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| Gregorius PP. XVI Ad gravissimas IntraText CT - Lettura del testo |
I Romani Pontefici, per la suprema potestà loro conferita da Dio di pascere e di guidare tutto il gregge del Signore, sempre si preoccuparono in tutti i modi di condannare e di reprimere tali sette, uscite dalle tenebre per recare morte e distruzione. Tu non ignori, Venerabile Fratello, con quanta cura e vigilanza nelle loro lettere pontificie anche recentemente i Nostri Predecessori Clemente XII, Benedetto XIV e Pio VII abbiano condannato e proibito tali società e aggregazioni, e abbiano stabilito le dovute, severissime pene nei confronti di tutti coloro che si iscrivono a queste società, o in qualsiasi modo le favoriscono. Seguendo gl’illustri indirizzi di questi Papi, di nuovo il Nostro Predecessore Leone XII di felice memoria nella sua lettera apostolica del 13 marzo 1825 che inizia con le parole "Quo graviora mala", affinché non si prolungassero ulteriormente nel tempo i perniciosi contagi della peste, e anzi fosse possibile allontanarli ed eliminarli radicalmente, rinnovando e confermando le costituzioni degli stessi Pontefici, decretò che fosse contemporaneamente ratificato e applicato tutto quello che essi, con oculatezza e sapienza, avevano promulgato e stabilito su questa materia.