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Pio XII
Fulgens radiatur

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  • II. Bemerenze di S. Benedetto e del suo ordine per la chiesa e la civiltà.
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II. Bemerenze di S. Benedetto e del suo ordine per la chiesa e la civiltà.

1. Dopo che il santo patriarca con pio transito fu volato al cielo, l'ordine monastico che egli aveva fondato non solo non decadde né si sciolse, ma parve che, come era stato dal suo continuo esempio in ogni tempo nutrito, alimentato e formato, così anche ora fosse sorretto e fortificato dal suo celeste patrocinio, sì da prendere di anno in anno sempre maggiori sviluppi.

2. Tutti coloro che studiano e giudicano gli avvenimenti umani con retto giudizio e non guidati da preconcetti, ma sui documenti della storia, devono riconoscere quanto grande sia stata l'efficacia e la forza esercitata dall'ordine benedettino in quella antica età, quanti e quanto grandi benefici siano derivati ai secoli che seguirono. Infatti i monaci benedettini oltre ad essere stati, come dicemmo, quasi gli unici in quell'oscuro periodo di storia, nell'ignoranza estrema degli uomini e nella rovina generale della società, a custodire intatti i codici delle scienze e delle lettere, a trascriverli con ogni diligenza e a commentarli, essi furono ancora dei primi ad esercitare e con ogni mezzo promuovere le arti, le scienze e l'insegnamento. Come la chiesa cattolica specialmente nei primi tre secoli della sua vita fu mirabilmente rafforzata e accresciuta col sangue sacro dei suoi martiri, e come nella medesima e susseguente epoca l'integrità della sua divina dottrina fu conservata pura e intatta contro le lotte e le perfidie degli eretici per la strenua e sapiente opera dei santi padri, così si può sicuramente affermare che l'ordine benedettino e i suoi fiorentissimi monasteri furono suscitati dalla sapienza e ispirazione divina precisamente perché, al crollo dell'impero romano e alle invasioni generali di popoli feroci spinti da furore guerresco, la cristianità potesse non solo riparare le sue perdite, ma anche, con un'operosità continua e instancabile, ricondurre nuovi popoli, mansuefatti dalla verità e dalla carità dell'evangelo, alla concordia fraterna, ad un lavoro redditizio, in una parola, alla virtù, che è regolata dagli insegnamenti del nostro Redentore e alimentata dalla sua grazia. Come invero nei secoli passati le legioni romane marciavano per le vie consolari per assoggettare all'impero di Roma tutte le nazioni, così ora numerose schiere di monaci, le cui armi "non sono carnali, ma potenti in Dio solo" (2Cor 10,4), sono inviate dal sommo pontefice, affinché dilatino felicemente il pacifico regno di Gesù Cristo fino agli estremi confini della terra, non con la spada, non con la forza, non con le stragi, ma con la croce e con l'aratro, con la verità e con l'amore.

3. E dovunque ponevano il loro piede queste inermi schiere, formate di predicatori della dottrina cristiana, di artigiani, di agricoltori e di maestri di scienze umane e divine, ivi stesso le terre boscose e incolte erano solcate dall'aratro; sorgevano le sedi delle arti e delle scienze; gli abitanti dalla loro vita rozza e selvaggia erano educati alla convivenza e alla civiltà sociale, e si faceva brillare davanti a loro l'esempio della dottrina evangelica e la luce della virtù. Innumerevoli apostoli, accesi di soprannaturale carità, percorsero incognite e turbolente regioni d'Europa, le innaffiarono generosamente del loro sudore e del loro sangue, e ai popoli pacificati portarono la luce della cattolica verità e santità. Giustamente si può affermare che, per quanto Roma, adorna già di molte vittorie, avesse esteso la forza del suo dominio per terra e per mare, pure per mezzo di questi apostoli "fu meno quello che conquistò a Roma lo sforzo guerresco, di quello che le abbia assoggettato la pace cristiana".40 Difatti non solo l'Inghilterra, la Francia, l'Olanda, la Frisia, la Danimarca, la Germania, la Scandinavia e l'Ungheria, ma anche non poche nazioni slaviche si vantano dell'apostolato di questi monaci e li annoverano tra le loro glorie e come gli illustri fondatori della loro civiltà. E dal loro ordine quanti vescovi sono usciti, i quali o ressero con sapiente governo diocesi già stabilite o non poche ne fondarono e fecondarono con le loro fatiche! Quanti maestri ed eccellenti dottori innalzarono famosissime cattedre di studi e di arti liberali, e non solo illuminarono le intelligenze di moltissimi, offuscate da errori, ma diedero ovunque forti impulsi alle scienze sacre e profane. Infine quanti santissimi uomini si segnalarono, i quali, aggregati alla famiglia, conquistarono con ogni sforzo la perfezione evangelica e con ogni industria propagarono il regno di Gesù Cristo, con l'esempio delle loro virtù, con la sacra predicazione e con mirabili prodigi che Dio concedeva loro di operare.

4. Molti di questi monaci, come ben sapete, venerabili fratelli, o furono insigniti della dignità episcopale o anche rifulsero della maestà del sommo pontificato. I nomi di questi apostoli, vescovi, santi, sommi pontefici sono scritti a caratteri d'oro negli annali della chiesa e sarebbe lungo qui ricordarli ad uno ad uno; del resto, risplendono di sì vivida luce e hanno sì grande importanza nella storia da essere con ogni facilità conosciuti da tutti.




40 Cf. S. LEO M., Sermo I in natali Ap. Petri et Pauli: PL 54, 423.




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