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| Gregorius PP. XVI In supremo IntraText CT - Lettura del testo |
Non mancarono coloro che, animati da più ardente carità, "si consegnarono spontaneamente alla schiavitù per redimere altri". Il Nostro Predecessore apostolico Clemente I, uomo di santissima memoria, attesta di aver conosciuto molti di costoro. Pertanto, col trascorrere del tempo, essendosi dissipata più ampiamente la caligine delle superstizioni barbariche ed essendosi mitigati i costumi anche dei popoli più selvaggi sotto l’influsso della carità cristiana, si arrivò al punto che da diversi secoli non ci sono più schiavi presso moltissimi popoli cristiani. Ma poi, e lo diciamo con immenso dolore, sono sorti, nello stesso ambiente dei fedeli cristiani, alcuni che, accecati dalla bramosia di uno sporco guadagno, in lontane e inaccessibili regioni ridussero in schiavitù Indiani, Negri e altre miserabili creature, oppure, con un sempre maggiore e organizzato commercio, non esitarono ad alimentare 1’indegna compravendita di coloro che erano stati catturati da altri.