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Pio XII
Radiomessaggio di Pentecoste 1941

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  • II. Diritto della Chiesa di intervenire nelle questioni sociali.
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II. Diritto della Chiesa di intervenire nelle questioni sociali.

 

4. Mosso dalla convinzione profonda che alla Chiesa compete non solo il diritto, ma ancora il dovere di pronunziare una parola autorevole sulle questioni sociali, Leone XIII diresse al mondo il suo messaggio. Non già che egli intendesse di stabilire norme sul lato puramente pratico, diremmo quasi tecnico, della costituzione sociale; perché ben sapeva e gli era evidente - e il nostro predecessore di s. m. Pio XI lo ha dichiarato or è un decennio nella sua enciclica commemorativa Quadragesimo anno - che la Chiesa non si attribuisce tale missione. Nell’ambito generale del lavoro, allo sviluppo sano e responsabile di tutte le energie fisiche e spirituali degl’individui e alle loro libere organizzazioni si apre un vastissimo campo di azione multiforme, dove il pubblico potere interviene con una sua azione integrativa e ordinativa, prima per mezzo delle corporazioni locali e professionali, e infine per forza dello Stato stesso, la cui superiore e moderatrice autorità sociale ha l’importante ufficio di prevenire i perturbamenti di equilibrio economico sorgenti dalla pluralità e dai contrasti degli egoismi concorrenti, individuali e collettivi.

5. È invece inoppugnabile competenza della Chiesa, in quel lato di ordine sociale dove si accosta ed entra a toccare il campo morale, il giudicare se le basi di un dato ordinamento sociale siano in accordo con l’ordine immutabile, che Dio creatore e redentore ha manifestato per mezzo del diritto naturale e della rivelazione: doppia manifestazione, alla quale si richiama Leone XIII nella sua enciclica. E con ragione: perché i dettami del diritto naturale e le verità della rivelazione promanano per diversa via, come due rivi d’acque non contrarie, ma concordi, dalla medesima fonte divina; e perché la Chiesa, custode dell’ordine soprannaturale cristiano, in cui convergono natura e grazia, ha da formare le coscienze, anche le coscienze di coloro, che sono chiamati a trovare soluzioni per i problemi e i doveri imposti dalla vita sociale. Dalla forma data alla società, consona o no alle leggi divine, dipende e s’insinua anche il bene o il male nelle anime, vale a dire, se gli uomini chiamati tutti ad essere vivificati dalla grazia di Cristo, nelle terrene contingenze del corso della vita respirino il sano e vivido alito della verità e della virtù morale o il bacillo morboso e spesso letale dell’errore della depravazione. Dinnanzi a tale considerazione e previsione come potrebbe esser lecito alla Chiesa, madre tanto amorosa e sollecita del bene dei suoi figli, di rimanere indifferente spettatrice dei loro pericoli, tacere o fingere di non vedere e ponderare condizioni sociali che, volutamente o no, rendono ardua o praticamente impossibile una condotta di vita cristiana, conformata ai precetti del Sommo Legislatore?

6. Consapevole di tale gravissima responsabilità Leone XIII, indirizzando la sua enciclica al mondo, additava alla coscienza cristiana gli errori e i pericoli della concezione di un socialismo materialista, le fatali conseguenze di un liberalismo economico, spesso inconscio o dimentico o sprezzante dei doveri sociali; ed esponeva con magistrale chiarezza e mirabile precisione i principi convenienti e acconci a migliorare - gradatamente e pacificamente - le condizioni materiali e spirituali dell’operaio.




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