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Gregorius PP. XVI
Quae nuncia

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V.

E voi, dilettissimi figli in Cristo, che vi siete tenuti lontani dal compiere una colpa così grande, non perdetevi d’animo per le gravi difficoltà che state sostenendo; tale infatti è la provvidenza di Colui che, generosissimo e sapientissimo, regge tutte le cose e che permette che siano tormentati da molte e diverse avversità coloro che egli abbraccia con speciale predilezione. Guardate il cielo; per coloro che combattono valorosamente, si prepara la corona dell’immortalità: i giorni della lotta per voi saranno brevi, ma godrete alla fine della medesima eterna felicità di cui è beato Dio. Ché anzi, anche in questo itinerario di vita mortale, non sempre i cristiani devono sopportare il dolore, ma i migliori di essi solitamente ricevono più amarezze che consolazioni. Né per questo sarete sempre oppressi da questa acerba tribolazione, ma liberi alla fine da ogni timore e come salvati da una furiosa tempesta, mentre onorerete in pace il Dio vero, rivolgerete a Lui perenne riconoscenza per la tranquillità raggiunta. Ed ora a voi tutti, che vi affidate a Dio onnipotente, impartiamo con amore l’Apostolica Benedizione, auspice di celeste aiuto.

Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, sotto l’anello del Pescatore, il 4 agosto 1839, anno nono del Nostro Pontificato.




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