiesa,
inquisitori generali per tutta la comunità cristiana. Essi allora con ogni
cura, come la gravità del fatto richiedeva, soppesando le parti e il tutto,
dopo approfondita discussione in Congregazione e al Nostro cospetto,
giudicarono che l’autore si perdeva nelle sue meditazioni, e nelle opere citate
metteva insieme parecchie assurdità, estranee alla dottrina della Chiesa
Cattolica: in particolare, circa la natura della fede e la norma di quanto è
oggetto di fede secondo la sacra scrittura, la tradizione, la rivelazione e il
magistero della Chiesa; circa i motivi di credibilità; circa gli argomenti coi
quali si era soliti fondare e confermare l’esistenza di Dio; circa l’essenza,
la santità, la giustizia, la libertà dello stesso Dio e il fine delle Sue opere
che dai teologi sono chiamate "ad extra"; inoltre, circa la
necessità della grazia e la ripartizione dei suoi doni; circa l’attribuzione
dei premi e delle pene; circa la condizione dei progenitori, il peccato
originale e le forze dell’uomo caduto. I Cardinali decisero che tali libri
fossero da proibire e da condannare in quanto contenenti dottrine e
proposizioni false, temerarie, capziose, tali da indurre allo scetticismo e
all’indifferentismo, erronee, scandalose, offensive verso le scuole cattoliche,
eversive della divina fede, in odore di eresia e contenenti altre dottrine già
condannate dalla Chiesa.
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