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1. La guerra, quando nella
recente conflagrazione raggiunse le spiagge della Campania e del Lazio, colpì in
modo compassionevole, come ben sapete, venerabili fratelli, anche la sacra
sommità del Monte Cassino; e per quanto Noi con ogni Nostro potere, pregando,
esortando e supplicando, nulla avessimo tralasciato affinché non si arrecasse
una così enorme ingiuria alla nostra santa religione, alle arti e alla stessa
umana civiltà, pur tuttavia essa ha distrutto e annientato quella preclara sede
di studi e di pietà che, quasi luce vincitrice delle tenebre, era emersa dalle
onde dei secoli. Mentre città, borghi e villaggi tutt'intorno
venivano ridotti a cumuli di rovine, parve che anche
l'Archicenobio Cassinese,
casa madre dell'ordine benedettino, volesse in certo modo partecipare al lutto
dei suoi figli e condividerne le disgrazie. Di esso
quasi null'altro rimane incolume se non il venerabile ipogeo, dove con ogni
devozione sono conservati i resti mortali del santo patriarca.
2. Al presente, ove prima
risplendevano artistici monumenti, vi sono mura pericolanti, macerie e rovine,
che gli sterpi miseramente ricoprono e soltanto una piccola dimora per i monaci
è stata recentemente costruita nelle vicinanze. Ma perché non sarà lecito
sperare che, mentre si commemora il XIV centenario da
che il nostro santo conquistò la felicità celeste, dopo aver cominciato e
condotto a termine impresa così grandiosa, perché - diciamo - non possiamo
sperare che con il concorso di tutti i buoni, e specialmente dei più facoltosi
e più generosi, venga al più presto restituito al suo primitivo splendore questo
antichissimo archicenobio? Un tale atto di generosità
è certamente dovuto verso san Benedetto da parte del
mondo civile, che deve attribuire in gran parte al santo e alla sua operosa
famiglia, se oggi risplende tanta luce di dottrina e possiede antichi documenti
letterari. Confidiamo perciò che l'esito risponda felicemente alla Nostra
speranza e ai Nostri voti; e questa impresa sia non
solamente un dovere di ricostruzione e di riparazione, ma un auspicio pure di
tempi migliori nei quali lo spirito dell'ordine benedettino e i suoi quanto mai
opportuni insegnamenti vengano di giorno in giorno sempre più a rifiorire.
3. Con questa soavissima
speranza, ad ognuno di voi, venerabili fratelli, e al gregge alle cure di ciascuno
affidato, come pure a tutt'intera la famiglia dei
monaci che si gloria di questo grande legislatore, maestro e padre, con tutta
l'effusione dell'animo impartiamo la benedizione apostolica, auspicio delle
celesti grazie e testimonio della Nostra benevolenza.
Roma, presso la Basilica di San Pietro, il 21 marzo, nella festa di san
Benedetto, anno 1947, IX del Nostro pontificato.
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