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Pio XII
Radiomessaggio di Pentecoste 1941

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  • VI. La famiglia.
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VI. La famiglia.

 

22. Secondo la dottrina della Rerum novarum, la natura stessa ha intimamente congiunto la proprietà privata con l’esistenza dell’umana società e con la sua vera civiltà, e in grado eminente con l’esistenza e con lo sviluppo della famiglia. Un tal vincolo appare più che apertamente; non deve forse la proprietà privata assicurare al padre di famiglia la sana libertà, di cui ha bisogno, per poter adempiere i doveri assegnatigli dal Creatore, concernenti il benessere fisico, spirituale e religioso della famiglia?

23. Nella famiglia la nazione trova la radice naturale e feconda della sua grandezza e potenza. Se la proprietà privata ha da condurre al bene della famiglia, tutte le norme pubbliche, anzitutto quelle dello Stato che ne regolano il possesso, devono non solo rendere possibile e conservare tale funzione - funzione nell’ordine naturale sotto certi rapporti superiore a ogni altra - ma ancora perfezionarla sempre più. Sarebbe infatti innaturale un vantato progresso civile, il quale - o per la sovrabbondanza di carichi o per soverchie ingerenze immediate - rendesse vuota di senso la proprietà privata, togliendo praticamente alla famiglia e al suo capo la libertà di perseguire lo scopo da Dio assegnato al perfezionamento della vita familiare.

24. Fra tutti i beni che possono esser oggetto di proprietà privata nessuno è più conforme alla natura, secondo l’insegnamento della Rerum novarum, di quanto è il terreno, il podere, in cui abita la famiglia, e dai cui frutti trae interamente o almeno in parte il di che vivere. Ed è nello spirito della Rerum novarum l’affermare che, di regola, solo quella stabilità, che si radica in un proprio podere, fa della famiglia la cellula vitale più perfetta e feconda della società, riunendo splendidamente con la sua progressiva coesione le generazioni presenti e future. Se oggi il concetto e la creazione di spazi vitali è al centro delle mete sociali e politiche, non si dovrebbe forse, avanti ogni cosa, pensare allo spazio vitale della famiglia e liberarla dai legami di condizione, che non permettono neppure la formazione dell’idea di un proprio casolare?

25. Il nostro pianeta con tanti estesi oceani e mari e laghi, con monti e piani coperti di neve e di ghiacci eterni, con grandi deserti e terre inospite e sterili, non è pur scarso di regioni e luoghi vitali abbandonati al capriccio vegetativo della natura e ben confacintesi alla coltura della mano dell’uomo, ai suoi bisogni e alle sue operazioni civili; e più di una volta è inevitabile che alcune famiglie, di qua o di là emigrando, si cerchino altrove una nuova patria. Allora, secondo l’insegnamento della Rerum novarum, va rispettato il diritto della famiglia ad uno spazio vitale. Dove questo accadrà, l’emigrazione raggiungerà il suo scopo naturale, che spesso convalida l’esperienza, vogliamo dire la distribuzione più favorevole degli uomini sulla superficie terrestre, acconcia a colonie di agricoltori; superficie che Dio creò e preparò per uso di tutti. Se le due parti, quella che concede di lasciare il luogo natio e quella che ammette i nuovi venuti, rimarranno lealmente sollecite di eliminare quanto potrebbe essere d’impedimento al nascere e allo svolgersi di una verace fiducia tra il paese di emigrazione e il paese d’immigrazione, tutti i partecipanti a tale tramutamento di luoghi e di persone ne avranno vantaggio: le famiglie riceveranno un terreno che sarà per loro terra patria nel vero senso della parola; le terre di densi abitanti resteranno alleggerite e i loro popoli si creeranno nuovi amici in territori stranieri; e gli Stati che accolgono gli emigrati guadagneranno cittadini operosi. Così le nazioni che danno e gli Stati che ricevono, in pari gara, contribuiranno all’incremento del benessere umano e al progresso dell’umana cultura.




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