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Pio XII
Radiomessaggio di Pentecoste 1941

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  • VII. I fondamenti dell’ordine nuovo.
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VII. I fondamenti dell’ordine nuovo.

 

26. Sono questi, diletti figli, i principi, le concezioni e le norme, con cui Noi vorremmo cooperare fin da ora alla futura organizzazione di quell’ordine nuovo, che dall’immane fermento della presente lotta il mondo si attende e si augura che nasca, e nella pace e nella giustizia tranquilli i popoli. Che resta a Noi, se non nello spirito di Leone XIII e nell’intento dei suoi nobili ammonimenti e fini, esortarvi a proseguire e promuovere l’opera, che la precedente generazione dei vostri fratelli e delle sorelle vostre hanno con si ardimentoso animo fondata? Non si spenga in mezzo a voi o si faccia fioca la voce insistente dei due pontefici delle encicliche sociali, che altamente addita ai credenti nella rigenerazione soprannaturale dell’umanità il dovere morale di cooperare all’ordinamento della società e, in special modo della vita economica, accendendo all’azione non meno coloro i quali a tale vita partecipano che lo Stato stesso. Non è forse ciò un sacro dovere per ogni cristiano? Non vi sgomentino, diletti figli, le esterne difficoltà, né vi disanimi l’ostacolo del crescente paganesimo della vita pubblica. Non vi traggano in inganno i fabbricatori di errori e di malsane teorie, tristi correnti non d’incremento, ma piuttosto di disfacimento e di corrompimento della vita religiosa; correnti, le quali pretendono che, appartenendo la redenzione all’ordine della grazia soprannaturale ed essendo perciò esclusiva opera di Dio, non abbisogna della nostra cooperazione sulla terra. Oh misera ignoranza dell’opera di Dio! "Dicentes enim se esse, sapientes, stulti facti sunt" (Rm 1,22). Quasi che la prima efficacia della grazia non fosse di corroborare i nostri sforzi sinceri per adempiere ogni di i comandi di Dio, come individui e come membri della società; quasi che da due millenni non viva e perseveri nell’anima della Chiesa il senso della responsabilità collettiva di tutti per tutti, onde furono e sono mossi gli spiriti fino all’eroismo caritativo dei monaci agricoltori, dei liberatori di schiavi, dei sanatori d’infermi, dei portatori di fede, di civiltà e di scienza a tutte le età e a tutti i popoli, per creare condizioni sociali che solo valgono per rendere a tutti possibile e agevole una vita degna dell’uomo e del cristiano. Ma voi, consci e convinti di tale sacra responsabilità, non siate mai in fondo all’anima vostra paghi di quella generale mediocrità pubblica in cui il comune degli uomini non possa, se non con atti eroici di virtù, osservare i divini precetti inviolabili sempre e in ogni caso.




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