7. Che se, diletti figli, oggi,
dopo un cinquantennio dalla pubblicazione dell’enciclica, voi Ci domandate fino
a qual segno e misura l’efficacia della sua parola corrispose alle nobili
intenzioni, ai pensieri ricchi di verità, ai benefici indirizzi intesi e
suggeriti dal suo sapiente Autore, sentiamo di dovervi rispondere: proprio per
rendere a Dio onnipotente, dal fondo dell’animo Nostro, umili grazie per il
dono, che, or sono cinquant’anni, largì alla Chiesa
con quell’enciclica del suo vicario in terra, e per
lodarlo del soffio dello Spirito rinnovatore, che per essa, da allora in modo
sempre crescente, effuse sull’umanità intera. Noi, in questa solennità della
Pentecoste, Ci siamo proposti di rivolgervi la Nostra parola.
8. Già il nostro Predecessore
Pio XI esaltò nella prima parte della sua enciclica commemorativa la splendida
messe, cui aveva maturata la Rerum novarum, germe
fecondo, donde si svolse una dottrina sociale cattolica, che offrì ai figli
della Chiesa, sacerdoti e laici, ordinamenti e mezzi per una ricostruzione
sociale, esuberante di frutti; sicché per lei sorsero nel campo cattolico
numerose e varie istituzioni benefiche e fiorenti centri di reciproco soccorso
in favore proprio e d’altrui. Quale prosperità materiale e naturale, quali
frutti spirituali e soprannaturali, non sono provenuti agli operai e alle loro
famiglie dalle unioni cattoliche! Quanto efficace e opportuno al bisogno non si
è dimostrato il contributo dei sindacati e delle associazioni in pro del ceto
agricolo e medio per sollevarne le angustie, assicurarne la difesa e la
giustizia, e in tal modo, mitigando le passioni, preservare da turbamenti la
pace sociale!
9. Né questo fu tutto il
vantaggio. L’enciclica Rerum novarum, accostandosi al
popolo, che abbracciava con stima e amore, penetrò nei cuori e nelle menti
della classe operaia e vi infuse sentimento cristiano
e dignità civile; a segno tale che la potenza dell’attivo suo influsso venne,
con lo scorrere degli anni, così efficacemente esplicandosi e diffondendosi, da
far diventare le sue norme quasi comune patrimonio della famiglia umana. E mentre lo Stato, nel secolo decimonono,
per soverchio esaltamento di libertà, considerava
come suo scopo esclusivo il tutelare la libertà con il diritto, Leone XIII lo
ammonì essere insieme suo dovere l’applicarsi alla provvidenza sociale, curando
il benessere del popolo intero e di tutti i suoi membri, particolarmente dei
deboli e diseredati, con larga politica sociale e con creazione di un diritto
del lavoro. Alla sua voce rispose un’eco potente; ed è sincero debito di
giustizia riconoscere i progressi, che la sollecitudine delle autorità civili
di molte nazioni hanno procurato alla condizione dei lavoratori. Onde ben fu detto che la Rerum novarum
divenne la Magna Charta dell’operosità sociale
cristiana.
10. Intanto trascorreva un mezzo
secolo, che ha lasciato solchi profondi e tristi fermenti nel terreno delle
nazioni e delle società. Le questioni, che i mutamenti e rivolgimenti sociali e
soprattutto economici offrivano a un esame morale dopo
la Rerum novarum sono state con penetrante acutezza
trattate dal Nostro immediato Predecessore nella enciclica Quadragesimo anno.
Il decennio che la seguì non fu meno ricco degli anni anteriori per sorprese
nella vita sociale ed economica, e ha versate le
irrequiete e oscure sue acque nel pelago di una guerra, che può avere
imprevedibili flutti urtanti l’economia e la società.
11. Quali problemi e quali
assunti particolari, forse del tutto nuovi, presenterà alla sollecitudine della
Chiesa la vita sociale dopo il conflitto che mette a fronte tanti popoli, l’ora
presente rende difficile designare e antivedere. Tuttavia, se il futuro ha
radice nel passato, se l’esperienza degli ultimi anni Ci è
maestra per l’avvenire, Noi pensiamo di servirci dell’odierna commemorazione
per dare ulteriori principi direttivi morali sopra tre fondamentali valori
della vita sociale ed economica; e ciò faremo animati dallo stesso spirito di
Leone XIII e svolgendo le sue vedute veramente, più che profetiche, presaghe
dell’insorgente processo sociale dei tempi. Questi tre valori fondamentali, che
s’intrecciano, si saldano e si aiutano a vicenda, sono: l’uso dei beni
materiali, il lavoro, la famiglia.
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