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1. Cristo
Signore, "sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec" che,
"avendo amato i suoi che erano nel mondo" , "nell'ultima cena,
nella notte in cui veniva tradito, per lasciare alla Chiesa sua sposa diletta
un sacrificio visibile - come lo esige la natura degli uomini - che
rappresentasse il sacrificio cruento, che una volta tanto doveva compiersi
sulla Croce, e perché il suo ricordo restasse fino alla fine dei secoli, e ne
venisse applicata la salutare virtù in remissione dei nostri quotidiani
peccati,... offrì a Dio Padre il suo Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane
e del vino e ne diede agli Apostoli allora costituiti sacerdoti del Nuovo
Testamento, perché sotto le stesse specie lo ricevessero, mentre ordinò ad essi
e ai loro successori nel sacerdozio, di offrirlo".
2.
L'augusto Sacrificio dell'altare non è, dunque, una pura e semplice
commemorazione della passione e morte di Gesù Cristo, ma è un vero e proprio
sacrificio, nel quale, immolandosi incruentamente, il Sommo Sacerdote fa ciò
che fece una volta sulla Croce offrendo al Padre tutto se stesso, vittima
graditissima. " Una... e identica è la vittima; egli medesimo, che adesso
offre per ministero dei sacerdoti, si offrì allora sulla Croce; è diverso
soltanto il modo di fare l'offerta".
3.
Identico, quindi, è il sacerdote, Gesù Cristo, la cui sacra persona è
rappresentata dal suo ministro. Questi, per la consacrazione sacerdotale
ricevuta, assomiglia al Sommo Sacerdote, ed ha il potere di agire in virtù e
nella persona di Cristo stesso ; perciò, con la sua azione sacerdotale, in
certo modo "presta a Cristo la sua lingua, gli offre la sua mano".
4.
Parimente identica è la vittima, cioè il Divin Redentore, secondo la sua umana
natura e nella realtà del suo Corpo e del suo Sangue. Differente, però, e il
modo col quale Cristo è offerto. Sulla Croce, difatti, Egli offrì a Dio tutto
se stesso e le sue sofferenze, e l'immolazione della vittima fu compiuta per
mezzo di una morte cruenta liberamente subita; sull'altare, invece, a causa
dello stato glorioso della sua umana natura, "la morte non ha più dominio
su di Lui" e quindi non è possibile l'effusione del sangue; ma la divina
sapienza ha trovato il modo mirabile di rendere manifesto il sacrificio del
nostro Redentore con segni esteriori che sono simboli di morte. Giacché, per
mezzo della transustanziazione del pane in corpo e del vino in sangue di
Cristo, come si ha realmente presente il suo corpo, così si ha il suo sangue;
le specie eucaristiche poi, sotto le quali è presente, simboleggiano la cruenta
separazione del corpo e del sangue. Cosi il memoriale della sua morte reale sul
Calvario si ripete in ogni sacrificio dell'altare, perché per mezzo di simboli
distinti si significa e dimostra che Gesù Cristo è in stato di vittima.
5.
Identici, finalmente, sono i fini, di cui il primo è la glorificazione di Dio.
Dalla nascita alla morte, Gesù Cristo fu divorato dallo zelo della gloria
divina, e, dalla Croce, l'offerta del sangue arrivò al cielo in odore di
soavità. E perché questo inno non abbia mai a cessare, nel Sacrificio
Eucaristico le membra si uniscono al loro Capo divino e con Lui, con gli Angeli
e gli Arcangeli, cantano a Dio lodi perenni , dando al Padre onnipotente ogni
onore e gloria.
6. Il
secondo fine è il ringraziamento a Dio. Il Divino Redentore soltanto, come
Figlio di predilezione dell'Eterno Padre di cui conosceva l'immenso amore, poté
innalzarGli un degno inno di ringraziamento. A questo mirò e questo volle
"rendendo grazie", nell'ultima cena, e non cessò di farlo sulla
Croce, non cessa di farlo nell'augusto Sacrificio dell'altare, il cui
significato è appunto l'azione di grazie o eucaristica, e ciò perché è
"cosa veramente degna e giusta, equa e salutare".
7. Il
terzo fine è l'espiazione e la propiziazione. Certamente nessuno al di fuori di
Cristo poteva dare a Dio Onnipotente adeguata soddisfazione per le colpe del
genere umano; Egli, quindi, volle immolarsi in Croce "propiziazione per i
nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il
mondo". Sugli altari si offre egualmente ogni giorno per la nostra
redenzione, affinché, liberati dalla eterna dannazione, siamo accolti nel
gregge degli eletti. E questo non soltanto per noi che siamo in questa vita
mortale, ma anche "per tutti coloro che riposano in Cristo, che ci hanno
preceduto col segno della fede e dormono il sonno della pace" ; poiché sia
che viviamo, sia che moriamo, "non ci separiamo dall'unico Cristo".
8. Il
quarto fine è l'impetrazione. Figlio prodigo, l'uomo ha male speso e dissipato
tutti i beni ricevuti dal Padre celeste, perciò è ridotto in somma miseria e
squallore; dalla Croce, però, Cristo "avendo a gran voce e con lacrime
offerto preghiere e suppliche... è stato esaudito per la sua pietà" , e
sui sacri altari esercita la stessa efficace mediazione affinché siamo colmati
d'ogni benedizione e grazia. Si comprende pertanto facilmente perché il
sacrosanto Concilio di Trento affermi che col Sacrificio Eucaristico ci viene
applicata la salutare virtù della Croce per la remissione dei nostri quotidiani
peccati.
9.
L'Apostolo delle genti, poi, proclamando la sovrabbondante pienezza e
perfezione del Sacrificio della Croce, ha dichiarato che Cristo con una sola
oblazione rese perfetti in perpetuo i santificati. I meriti di questo
Sacrificio, difatti, infiniti ed immensi, non hanno confini: si estendono alla
universalità degli uomini di ogni luogo e di ogni tempo, perché, in esso,
sacerdote e vittima è il Dio Uomo; perché la sua immolazione come la sua
obbedienza alla volontà dell'Eterno Padre fu perfettissima, e perché Egli ha
voluto morire come Capo del genere umano: "Considera come fu trattato il
nostro riscatto: Cristo pende dal legno: vedi a qual prezzo comprò...; versò il
suo sangue, comprò col suo sangue, col sangue dell'Agnello immacolato, col
sangue dell'unico Figlio di Dio... Chi compra è Cristo, il prezzo è il sangue,
il possesso è tutto il mondo".
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