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conto del
fatto che la necessità di antecedenza tocca non l’ontità del modo di essere che
è prima ma solo la sua possibilità a divenire la ragione del successivo, e con
ciò si è misconosciuto che quando la possibilità dell’antecedente a farsi
ragione del successivo si pone come effettualità non vi è più successione, ma
simultaneità, nel qual misconoscimento è da vedersi un residuo della precedente
definizione meramente qualitativa del rapporto di causa -, il medesimo rapporto
tradotto in termini di pensiero assume la forma della necessità per questo di
pensare l’antecedente per avere il diritto di pensare il successivo e di
cercare nella rappresentazione dell’antecedente il diritto della
rappresentazione del successivo ad essere pensata: la rappresentazione che ci
facciamo del rapporto di ragione in sé come della problematicità della
necessità della successione di B ad A e la più esatta rappresentazione che di
tale rapporto dovremmo farci, come della necessità della simultaneità
nell’essere di A e di B, di cui però A è antecedente nel tempo ma in uno stato di esistenza e di
dispersione e di assenza della sintesi che farà di A il necessario simultaneo
di B, trovano il loro simmetrico entro l’area del pensato per intelligibili
nella rappresentazione dell’intelligibile A che deve essere pensato e
conosciuto nella sua sintesi onde sia pensato e conosciuto nei suoi diritti ad
essere pensato l’intelligibile B. Si assumano dunque due concetti A e B che
siano l’uno, A, principio dell’altro, B, nel senso che la pretesa di questo ad
essere legittimamente pensato trovi conferma e convalida nel primo e
s’identifichi con un diritto pel porsi del primo: è lecito rilevare che questa
relazione di principio a conseguenza non è uniforme; fra i vari modi in cui
essa può porsi notiamo: a) che il concetto-conseguenza è una denotazione del
concetto-principio, che il pensiero ricava il diritto a pensare il
concetto-conseguenza dall’esistenza razionale e dalla necessità e legittimità
di rappresentarsi il concetto-principio in quanto la rappresentazione necessaria
e legittima di questo coinvolge la rappresentazione dell’altro ed estenda ad
esso la propria necessità e legittimità, che il duplice atto di pensiero pel
quale si danno le rappresentazioni disgiunte e distinte per eterogeneità è esso
stesso un modo fittizio perché dalla sua duplicità il pensiero legittimamente
trascorre quando e come vuole all’unicità di una rappresentazione in cui il
concetto-conseguenza è pensato come ricco di una simultaneità rappresentativa
col concetto-principio in quanto la duplicità è di fatto una ripetizione
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o
duplicazione; b) che questo modo particolare della connessione
principio-conseguenza assume due aspetti a seconda che la duplicazione della
rappresentazione si dia una sola volta oppure si ripeta tante volte quante
volte il pensiero è costretto a ritrovare uno dei due concetti entro la
rappresentazione di altri concetti, che il rapporto principio-conseguenza per
duplicazione o unica o molteplice non è necessariamente uniforme e
unidirezionale come quello di cui il pensiero dialettico, ricercante le ragioni
dei propri modi esclusivamente entro le rappresentazioni con cui discorre, ha
il diritto di affermare strutturato secondo un discorso che dalla posizione
dell’un concetto muove alla posizione dell’altro o degli altri e viceversa, che
cioè entro la sfera del razionale in tutta la sua purezza non si danno
rappresentazioni preesistenti e preordinate capaci di determinare la priorità
dell’una cognizione rispetto all’altra o alle altre ed atte a fissare per il
pensiero un ordine tale di necessità per cui esso debba anteporre l’esistenza,
in quanto pensati, dell’un concetto o di questi concetti all’esistenza, in
quanto pensati, rispettivamente di quei concetti o dell’altro concetto, che
neppure la relazione quantitativa di parte a tutto che connette i due gruppi di
rappresentazioni intelligibili è indice sufficiente del loro ordine nella
sequenza di principio-conseguenza, che soltanto il ricorso ad altre
rappresentazioni può essere principio di un ordine determinato nella sequenza
senza tuttavia nessuna certezza e validità assolute in quanto le stesse
rappresentazioni che si assumono a principio di questo ordine di sequenza sono
valide a garantire la legittimità della sequenza opposta -siano dati i concetti
A B C D, tali che B sia denotazione di A C D e che A C D siano totalità
intelligibili della cui comprensione una nota sia B; se l’attenzione cognitiva
si concentra sulla connessione A-B come su ciò la cui rappresentazione patisce
duplicazione e pel medio di questa consente all’un concetto di farsi principio
dell’altro, la sequenza da principio a conseguenza è indifferentemente da A a B
in quanto nessuna rappresentazione intelligibile preordinata è data, entro la
zona del razionale puro che sia in connessione tale con A o con B da
determinare unidirezionalmente la sequenza A-B o la sequenza B-A, e le uniche
rappresentazioni che da un lato sono in connessione con A, ossia o C D,
intelligibili cogeneri, o F G..N’, denotazioni di A cogeneri di B, o M’....N’’,
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intelligibili
denotati da A, o L M...N’’’, intelligibili formali denotanti A, e dall’altro
sono in connessione con B, ossia O P...N1, denotanti di B, o Q R...N2,
intelligibili formali denotanti B, in nulla riescono a convalidare la sequenza
A-B in opposizione all’altra B-A o la sequenza B-A in opposizione all’altra
A-B; nella sfera circonclusa e isolata degli intelligibili attraverso cui pone
la propria dialettica, il pensiero della simultaneità e unicità dell’atto con
cui è capace di rappresentarsi A e B muove per porre l’esistenza necessaria, in
quanto pensato, di A alla necessità e legittimità di rappresentarsi B o per
darsi la necessità di rappresentarsi B una volta che sia dato il pensamento di
A, sul fondamento dell’unico intelligibile legittimante o A-B o B-A, ossia che
A è erigibile a principio di B in quanto la rappresentazione di A comprende
quella di B o che B è erigibile a principio di A in quanto la rappresentazione
di B coinvolge quella di A, sicché le sequenze A-B o B-A null’altro sono se non
rispettivamente o la ripetizione di B, rappresentato isolatamente e
rappresentato con A, o la ripetizione di A, rappresentato isolatamente e
insieme con A; l’unico intelligibile cui il pensiero abbia il diritto di
rifarsi per decidere della legittimità di A- B con esclusione di B-A o della
legittimità di B-A con esclusione di A-B è la nozione di autosussistenza per la
ragione, ossia di esistenza di un pensato in quanto pensato o per sé o per un
altro che non s’identifichi con nessuno dei due intelligibili assunti alla luce
dell’attenzione, altro che direttamente o indirettamente coincida con un
esistente per sé; se allora fosse dato determinare univocamente la denotazione
formale o di A o di B da parte dell’intelligibile dell’autosussistenza, sarebbe
lecita a) la sequenza A autosussistente C ((??<??))A-B o b) la sequenza B
autosussistente C ((??<??)) B-A, essendo indifferente per la legittimità di
a) o di b) il rapporto di parte a tutto in cui A si pone nei confronti di B se
è legittimo b) o B si pone nei confronti di A se è legittimo a), giacché
tutt’al più si tratterebbe di rappresentarsi una certa struttura di A nel caso
di validità di b) o una certa struttura di B nel caso di validità di a); ma
nessuna rappresentazione è data che, scaturendo necessariamente dai giochi
dialettici in cui l’intero complesso degli intelligibili entra, decida della
denotazione ad opera della nota di autosussistenza del concetto A o del
concetto B, e quindi formalmente è data l’equipollenza di a) rispetto a b) e di
A-B rispetto a B-A;
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quando poi
l’attenzione cognitiva si porti su A -B C D, la simultaneità e unicità della
rappresentazione per cui un unico atto di pensiero coinvolge la cognizione di B
C D con quella di A, o di A C D con quella di B, o di A B D con quella di, o di
A B C con quella di D sono ragioni sufficienti per le quali la nozione di B ha
diritto di farsi principio delle rappresentazioni A C D e insieme le
rappresentazioni di A C D di diritto si pongono a principio di B -; se allora
il puro e semplice darsi di una rappresentazione può assumersi a principio e
ragione del darsi di una rappresentazione eterogenea alla condizione però che
il pensiero, chiuso nella dialettica della nozione che ha posto a principio e
della nozione o gruppo di nozioni che ha fatto dipendere dalla prima come
conseguenza, trovi legittimo capovolgere
il rapporto, non pare che la mera presenza di una rappresentazione possa
essere assunta come principio della presenza di un noto eterogeneo quando il
concetto di principio venga formalmente assunto nel significato non di ragione
cognitiva, cioè di giustificazione necessaria e sufficiente per il pensiero di
rappresentarsi l’eterogeneo conseguente, ma di rappresentazione simmetrica di
un ontico causatore di quell’effetto ontico che entro il pensato trova a
simmetrico la rappresentazione conseguente; a parte il fatto che un rapporto di
principio a conseguenza che sia in simmetria con una relazione di causa ad
effetto non deve essere reversibile se non relativamente alla conversione formale
per cui un rapporto principio-conseguenza s’identifica con il rapporto
conseguenza-principio e in cui al mutamento dell’ordine non s’ accompagna un
mutamento delle funzioni formali dei rapportati, c’è nella rappresentazione del
rapporto principio -conseguenza che sia pensato simmetrico dell’ontico nesso
causa-effetto una nota peculiare che non si ritrova nella rappresentazione di
quel rapporto principio-conseguenza quando sia assunto a genere del nesso determinato secondo cui si strutturano i
concetti in un giudizio categorico e in un giudizio disgiuntivo: un rapporto
principio-conseguenza è nesso tra due concetti che sian rappresentazione
rispettivamente di un ontico che sia causa di un ontico eterogeneo suo effetto,
quando nel rapporto nessun altro concetto è atto a sostituirsi a una delle due
nozioni relazionate, quando cioè posti uno dei due intelligibili,
indifferentemente l’intelligibile-principio e l’intelligibile conseguenza, e il
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