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Gregorius PP. XVI
Augustissimam beatissimi

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V.

Confidiamo che tutti, con animo alacre e lieto, con somma cura e operoso sforzo, vorranno assecondare questi Nostri voti in quanto si tratta della gloria dell’Apostolo Paolo il quale, maestro delle nazioni, fulgidissimo lume della legge cristiana, profondo indagatore degli arcani divini e sebbene rivestito di spoglie mortali, felice ospite del cielo, coi suoi sapientissimi, divini scritti e con le sue insigni imprese fece progredire, illuminò, irrigò con il suo sangue e rinsaldò la Chiesa di Cristo. Certo nessuno ignora né può ignorare quante minacce, sofferenze, tribolazioni, fatiche, tormenti, dolori, pericoli per terra e per mare egli con animo invitto sopportò, subì, disprezzò, pur di confutare ovunque le sinagoghe con la predicazione della celeste dottrina, pur di demolire la filosofia pagana, pur di rovesciare dal trono l’idolatria, pur di convertire tutte le genti, i popoli, le nazioni a Gesù Cristo, dopo aver diradato la caligine degli errori e respinto la superstizione pagana; pur di diffondere e di insegnare gli ammaestramenti della legge divina e di condurre sul sentiero della salvezza e sulla via del cielo. Chi dunque, meditando nell’animo questi pensieri e richiamandoli alla memoria, non si recherà al Suo sepolcro, o piuttosto monumento, da decorare secondo le forze di ciascuno? Chi non sarà sospinto dal vivissimo desiderio di nobilitare con le sue risorse la Chiesa di Paolo, una volta che avverta e riconosca di doverlo rispettare e venerare come maestro e come padre? Chi non sarà sollecitato da ardente amore ad abbellire con la propria generosità, con ogni onore e riverenza, quella Basilica in cui tutti, con profonda devozione, venerano "la polvere di quel corpo" (per usare le parole di Crisostomo) "che colmava ciò che a Cristo era venuto a meno; che recava le ben note stimmate; che disseminava ovunque il Suo Verbo; la polvere di quel corpo con il quale accorreva ovunque; la polvere di quel corpo attraverso il quale Cristo parlava e splendeva di una luce più luminosa di ogni fulgore e levava contro i demoni una voce più terribile di qualunque tuono; quel corpo attraverso il quale conoscemmo Paolo e il Signore di Paolo?" .




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