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1. Il dovere
fondamentale dell'uomo è certamente quello di orientare verso Dio se stesso e
la propria vita. "A Lui, difatti, dobbiamo principalmente unirci, e
indefettibile principio, al quale deve anche costantemente rivolgersi la nostra
scelta come ad ultimo fine, che perdiamo peccando anche per negligenza e che
dobbiamo riconquistare per la fede credendo in Lui " (San Tommaso, Summa
Theol., 2.a 2.æ, q. 81, a. 1). Ora, l'uomo si volge ordinatamente a Dio quando
ne riconosce la suprema maestà e il supremo magistero, quando accetta con
sottomissione le verità divinamente rivelate, quando ne osserva religiosamente
le leggi, quando fa convergere verso di Lui tutta la sua attività, quando per
dirla in breve presta, mediante le virtù della religione, il debito culto all'unico
e vero Dio.
2.
Questo è un dovere che obbliga prima di tutto gli uomini singolarmente, ma è
anche un dovere collettivo di tutta la comunità umana ordinata con reciproci
vincoli sociali, perché anch'essa dipende dalla somma autorità di Dio. Si noti,
poi, che questo è un particolare dovere degli uomini, in quanto Dio li ha
elevati all'ordine soprannaturale. Cosi se consideriamo Dio come autore
dell'antica Legge, lo vediamo proclamare anche precetti rituali e determinare
accuratamente le norme che il popolo deve osservare nel rendergli il legittimo
culto. Stabilì, quindi, vari sacrifici e designò varie cerimonie con le quali
dovevano compiersi; e determinò chiaramente ciò che si riferiva all'Arca
dell'Alleanza, al Tempio ed ai giorni festivi; designò la tribù sacerdotale e
il sommo sacerdote, indicò e descrisse le vesti da usarsi dai sacri ministri e
quanto altro mai aveva relazione col culto divino (cfr. Levitico). Questo
culto, del resto, non era altro che l'ombra (Heb. 10, 1) di quello che il Sommo
Sacerdote del Nuovo Testamento avrebbe reso al Padre Celeste.
3.
Difatti, appena "il Verbo si è fatto carne" (Joh. 1, 14), si
manifesta al mondo nel suo ufficio sacerdotale facendo all'Eterno Padre un atto
di sottomissione che durerà per tutto il tempo della sua vita: "entrando
nel mondo dice:...Ecco, io vengo... per fare, o Dio, la tua volontà... "
(Heb. 10, 5-7), un atto che sarà portato a compimento in modo mirabile nel sacrificio
cruento della Croce: " In virtù di questa volontà noi siamo stati
santificati per mezzo dell’oblazione del Corpo di Gesù Cristo fatta una volta
sola per sempre" (Heb. 10, 10). Tutta la sua attività tra gli uomini non
ha altro scopo. Fanciullo, è presentato nel Tempio al Signore; adolescente vi
ritorna ancora; in seguito vi si reca spesso per istruire il popolo e per
pregare. Prima d'iniziare il ministero pubblico digiuna durante quaranta
giorni, e con il suo consiglio ed il suo esempio esorta tutti a pregare sia di
giorno che di notte. Come maestro di verità, "illumina ogni uomo"
(Joh. 1, 9) perché i mortali riconoscano convenientemente il Dio immortale, e
non " si sottraggano per perdersi, ma siano fedeli per la salvezza
dell'anima" (Heb. 10, 39). Come Pastore, poi, Egli governa il suo gregge,
lo conduce ai pascoli di vita, e dà una legge da osservare perché nessuno si
discosti da Lui e dalla retta via che Egli ha tracciata, ma tutti vivano
santamente sotto il suo influsso e la sua azione. Nell'ultima Cena, con rito e
apparato solenne, celebra la nuova Pasqua e provvede alla continuazione di essa
mediante l'istituzione divina dell'Eucaristia; l'indomani, sollevato tra cielo
e terra, offre il salutare sacrificio della sua vita, e dal suo petto
squarciato fa in certo modo sgorgare i Sacramenti che impartiscono alle anime i
tesori della Redenzione. Facendo questo, Egli ha per unico scopo la gloria del
Padre e la sempre maggiore santificazione dell'uomo.
4.
Entrando, poi, nella sede della beatitudine celeste, vuole che il culto da Lui
istituito e prestato durante la sua vita terrena continui ininterrottamente.
Giacché Egli non lasciò orfano il genere umano, ma come lo assiste sempre col
suo continuo e valido patrocinio facendosi nostro avvocato in cielo presso il
Padre (I Joh. 2, 1), cosi l'aiuta mediante la sua Chiesa, nella quale e
indefettibilmente presente nel corso dei secoli. Chiesa che Egli ha costituito
colonna di verità (I Tim. 3, 15) e dispensatrice di grazia, e che col sacrificio
della Croce fondò, consacrò e confermò, in eterno.
5. La
Chiesa, dunque, ha in comune col Verbo incarnato lo scopo, l'impegno e la
funzione d'insegnare a tutti la verità, reggere e governare gli uomini, offrire
a Dio il sacrificio accettabile e grato, e cosi ristabilire tra il Creatore e
le creature quell'unione ed armonia che 1'Apostolo delle genti chiaramente
indica con queste parole: "Voi non siete più stranieri e ospiti, ma siete
concittadini dei Santi e della famiglia di Dio, sovraedificati sul fondamento
degli Apostoli e dei Profeti, con lo stesso Gesù Cristo come pietra angolare,
su cui tutto l'edificio insieme connesso s'innalza in tempio santo nel Signore,
e sopra di lui anche voi siete insieme edificati in dimora di Dio nello
Spirito" (Eph. 2, 19-22) Perciò la società fondata dal Divino Redentore
non ha altro fine, sia con la sua dottrina e il suo governo, sia col Sacrificio
ed i Sacramenti da Lui istituiti, sia infine col ministero da Lui affidatole,
con le sue preghiere e il suo sangue, che crescere e dilatarsi sempre più: il
che avviene quando Cristo è edificato e dilatato nelle anime dei mortali, e
quando, vicendevolmente, le anime dei mortali sono edificate e dilatate a
Cristo; di maniera che in questo esilio terreno prosperi il tempio nel quale la
Divina Maestà riceve il culto grato e legittimo. In ogni azione liturgica,
quindi, insieme con la Chiesa è presente il suo Divino Fondatore: Cristo è
presente nell'augusto Sacrificio dell'altare sia nella persona del suo
ministro, sia, massimamente, sotto le specie eucaristiche; è presente nei
Sacramenti con la virtù che in essi trasfonde perché siano strumenti efficaci
di santità; è presente infine nelle lodi e nelle suppliche a Dio rivolte, come
sta scritto: "Dove sono due o tre adunati in nome mio, ivi io sono in
mezzo ad essi" (Matth. 18, 20).
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