22. Secondo la dottrina della
Rerum novarum, la natura stessa ha intimamente
congiunto la proprietà privata con l’esistenza dell’umana società e con la sua
vera civiltà, e in grado eminente con l’esistenza e con lo sviluppo della
famiglia. Un tal vincolo appare più che apertamente; non deve forse la
proprietà privata assicurare al padre di famiglia la sana libertà, di cui ha
bisogno, per poter adempiere i doveri assegnatigli dal Creatore, concernenti il
benessere fisico, spirituale e religioso della famiglia?
23. Nella famiglia la nazione
trova la radice naturale e feconda della sua grandezza e potenza. Se la
proprietà privata ha da condurre al bene della famiglia, tutte le norme
pubbliche, anzitutto quelle dello Stato che ne regolano
il possesso, devono non solo rendere possibile e conservare tale funzione -
funzione nell’ordine naturale sotto certi rapporti superiore a ogni altra - ma
ancora perfezionarla sempre più. Sarebbe infatti
innaturale un vantato progresso civile, il quale - o per la sovrabbondanza di
carichi o per soverchie ingerenze immediate - rendesse vuota di senso la
proprietà privata, togliendo praticamente alla famiglia e al suo capo la
libertà di perseguire lo scopo da Dio assegnato al perfezionamento della vita
familiare.
24. Fra tutti i beni che possono
esser oggetto di proprietà privata nessuno è più conforme alla natura, secondo
l’insegnamento della Rerum novarum, di quanto è il
terreno, il podere, in cui abita la famiglia, e dai cui frutti trae interamente
o almeno in parte il di che vivere. Ed è nello spirito della
Rerum novarum l’affermare che, di regola, solo
quella stabilità, che si radica in un proprio podere, fa della famiglia la
cellula vitale più perfetta e feconda della società, riunendo splendidamente
con la sua progressiva coesione le generazioni presenti e future. Se oggi il
concetto e la creazione di spazi vitali è al centro
delle mete sociali e politiche, non si dovrebbe forse, avanti ogni cosa,
pensare allo spazio vitale della famiglia e liberarla dai legami di condizione,
che non permettono neppure la formazione dell’idea di un proprio casolare?
25. Il nostro pianeta con tanti
estesi oceani e mari e laghi, con monti e piani coperti di neve e di ghiacci
eterni, con grandi deserti e terre inospite e sterili, non è pur scarso di
regioni e luoghi vitali abbandonati al capriccio vegetativo della natura e ben confacintesi alla coltura della mano dell’uomo, ai suoi
bisogni e alle sue operazioni civili; e più di una volta è inevitabile che
alcune famiglie, di qua o di là emigrando, si cerchino altrove una nuova
patria. Allora, secondo l’insegnamento della Rerum novarum, va rispettato il diritto della famiglia ad uno
spazio vitale. Dove questo accadrà, l’emigrazione raggiungerà il suo scopo
naturale, che spesso convalida l’esperienza, vogliamo dire la distribuzione più
favorevole degli uomini sulla superficie terrestre, acconcia a colonie di agricoltori; superficie che Dio creò e preparò per uso di
tutti. Se le due parti, quella che concede di lasciare il luogo natio e quella
che ammette i nuovi venuti, rimarranno lealmente sollecite di eliminare quanto
potrebbe essere d’impedimento al nascere e allo svolgersi di una verace fiducia
tra il paese di emigrazione e il paese d’immigrazione,
tutti i partecipanti a tale tramutamento di luoghi e di persone ne avranno
vantaggio: le famiglie riceveranno un terreno che sarà per loro terra patria
nel vero senso della parola; le terre di densi abitanti resteranno alleggerite
e i loro popoli si creeranno nuovi amici in territori stranieri; e gli Stati
che accolgono gli emigrati guadagneranno cittadini operosi. Così le nazioni che
danno e gli Stati che ricevono, in pari gara, contribuiranno all’incremento del
benessere umano e al progresso dell’umana cultura.
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