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| Gregorius PP. XVI Afflictas in Tunquino IntraText CT - Lettura del testo |
Ultimamente, con nuovo fulgore di virtù, hanno dato fama alle ricordate regioni della Cocincina e del Tonchino tre soldati di Cristo, i quali furono incatenati nell’anno passato nelle prigioni del Tonchino per testimonianza di fede; il governatore della provincia, non avendo potuto allontanarli dall’amore di Cristo né con alcuna lusinga, né con minacce, né con torture, avendo propinato loro con l’inganno certe pozioni, comandò che costoro, con i sensi completamente alienati, fossero sdraiati sopra l’immagine del santissimo Redentore: in seguito mandò al re una lettera sul fatto che costoro avevano rinnegato la religione cristiana calpestando la croce. In verità i devoti soldati, che nel frattempo erano stati liberati dal carcere con un sussidio in danaro, appena conosciuto il fatto si affrettarono ad andare al pretorio dove, gettando pubblicamente in faccia ai magistrati il denaro che era stato loro consegnato con l’inganno, fecero nuovamente professione della Nostra fede al citato governatore e, garantendo di non essersi mai allontanati dalla sua santità, giurarono parimenti che l’avrebbero fermamente conservata in futuro. Dopo questa così chiara ed evidente contestazione del peccato loro attribuito, due di quei soldati, di nome Nicola ed Agostino, al termine di un lungo viaggio raggiunsero la città regia della Cocincina e, con una memoria scritta, informarono il re in persona di ciò che era accaduto e della loro costanza al servizio di Cristo. In seguito, per ordine nel principe nuovamente sollecitati ad abbandonare la fede, nel mese di giugno dell’anno successivo giunsero felicemente alla palma del martirio e i loro corpi, con la testa tagliata, furono smembrati in quattro parti e gettati nel profondo mare.