4. Mosso dalla convinzione
profonda che alla Chiesa compete non solo il diritto, ma ancora il dovere di
pronunziare una parola autorevole sulle questioni sociali, Leone XIII diresse
al mondo il suo messaggio. Non già che egli intendesse di stabilire norme sul
lato puramente pratico, diremmo quasi tecnico, della costituzione sociale; perché
ben sapeva e gli era evidente - e il nostro predecessore di s. m. Pio XI lo ha
dichiarato or è un decennio nella sua enciclica commemorativa Quadragesimo anno
- che la Chiesa non si attribuisce tale missione. Nell’ambito generale del
lavoro, allo sviluppo sano e responsabile di tutte le energie fisiche e
spirituali degl’individui e alle loro libere
organizzazioni si apre un vastissimo campo di azione multiforme, dove il
pubblico potere interviene con una sua azione integrativa e ordinativa,
prima per mezzo delle corporazioni locali e professionali, e infine per forza
dello Stato stesso, la cui superiore e moderatrice autorità sociale ha
l’importante ufficio di prevenire i perturbamenti di equilibrio economico
sorgenti dalla pluralità e dai contrasti degli egoismi concorrenti, individuali
e collettivi.
5. È invece inoppugnabile
competenza della Chiesa, in quel lato di ordine sociale dove si accosta ed
entra a toccare il campo morale, il giudicare se le basi di un dato ordinamento
sociale siano in accordo con l’ordine immutabile, che Dio creatore e redentore
ha manifestato per mezzo del diritto naturale e della rivelazione: doppia
manifestazione, alla quale si richiama Leone XIII nella sua enciclica. E con
ragione: perché i dettami del diritto naturale e le verità della rivelazione
promanano per diversa via, come due rivi d’acque non contrarie, ma concordi,
dalla medesima fonte divina; e perché la Chiesa, custode dell’ordine
soprannaturale cristiano, in cui convergono natura e
grazia, ha da formare le coscienze, anche le coscienze di coloro, che sono
chiamati a trovare soluzioni per i problemi e i doveri imposti dalla vita
sociale. Dalla forma data alla società, consona o no alle leggi divine, dipende
e s’insinua anche il bene o il male nelle anime, vale a dire, se gli uomini
chiamati tutti ad essere vivificati dalla grazia di Cristo, nelle terrene
contingenze del corso della vita respirino il sano e vivido alito della verità
e della virtù morale o il bacillo morboso e spesso letale dell’errore della
depravazione. Dinnanzi a tale considerazione e previsione come potrebbe esser
lecito alla Chiesa, madre tanto amorosa e sollecita del bene dei suoi figli, di
rimanere indifferente spettatrice dei loro pericoli, tacere o fingere di non
vedere e ponderare condizioni sociali che, volutamente o no, rendono ardua o praticamente impossibile una condotta di vita cristiana,
conformata ai precetti del Sommo Legislatore?
6. Consapevole di tale gravissima
responsabilità Leone XIII, indirizzando la sua enciclica al mondo, additava
alla coscienza cristiana gli errori e i pericoli della concezione di un
socialismo materialista, le fatali conseguenze di un liberalismo economico,
spesso inconscio o dimentico o sprezzante dei doveri sociali; ed esponeva con
magistrale chiarezza e mirabile precisione i principi convenienti e acconci a
migliorare - gradatamente e pacificamente - le condizioni materiali e
spirituali dell’operaio.
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