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1. "II
Mediatore tra Dio e gli uomini" (I Tim. 2, 5), il grande Pontefice che
penetrò i cieli, Gesù Figlio di Dio (Heb. 4, 14), assumendosi l'opera di
misericordia con la quale arricchì il genere umano di benefici soprannaturali,
mirò senza dubbio a ristabilire tra gli uomini e il loro Creatore quell'ordine
che il peccato aveva turbato ed a ricondurre al Padre Celeste, primo principio
ed ultimo fine, la misera stirpe di Adamo infetta dal peccato d'origine. E
perciò, durante la sua dimora terrena, non solo annunziò l'inizio della
redenzione e dichiarò inaugurato il Regno di Dio, ma attese a procurare la
salute delle anime con il continuo esercizio della preghiera e del sacrificio,
finché, sulla Croce, si offri vittima immacolata a Dio per mondare la nostra
coscienza dalle opere morte onde servire al Dio vivo (Heb. 9, 14). Cosi tutti
gli uomini, felicemente richiamati dalla via che li trascinava alla rovina e
alla perdizione, furono ordinati di nuovo a Dio, affinché, con la personale
collaborazione al conseguimento della propria santificazione, frutto del sangue
immacolato dell'Agnello, dessero a Dio la gloria che Gli è dovuta.
2. Il
Divino Redentore volle, poi, che la vita sacerdotale da Lui iniziata nel suo
corpo mortale con le sue preghiere ed il suo sacrificio, non cessasse nel corso
dei secoli nel suo Corpo Mistico che è la Chiesa; e perciò istituì un
sacerdozio visibile per offrire dovunque la oblazione monda (Matth, 1, 11),
affinché tutti gli uomini, dall'Oriente all'Occidente, liberati dal peccato,
per dovere di coscienza servissero spontaneamente e volentieri a Dio.
3. La
Chiesa dunque, fedele al mandato ricevuto dal Suo Fondatore, continua l'ufficio
sacerdotale di Gesù Cristo soprattutto con la Sacra Liturgia. Ciò fa in primo
luogo all'altare, dove il sacrificio della Croce è perpetuamente rappresentato
(Conc. Trid., Sess. 22, c. 1) e, con la sola differenza del modo di offrire,
rinnovato (Conc. Trid., Sess. 22, c. 2); poi con i Sacramenti, che sono
particolari strumenti per mezzo dei quali gli uomini partecipano alla vita
soprannaturale; in fine col quotidiano tributo di lodi offerto a Dio Ottimo
Massimo. "Quale giocondo spettacolo - così il Nostro Predecessore di
felice memoria Pio XI - offre al Cielo e alla terra la Chiesa che prega,
quando, continuamente, durante tutti i giorni e tutte le notti, vengono in
terra cantati i Salmi scritti per divina ispirazione: nessuna ora del giorno è
priva della consacrazione di una propria liturgia; ogni età della vita ha il
suo posto nel rendimento di grazie, nelle lodi, nelle preci, nelle aspirazioni
di questa comune preghiera del mistico Corpo di Cristo, che è la Chiesa"
(Enc. Caritate Christi, 3.V.1932).
4.
Certamente vi è noto, Venerabili Fratelli, che, verso la fine del secolo scorso
ed agli inizi del presente, si ebbe un singolare fervore di studi liturgici,
sia per lodevole iniziativa di alcuni privati, sia soprattutto per la zelante
ed assidua diligenza di vari monasteri dell'inclito Ordine Benedettino;
cosicché non soltanto in molte regioni di Europa, ma anche nelle terre al di là
dell'Oceano, si sviluppò a questo proposito una encomiabile ed utile gara, le
cui benefiche conseguenze furono visibili sia nel campo delle sacre discipline,
dove i riti liturgici della Chiesa Orientale ed Occidentale furono più
ampiamente e profondamente studiati e conosciuti, sia nella vita spirituale e
privata di molti cristiani. Le auguste cerimonie del Sacrificio dell'altare
furono meglio conosciute, comprese e stimate; la partecipazione ai Sacramenti
più larga e frequente, le preghiere liturgiche più soavemente gustate, e il
culto eucaristico considerato come veramente è il centro e la fonte della vera
pietà cristiana. Fu, inoltre, messo più chiaramente in evidenza il fatto che
tutti i fedeli costituiscono un solo, compattissimo corpo, di cui Cristo è il
capo, dal che ne viene il dovere per il popolo cristiano di partecipare secondo
la propria condizione ai riti liturgici. Voi, senza dubbio, sapete benissimo
che questa Sede Apostolica ha sempre avuto premura che il popolo ad essa
affidato fosse educato ad un vero ed operoso senso liturgico, e che, con non
minore zelo, si è preoccupata che i sacri riti splendessero anche all'esterno
di una confacente dignità. Nello stesso ordine di idee, Noi, parlando, secondo
la consuetudine, ai predicatori quaresimali di questa nostra alma Città nel
341, li abbiamo calorosamente esortati ad ammonire i loro ascoltatori perché
partecipassero con sempre maggiore impegno al Sacrificio Eucaristico; e
recentemente abbiamo fatto tradurre di nuovo in latino dal testo originale il
libro dei Salmi perché le preghiere liturgiche, di cui esso è cosi grande parte
nella Chiesa Cattolica, fossero più esattamente intese e la loro verità e
soavità più agevolmente percepite (Motu proprio In cotidianis precibus,
24.III.1945).
5.
Tuttavia, mentre, per i salutari frutti che ne derivano, l'apostolato liturgico
Ci è di non poco conforto, il Nostro dovere Ci impone di seguire con attenzione
questo "rinnovamento", nella maniera nella quale è da alcuni
concepito, e di curare diligentemente che le iniziative non diventino né
eccessive né difettose.
6. Ora,
se da una parte constatiamo con dolore che in alcune regioni il senso, la
conoscenza, e lo studio della Liturgia sono talvolta scarsi o quasi nulli,
dall'alto notiamo con molta apprensione che alcuni sono troppo avidi di novità
e si allontanano dalla via della sana dottrina e della prudenza. Giacché
all'intenzione e al desiderio di un rinnovamento liturgico, essi frappongono
spesso principi che, o in teoria o in pratica, compromettono questa santissima
causa, e spesso anche la contaminano di errori che toccano la fede cattolica e
la dottrina ascetica. La purezza della fede e della morale deve essere la norma
caratteristica di questa sacra disciplina, che deve assolutamente conformarsi
al sapientissimo insegnamento della Chiesa. e dunque Nostro dovere lodare e
approvare tutto ciò che è ben fatto, contenere o riprovare tutto ciò che devia
dal vero e giusto cammino.
7. Non
credano, però, gl'inerti e i tiepidi di avere il Nastro consenso perché
riprendiamo gli erranti e poniamo freno agli audaci; né gli imprudenti si
ritengano lodati quando correggiamo i negligenti ed i pigri. Quantunque in
questa Nostra Lettera Enciclica trattiamo soprattutto della Liturgia latina,
ciò non è dovuto a minore stima delle venerande Liturgie della Chiesa
Orientale, i cui riti, trasmessi da nobili e antichi documenti, Ci sono
egualmente carissimi; ma dipende piuttosto dalle condizioni particolari della
Chiesa Occidentale, che sono tali da richiedere l'intervento della Nostra
autorità. Ascoltino, perciò, tutti i cristiani, con docilità, la voce del Padre
comune, il quale desidera ardentemente che tutti. a Lui intimamente uniti, si
accostino all'altare di Dio, professando la stessa fede, obbedendo alla stessa
legge, partecipando allo stesso sacrificio con un solo intendimento e una sola
volontà. Lo richiede l'onore a Dio dovuto; lo esigono i bisogni dei tempi presenti.
Infatti, dopo che una lunga e crudele guerra ha diviso i popoli con le rivalità
e le stragi, gli uomini di buona volontà si sforzano nel miglior modo possibile
di ricondurre tutti alla concordia. Crediamo tuttavia che nessun disegno e
nessuna iniziativa sia, in questo caso, più efficace di un fervido spirito e
zelo religioso, da cui è necessario siano animati e guidati i cristiani, in
modo che, accettando con animo schietto le stesse verità e obbedendo docilmente
ai legittimi Pastori, nell'esercizio del culto a Dio dovuto, costituiscano una
fraterna comunità: "benché molti, siamo un sol corpo, partecipando tutti
di quell'unico pane" (I Cor. 10, 17).
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