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1. Certo,
la Chiesa è un organismo vivente, e perciò, anche per quel che riguarda la
sacra Liturgia, ferma restando l'integrità del suo insegnamento, cresce e si
sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze ed alle esigenze che si
verificatlo nel corso del tempo; tuttavia è severamente da riprovarsi il
temerario ardimento di coloro che di proposito introducono nuove consuetudini
liturgiche o fanno rivivere riti già caduti in disuso e che non concordano con
le leggi e le rubriche vigenti. Così, non senza grande dolore, sappiamo che
accade non soltanto in cose di poca, ma anche di gravissima importanza; non
manca,difatti, chi usa la lingua volgare nella celebrazione del Sacrificio
Eucaristico, chi trasferisce ad altri tempi feste fissate già per ponderate
ragioni; chi esclude dai legittimi libri della preghiera pubblica gli scritti
del Vecchio Testamento, reputandoli poco adatti ed opportuni per i nostri
tempi.
2. L'uso
della lingua latina come vige nella gran parte della Chiesa, è un chiaro e
nobile segno di unità e un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura
dottrina. In molti riti, peraltro, l'uso della lingua volgare può essere assai
utile per il popolo, ma soltanto la Sede Apostolica ha il potere di concederlo,
e perciò in questo campo nulla è lecito fare senza il suo giudizio e la sua
approvazione, perché, come abbiamo detto, l'ordinamento della sacra Liturgia è
di sua esclusiva competenza.
3. Allo
stesso modo si devono giudicare gli sforzi di alcuni per ripristinare certi
antichi riti e Cerimonie. La Liturgia dell'epoca antica è senza dubbio degna di
venerazione, ma un antico uso non è, a motivo soltanto della sua antichità, il
migliore sia in se stesso sia in relazione ai tempi posteriori ed alle nuove
condizioni verificatesi. Anche i riti liturgici più recenti sono rispettabili,
poiché sono sorti per influsso dello Spirito Santo che è con la Chiesa fino
alla consumazione dei secoli , e sono mezzi dei quali l'inclita Sposa di Gesù
Cristo si serve per stimolare e procurare la santità degli uomini.
4. È
certamente cosa saggia e lodevolissima riisalire con la mente e con l'anima
alle fonti della sacra Liturgia, perché il suo studio, riiportandosi alle
origini, aiuta non poco a comprendere il significato delle feste e a indagare
con maggiore profondità e accuratezza il senso delle cerimonie; ma non è
sertamente cosa altrettanto saggia e lodevole ridurre tutto e in ogni modo
all'antico. Così, per fare un esemgio, èf uori strada chi vuole restituire
all'altare l'antica forma di mensa; chi vuole eliminare dai paramenti lituigici
il colore nero; chi vuole escludere dai templi le immagini e le statue sacre;
chi vuole cancellare nella raffiguraaione del Redentore crocifisso i dolori
acerrimi da Lui sofferti; chi ripudia e riprova il canto polifonico anche
quando è conforme alle norme emanate dalla Santa Sede.
5. Come,
difatti, nessun cattolico di senso può rifiutare le formulazioni della dottrina
cristiana composte e decretate con grande vantaggio in epoca più recente dalla
Chiesa, ispirata e retta dallo Spirito Santo, per ritornare alle antiche
formule dei primi Concili, o può ripudiare le leggi vigenti per ritornare alle
prescrizioni delle antiche fonti del Diritto Canonico, così, quando si tratta
della sacra Liturgia, non sarebbe animato da zelo retto e intelligente colui il
quale volesse tornare agli antichi riti ed usi ripudiando le nuove norme
introdotte per disposizione della Divina Provvidenza e per le mutate
circostanze. Questo modo di pensare e di agire, difatti, fa rivivere
l'eccessivo ed insano archeologismo suscitato dall’illegittimo concilio di
Pistoia, e si sforza di ripristinare i molteplici errori che furono le premesse
di quel conciliabolo e ne seguirono con grande danno delle anime, e che la
Chiesa, vigilante custode del "deposito della fede" affidatole dal
suo Divino Fondatore, a buon diritto condannò. Siffatti deplorevoli propositi
ed iniziative tendono a paralizzare l'azione santificatrice con la quale la
sacra Liturgia indirizza salutarmente al Padre celeste i figli di adozione.
6.
Tutto, dunque, sia fatto nella necessaria unione con la Gerarchia
ecclesiastica. Nessuno si arroghi il diritto di essere legge a se stesso e di
imporla agli altri di sua volontà. Soltanto il Sommo Pontefice, in qualità di
successore di Pietro al quale il Divin Redentore affidò il gregge universale ,
ed insieme i Vescovi che, sotto la dipendenza della Sede Apostolica, "lo
Spirito Santo pose... a reggere la Chiesa di Dio" , hanno il diritto e il
dovere di governare il popolo cristiano. Perciò, Venerabili Fratelli, ogni qual
volta voi tutelate la vostra autorità all'occorrenza anche con severità
salutare, non soltanto adempite il vostro dovere, ma difendete la volontà
stessa del Fondatore della Chiesa.
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