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21 Marzo 19471
1. San Benedetto da Norcia
fulgido risplende, come astro nelle tenebre della notte, gloria non solo
d'Italia, ma anche di tutta la chiesa. Chi osserva la sua illustre vita e
studia sui documenti della storia l'epoca tenebrosa in cui visse, sentirà senza
dubbio la verità della divina parola con cui Cristo promise agli apostoli e
alla società da lui fondata: "Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla
fine dei secoli" (Mt 27,20). Questa parola e
questa promessa non perdono certamente la loro efficacia in nessuna
epoca, ma riguardano il corso di tutti i secoli che sono guidati dalla
divina Provvidenza. Anzi, quando più furiosamente i nemici si scagliano contro
il nome cristiano, quando la fatidica navicella di Pietro è agitata da più
violente burrasche, quando infine sembra che tutto vada in rovina e non brilli
più alcuna speranza di soccorso umano, allora ecco comparire Cristo, garante,
consolatore, apportatore di forza soprannaturale, il quale suscita perciò i
suoi nuovi atleti a difendere il mondo cattolico, a reintegrarlo, a risvegliare
in esso, con l'ispirazione e il soccorso della grazia
divina, sviluppi sempre più vasti.
2. Nel numero di questi
risplende di vivida luce il nostro santo "Benedetto e di grazia e di
nome",2 il quale, per una speciale disposizione della divina
Provvidenza, emerse dalle tenebre del secolo, quando le condizioni e il
benessere non solo della chiesa, ma della stessa umana civiltà, correvano un grandissimo
rischio. L'impero romano, che aveva toccato un vertice di altissima
gloria e che con la sapiente moderazione ed equità del suo diritto si era così
strettamente legati tanti popoli, razze e nazioni, "da potersi chiamare
con maggiore verità un patronato sul mondo intero piuttosto che una
sovranità",3 ormai, come tutte le cose di questa terra, era
declinato al suo tramonto poiché, indebolito e guasto all'interno, infranto ai
confini esterni dalle invasioni dei barbari che piombavano da settentrione, era
stato schiacciato in occidente sotto la sua immane rovina. In una così fiera
burrasca e in mezzo a disgrazie così gravi, donde rifulse all'umana società
qualche speranza, donde le venne un aiuto e una difesa, con cui potesse salvare
se stessa e qualche reliquia almeno della sua civiltà? Proprio dalla chiesa
cattolica: poiché, mentre le imprese di questo mondo e tutte le istituzioni
terrene, siccome sono solo sostenute dalla prudenza e dalla forza umana, l'una
dopo l'altra col passare degli anni crescono, salgono al culmine della
prosperità e poi per il loro stesso peso declinano,
cadono e svaniscono; al contrario la società che il nostro divin
Redentore ha stabilita ha il dono dal suo Fondatore di una vita soprannaturale
e di una forza indefettibile col cui appoggio e nutrimento essa se ne esce
vincitrice dagli assalti del tempo, degli eventi e degli uomini in modo tale,
da potere far sorgere una età nuova e più felice dalle loro stesse perdite e
rovine, da poter formare ed educare nella dottrina e nello spirito cristiano
una nuova società di cittadini, di popoli e di nazioni.
3. Orbene Ci piace, venerabili
fratelli, accennare brevemente e per sommi capi quale parte abbia avuta san
Benedetto in questa restaurazione e rinnovazione della società, dato che quest'anno sembra ricorrere il XIV secolo da che egli
tramutò questo terreno esilio nella patria celeste, dopo aver compiute
innumerabili imprese alla gloria di Dio e per la salvezza degli uomini.
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