1. La solennità della
Pentecoste, glorioso natale della Chiesa di Cristo, è all’animo Nostro, diletti
figli dell’universo intero, un dolce e propizio invito fecondo di alto
ammonimento, per indirizzarvi, tra le difficoltà e i contrasti dei tempi
presenti, un messaggio di amore d’incoraggiamento e di conforto. Vi parliamo in
un momento, in cui tutte le energie e forze fisiche e intellettuali di una
porzione sempre crescente dell’umanità stanno, in misura e con ardore non mai
prima conosciuti, tese sotto la ferrea inesorabile legge di guerra: e da altre
parlanti antenne volano accenti pregni di esasperazione
e di acrimonia, di scissione e di lotta.
2. Ma le antenne del Colle
Vaticano, della terra consacrata a centro intemerato della Buona Novella e
della sua benefica diffusione nel mondo dal martirio e dal sepolcro del primo
Pietro, non possono trasmettere se non parole che s’informano e si animano
dello spirito consolatore della predica, di cui alla prima Pentecoste per la
voce di Pietro risonò e si commosse Gerusalemme;
spirito di ardente amore apostolico, spirito che non sente brama più viva e
gioia più santa di quella di tutti condurre, amici e nemici, ai piedi del
Crocifisso del Golgota, al sepolcro del glorificato
Figlio di Dio e Redentore del genere umano, per convincere tutti che solo in
lui, nella verità da lui insegnata, nell’amore di lui, benefacendo
e sanando tutti, dimostrato e vissuto fino a far sacrificio di sé per la vita
del mondo, si può trovare verace salvezza e duratura felicità per gl’individui
e per i popoli.
3. In quest’ora,
gravida di eventi in potere del consiglio divino, che regge la storia delle
nazioni e veglia sulla Chiesa, è per Noi gioia e soddisfazione intima, nel far
sentire a voi, diletti figli, la voce del Padre comune, il chiamarvi quasi ad
una breve e universale adunata cattolica, affinché possiate sperimentalmente
provare nel vincolo della pace la dolcezza del cor unum e dell’anima una, (cf. At 4,32) che cementava, sotto
l’impulso dello Spirito divino, la comunità di Gerusalemme nel dì della
Pentecoste. Quanto più le condizioni, originate dalla guerra, rendono in molti casi difficile un contatto diretto e vivo tra il
Sommo Pastore e il suo gregge, con tanta maggior gratitudine salutiamo il
rapidissimo ponte di unione, che il genio inventivo dell’età nostra lancia in
un baleno attraverso l’etere collegando oltre monti, mari e continenti ogni
angolo della terra. E ciò che per molti è arma di lotta, si trasforma per Noi
in strumento provvidenziale di apostolato operoso e
pacifico, che attua e innalza a un significato nuovo la parola della Scrittura:
"In omnem terram exivit sonus eorum;
et in fines orbis terrae verba
eorum" (Sal 18,5; Rm 10,18). Così pare che si rinnovi il gran miracolo della
Pentecoste, quando le diverse genti dalle regioni di altre
lingue convenute in Gerusalemme ascoltavano nel loro idioma la voce di Pietro e
degli Apostoli. Con sincero compiacimento Ci serviamo oggi di un tal mezzo
meraviglioso, per attirare l’attenzione del mondo cattolico sopra una
ricorrenza, meritevole di essere a caratteri d’oro segnata nei fasti della
Chiesa: sul cinquantesimo anniversario, cioè, della
pubblicazione, avvenuta il 15 maggio 1891, della fondamentale enciclica sociale
Rerum novarum di Leone XIII.
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