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1. È
necessario dunque, Venerabili Fratelli, che tutti i fedeli considerino loro
principale dovere e somma dignità partecipare al Sacrificio Eucaristico non con
un’assistenza passiva, negligente e distratta, ma contale impegno e fervore da
porsi in intimo contatto col Sommo Sacerdote , come dice l'Apostolo:
"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù , offrendo
con Lui e per Lui, santificandosi con Lui.
2. È ben
vero che Gesù Cristo è sacerdote, ma non per se stesso, bensì per noi,
presentando all'Eterno Padre i voti e i religiosi sensi di tutto il genere
umano; Gesù è vittima, ma per noi, sostituendosi all'uomo peccatore; ora il
detto dell'Apostolo: "abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in
Cristo Gesù" esige da rutti i cristiani di riprodurre in sé, per quanto è
in potere dell'uomo, lo stesso stato d'animo che aveva il Divin Redentore
quando faceva il Sacrificio di sé: l'umile sottomissione dello spirito, cioè,
l'adorazione, l'onore, la lode e il ringraziamento alla somma Maestà di Dio;
richiede, inoltre, di riprodurre in se stessi le condizioni della vittima:
l'abnegazione di sé secondo i precetti del Vangelo, il volontario e spontaneo
esercizio della penitenza, il dolore e l'espiazione dei propri peccati. Esige,
in una parola, la nostra mistica morte in Croce con Cristo, in modo da poter
dire con San Paolo: "sono confitto con Cristo in Croce".
3. È
necessario, Venerabili Fratelli, spiegare chiaramente al vostro gregge come il
fatto che i fedeli prendono parte al Sacrificio Eucaristico non significa tuttavia
che essi godano di poteri sacerdotali.
4. Vi
sono difatti, ai nostri giorni, alcuni che, avvicinandosi ad errori già
condannati , insegnano che nel Nuovo Testamento si conosce soltanto un
sacerdozio che spetta a tutti i battezzati, e che il precetto dato da Gesù agli
Apostoli nell'ultima cena di fare ciò che Egli aveva fatto, si riferisce
direttamente a tutta la Chiesa dei cristiani, e, soltanto in seguito, è
sottentrato il sacerdozio gerarchico. Sostengono, perciò, che solo il popolo
gode di una vera potestà sacerdotale, mentre il sacerdote agisce unicamente per
ufficio concessogli dalla comunità. Essi ritengono, in conseguenza, che il
Sacrificio Eucaristico è una vera e propria "concelebrazione" e che è
meglio che i sacerdoti "concelebrino" insieme col popolo presente
piuttosto che, nell'assenza di esso, offrano privatamente il Sacrificio.
5. È
inutile spiegare quanto questi capziosi errori siano in contrasto con le verità
più sopra dimostrate, quando abbiamo parlato del posto che compete al sacerdote
nel Corpo Mistico di Gesù. Ricordiamo solamente che il sacerdote fa le veci del
popolo perché rappresenta la persona di Nostro Signore Gesù Cristo in quanto
Egli è Capo di tutte le membra ed offrì se stesso per esse: perciò va
all'altare come ministro di Cristo, a Lui inferiore, ma superiore al popolo. I1
popolo invece, non rappresentando per nessun motivo la persona del Divin
Redentore, né essendo mediatore tra sé e Dio, non può in nessun modo godere di
poteri sacerdotali.
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