26. Sono questi, diletti figli, i
principi, le concezioni e le norme, con cui Noi vorremmo cooperare fin da ora
alla futura organizzazione di quell’ordine nuovo, che
dall’immane fermento della presente lotta il mondo si attende e si augura che
nasca, e nella pace e nella giustizia tranquilli i popoli. Che resta a Noi, se
non nello spirito di Leone XIII e nell’intento dei suoi nobili ammonimenti e
fini, esortarvi a proseguire e promuovere l’opera, che la precedente
generazione dei vostri fratelli e delle sorelle vostre hanno con si ardimentoso animo fondata? Non si spenga in mezzo a voi o
si faccia fioca la voce insistente dei due pontefici delle encicliche sociali,
che altamente addita ai credenti nella rigenerazione soprannaturale
dell’umanità il dovere morale di cooperare all’ordinamento della società e, in
special modo della vita economica, accendendo all’azione non meno coloro i
quali a tale vita partecipano che lo Stato stesso. Non è forse ciò un sacro
dovere per ogni cristiano? Non vi sgomentino, diletti figli, le esterne
difficoltà, né vi disanimi l’ostacolo del crescente
paganesimo della vita pubblica. Non vi traggano in inganno i fabbricatori di errori e di malsane teorie, tristi correnti non
d’incremento, ma piuttosto di disfacimento e di corrompimento
della vita religiosa; correnti, le quali pretendono che, appartenendo la
redenzione all’ordine della grazia soprannaturale ed essendo perciò esclusiva
opera di Dio, non abbisogna della nostra cooperazione sulla terra. Oh misera
ignoranza dell’opera di Dio! "Dicentes
enim se esse, sapientes, stulti facti sunt"
(Rm 1,22). Quasi che la prima efficacia della
grazia non fosse di corroborare i nostri sforzi sinceri per adempiere ogni di i comandi di Dio, come individui e come membri della
società; quasi che da due millenni non viva e perseveri nell’anima della Chiesa
il senso della responsabilità collettiva di tutti per tutti, onde furono e sono
mossi gli spiriti fino all’eroismo caritativo dei monaci agricoltori, dei
liberatori di schiavi, dei sanatori d’infermi, dei portatori di fede, di
civiltà e di scienza a tutte le età e a tutti i popoli, per creare condizioni
sociali che solo valgono per rendere a tutti possibile e agevole una vita degna
dell’uomo e del cristiano. Ma voi, consci e convinti di tale sacra
responsabilità, non siate mai in fondo all’anima vostra paghi di quella
generale mediocrità pubblica in cui il comune degli uomini non possa, se non con atti eroici di virtù, osservare i divini
precetti inviolabili sempre e in ogni caso.
|