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| Pio XII Fulgens radiatur IntraText CT - Lettura del testo |
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III. Insegnamento della "Regola benedettina" al mondo contemporaneo.1. Stimiamo pertanto utili che questi pensieri, accennati appena alla sfuggita, siano durante queste commemorazioni secolari, meditati attentamente, e che tornino a brillare nella loro chiarissima luce davanti agli occhi del mondo, affinché tutti più facilmente imparino da essi non solo ad esaltare e lodare questi fasti gloriosi della chiesa, ma anche perché con volontà pronta e generosa si diano a seguire gli esempi e gli ammaestramenti di santità che da essi promanano. 2. Non solamente le antiche età ebbero opportunità di ricevere infiniti vantaggi da questo grande patriarca e dal suo ordine, ma anche il nostro tempo deve imparare da lui molte e importanti lezioni. E primi di tutti - del che tuttavia non abbiamo il minimo dubbio - imparino i membri della sua numerosissima famiglia a seguirne le orme con impegno ogni giorno più intenso e a mettere in pratica nella propria vita la sua dottrina e gli esempi in virtù e in santità. Così sicuramente avverrà che, non solo corrispondano con animo generoso e con fertile operosità a quella voce celeste che, guidati da suprema vocazione, hanno seguìto quando abbracciarono la vita monastica e non solo si assicurino la serena pace della loro coscienza e soprattutto la loro eterna salvezza, ma seguirà pure che potranno impiegare con frutto abbondante le loro fatiche per il vantaggio generale del popolo cristiano e per la propagazione della gloria divina. 3. Inoltre anche tutte le classi della società, se mireranno con sollecita e diligente attenzione alla vita di san Benedetto, ai suoi insegnamenti e ai suoi illustri esempi, si sentiranno certamente mosse dal suo spirito e dal suo impulso soavissimo e potentissimo; e riconosceranno facilmente che anche la nostra epoca, agitata e ansiosa per tante sì gravi rovine materiali e morali, per tanti pericoli e disastri, può da lui attendersi i necessari rimedi. Innanzi tutto, però, ricordino e considerino attentamente che le auguste basi della nostra religione e le norme di vita da essa dettate sono i più saldi e stabili fondamenti dell'umana società: se queste vengono sovvertite o indebolite, ne seguirà quasi necessariamente che tutto ciò che è ordine, pace, tranquillità di popoli e di nazioni vada gradatamente in rovina. Questa verità che la storia dell'ordine benedettino, come vedemmo, dimostra con tanta eloquenza, l'aveva compresa già nell'antichità pagana un sommo ingegno, quando preferiva questo giudizio: "Voi, pontefici ... con maggiore accortezza ... difendete la città con la religione, che non lo sia con le stesse mura".41 E altrove il medesimo autore: "Tolta via (questa santità e religione), ne consegue disordine nella vita ed enorme confusione; e dubito fortemente che, dopo soppresso il rispetto verso gli dèi, non venga pure a scomparire la fedeltà e la convivenza dell'umana società e la più eccelsa di tutte le virtù, la giustizia".42 4. Quindi il primo e principale dovere sia questo: rispettare il sommo Dio; osservare in pubblico e in privato le sue sante leggi: se queste saranno calpestate, non vi sarà più nessun potere al mondo che possegga tali freni con cui sufficientemente trattenere e moderare, secondo il diritto, le travolgenti bramosie dei popoli. La religione infatti è l'unica che abbia in sé le basi sicure della rettitudine e dell'onestà. 5. Il nostro santo patriarca ci fornisce lezioni e stimoli anche in un'altra virtù di cui i nostri tempi sentono tanta necessità: che Dio, cioè, non solo deve essere onorato e adorato, ma anche con ardente carità amato come Padre. E poiché questa carità oggi si è miseramente intiepidita e illanguidita, ne consegue che moltissimi uomini cercano piuttosto i beni della terra che quelli del cielo; e questo con brama così violenta, che non di rado genera tumulti, semina rivalità e odi ferocissimi. Orbene, poiché Dio eterno è l'autore della nostra vita e da lui ci sono elargiti infiniti benefici, è stretto dovere per tutti l'amarlo con ardente carità e soprattutto dirigere e indirizzare a lui noi stessi e le nostre opere. Da questo divino amore deve nascere la fraterna carità verso i prossimi, i quali, di qualsiasi stirpe, nazione o classe siano, dobbiamo stimare tutti come fratelli in Gesù Cristo: cosicché di tutti i popoli e di tutte le classi della società si formi una sola famiglia cristiana, non divisa da un'esagerata ricerca della privata utilità, ma congiunta insieme amichevolmente dal vicendevole scambio di aiuti. Se questi insegnamenti, con i quali un tempo Benedetto illuminò, ristorò, rianimò e ridusse a migliori costumi la decadente e turbolenta società di quelle epoche, oggi pure fossero universalmente applicati e fiorissero, allora anche il nostro secolo potrebbe riparare le sue rovine materiali e morali, e portare le sue profonde piaghe a una pronta e perfetta guarigione. 6. Oltre a questo ancora, venerabili fratelli, il legislatore dell'ordine benedettino ci insegna una verità che oggi molto volentieri si proclama altamente, ma troppo spesso non si pratica rettamente, come sarebbe conveniente e doveroso: che cioè il lavoro umano non è qualche cosa di ignobile, di odioso e molesto, ma che deve essere amato, come cosa dignitosa e gradita. Infatti la vita di lavoro, vissuta sia nel coltivare i campi, sia negli impieghi delle officine, sia anche nelle occupazioni intellettuali, non avvilisce gli animi, ma li nobilita; non li rende schiavi, ma giustamente li rende padroni e plasmatori di quelle sostanze che ci circondano e che faticosamente si maneggiano. Gesù stesso nella sua gioventù, quando ancora stava nascosto tra le mura domestiche, non disdegnò di esercitare il mestiere di falegname nell'officina del suo padre putativo e volle col suo sudore divino consacrare il lavoro umano. Quindi non solo coloro che attendono agli studi delle lettere e delle scienze, ma anche coloro che stanno sudando nei mestieri manuali per potersi guadagnare il loro pane quotidiano, riflettano che esercitano una cosa nobilissima, con cui sono in grado di provvedere al benessere di tutta la società civile. Questo lavoro tuttavia lo esercitino, come ci insegna il santo patriarca Benedetto, con la mente e con il cuore elevati verso il cielo; lo compiano non per forza, ma per amore; e infine anche quando difendono i loro legittimi diritti, lo facciano con maniere giuste e pacifiche, non con l'invidia alla fortuna altrui, non in modo scomposto e turbolento. Ricordino quella divina sentenza: "Mangerai il pane nel sudore della tua fronte" (Gn 3,19); questo comando dev'essere osservato da tutti gli uomini in spirito di obbedienza e di espiazione. 7. Ma soprattutto non si dimentichino di questo: che noi dobbiamo, con uno sforzo sempre più intenso, dalle cose terrene e caduche, siano esse elaborate o scoperte con l'acume dell'ingegno, siano esse plasmate con arte faticosa, sollevarci a quei beni celesti e immortali; conquistati i quali potremo allora solamente godere vera pace, sereno riposo ed eterna felicità. |
41 CIC., De nat. Deor., II, c. 40. 42 CIC., De nat. Deor., I, c. 2. |
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