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Pio XII
Radiomessaggio di Pentecoste 1941

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  • I. Parole di amore, d’incoraggiamento e di conforto.
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I. Parole di amore, d’incoraggiamento e di conforto.

 

1. La solennità della Pentecoste, glorioso natale della Chiesa di Cristo, è all’animo Nostro, diletti figli dell’universo intero, un dolce e propizio invito fecondo di alto ammonimento, per indirizzarvi, tra le difficoltà e i contrasti dei tempi presenti, un messaggio di amore d’incoraggiamento e di conforto. Vi parliamo in un momento, in cui tutte le energie e forze fisiche e intellettuali di una porzione sempre crescente dell’umanità stanno, in misura e con ardore non mai prima conosciuti, tese sotto la ferrea inesorabile legge di guerra: e da altre parlanti antenne volano accenti pregni di esasperazione e di acrimonia, di scissione e di lotta.

2. Ma le antenne del Colle Vaticano, della terra consacrata a centro intemerato della Buona Novella e della sua benefica diffusione nel mondo dal martirio e dal sepolcro del primo Pietro, non possono trasmettere se non parole che s’informano e si animano dello spirito consolatore della predica, di cui alla prima Pentecoste per la voce di Pietro risonò e si commosse Gerusalemme; spirito di ardente amore apostolico, spirito che non sente brama più viva e gioia più santa di quella di tutti condurre, amici e nemici, ai piedi del Crocifisso del Golgota, al sepolcro del glorificato Figlio di Dio e Redentore del genere umano, per convincere tutti che solo in lui, nella verità da lui insegnata, nell’amore di lui, benefacendo e sanando tutti, dimostrato e vissuto fino a far sacrificio di sé per la vita del mondo, si può trovare verace salvezza e duratura felicità per gl’individui e per i popoli.

3. In quest’ora, gravida di eventi in potere del consiglio divino, che regge la storia delle nazioni e veglia sulla Chiesa, è per Noi gioia e soddisfazione intima, nel far sentire a voi, diletti figli, la voce del Padre comune, il chiamarvi quasi ad una breve e universale adunata cattolica, affinché possiate sperimentalmente provare nel vincolo della pace la dolcezza del cor unum e dell’anima una, (cf. At 4,32) che cementava, sotto l’impulso dello Spirito divino, la comunità di Gerusalemme nel dì della Pentecoste. Quanto più le condizioni, originate dalla guerra, rendono in molti casi difficile un contatto diretto e vivo tra il Sommo Pastore e il suo gregge, con tanta maggior gratitudine salutiamo il rapidissimo ponte di unione, che il genio inventivo dell’età nostra lancia in un baleno attraverso l’etere collegando oltre monti, mari e continenti ogni angolo della terra. E ciò che per molti è arma di lotta, si trasforma per Noi in strumento provvidenziale di apostolato operoso e pacifico, che attua e innalza a un significato nuovo la parola della Scrittura: "In omnem terram exivit sonus eorum; et in fines orbis terrae verba eorum" (Sal 18,5; Rm 10,18). Così pare che si rinnovi il gran miracolo della Pentecoste, quando le diverse genti dalle regioni di altre lingue convenute in Gerusalemme ascoltavano nel loro idioma la voce di Pietro e degli Apostoli. Con sincero compiacimento Ci serviamo oggi di un tal mezzo meraviglioso, per attirare l’attenzione del mondo cattolico sopra una ricorrenza, meritevole di essere a caratteri d’oro segnata nei fasti della Chiesa: sul cinquantesimo anniversario, cioè, della pubblicazione, avvenuta il 15 maggio 1891, della fondamentale enciclica sociale Rerum novarum di Leone XIII.




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