|
1. Tutto
ciò consta di fede certa; ma si deve inoltre affermare che anche i fedeli
offrono la vittima divina, sotto un diverso aspetto.
2. Lo
dichiararono apertamente già alcuni Nostri Predecessori e Dottori della Chiesa.
"Non soltanto - così Innocenzo III di immortale memoria - offrono i
sacerdoti, ma anche tutti i fedeli: poiché ciò che in particolare si compie per
ministero dei sacerdoti, si compie universalmente per voto dei fedeli ". E
Ci piace citare almeno uno dei molti testi di San Roberto Bellarmino a questo
proposito: "il Sacrificio - egli dice - è offerto principalmente in
persona di Cristo. Perciò l'oblazione che segue alla consacrazione attesta che
tutta la Chiesa consente nella oblazione fatta da Cristo e offre insieme con
Lui".
3. Con
non minore chiarezza i riti e le preghiere del Sacrificio Eucaristico
significano e dimostrano che l'oblazione della vittima è fatta dai sacerdoti in
unione con il popolo. Infatti, non soltanto il sacro ministro, dopo l'offerta
del pane e del vino, rivolto al popolo, dice esplicitamente: "Pregate, o
fratelli, perché il mio e il vostro sacrificio sia accetto presso Dio Padre
Onnipotente" , ma le preghiere con le quali viene offerta la vittima
divina vengono, per lo più, dette al plurale, e in esse spesso si indica che
anche il popolo prende parte come offerente a questo augusto Sacrificio. Si
dice, per esempio: "per i quali noi ti offriamo e ti offrono anch'essi […]
perciò ti preghiamo, o Signore, di accettare placato questa offerta dei tuoi
servi di tutta la tua famiglia. […] Noi tuoi servi, come anche il tuo popolo
santo, offriamo alla eccelsa tua Maestà le cose che Tu stesso ci hai donato e
date, l'Ostia pura, l'Ostia santa, l'Ostia immacolata".
4. Né fa
meraviglia che i fedeli siano elevati a una simile dignità. Col lavacro del
Battesimo, difatti, i cristiani diventano, a titolo comune, membra del Mistico
Corpo di Cristo sacerdote, e, per mezzo del "carattere" che si
imprime nella loro anima, sono deputati al culto divino partecipando, così,
convenientemente al loro stato, al sacerdozio di Cristo.
5. Nella
Chiesa cattolica, la ragione umana illuminata dalla fede si è sempre sforzata
di avere una maggiore conoscenza possibile delle cose divine; perciò è naturale
che anche il popolo cristiano domandi piamente in che senso venga detto nel
Canone del Sacrificio Eucaristico che lo offre anch'esso. Per soddisfare a
questo pio desiderio, Ci piace trattare qui l'argomento con concisione e
chiarezza.
6. Ci
sono, innanzi tutto, ragioni piuttosto remote: spesso, cioè, avviene che i
fedeli, assistendo ai sacri riti, uniscono alternativamente le loro preghiere
alle preghiere del sacerdote; qualche volta, poi, accade parimenti - in antico
ciò si verificava con maggiore frequenza - che offrano al ministro dell’altare
il pane e il vino perché divengano corpo e sangue di Cristo; e, infine, perché,
con le elemosine, fanno in modo che il sacerdote offra per essi la vittima
divina.
7. Ma
c'è anche una ragione più profonda perché si possa dire che tutti i cristiani,
e specialmente quelli che assistono all'altare, compiono l'offerta.
8. Per
non far nascere errori pericolosi in questo importantissimo argomento, è
necessario precisare con esattezza il significato del termine
"offerta". L'immolazione incruenta per mezzo della quale, dopo che
sono state pronunziate le parole della consacrazione, Cristo è presente
sull'altare nello stato di vittima, è compiuta dal solo sacerdote in quanto
rappresenta la persona di Cristo e non in quanto rappresenta la persona dei
fedeli. Ponendo però, sull'altare la vittima divina, il sacerdote la presenta a
Dio Padre come oblazione a gloria della Santissima Trinità e per il bene di
tutte le anime. A quest’oblazione propriamente detta i fedeli partecipano nel
modo loro consentito e per un duplice motivo; perché, cioè, essi offrono il
Sacrificio non soltanto per le mani del sacerdote, ma, incerto modo, anche insieme
con lui, e con questa partecipazione anche l'offerta fatta dal popolo si
riferisce al culto liturgico.
9. Che i
fedeli offrano il Sacrificio per mezzo del sacerdote è chiaro dal fatto che il
ministro dell'altare agisce in persona di Cristo in quanto Capo, che offre a
nome di tutte le membra; per cui a buon diritto si dice che tutta la Chiesa,
per mezzo di Cristo, compie l'oblazione della vittima. Quando, poi, si dice che
il popolo offre insieme col sacerdote, non si afferma che le membra della
Chiesa, non altrimenti che il sacerdote stesso, compiono il rito liturgico
visibile - il che appartiene al solo ministro da Dio a ciò deputato - ma che
unisce i suoi voti di lode, di impetrazione, di espiazione e il suo ringraziamento
alla intenzione del sacerdote, anzi dello stesso Sommo Sacerdote, acciocché
vengano presentate a Dio Padre nella stessa oblazione della vittima, anche col
rito esterno del sacerdote. È necessario, difatti, che il rito esterno del
Sacrificio manifesti per natura sua il culto interno: ora, il Sacrificio della
Nuova Legge significa quell'ossequio sapremo col quale lo stesso principale
offerente, che è Cristo, e con Lui e per Lui tutte le sue mistiche membra,
onorano debitamente Dio.
10. Con
grande gioia dell'anima siamo stati informati che questa dottrina, specialmente
negli ultimi tempi, per l'intenso studio della disciplina liturgica da parte di
molti, è stata posta nella sua luce: ma non possiamo fare a meno di deplorare
vivamente le esagerazioni e i travisamenti della verità che non concordano con
i genuini precetti della Chiesa.
11.
Alcuni, difatti, riprovano del tutto le Messe che si celebrano in privato e
senza l'assistenza del popolo, quasi che deviino dalla forma primitiva del
sacrificio; né manca chi afferma che i sacerdoti non possono offrire la vittima
divina nello stesso tempo su parecchi altari, perché in questo modo dissociano
la comunità e ne mettono in pericolo l'unità: così non mancano di quelli che
arrivano fino al punto di credere necessaria la conferma e la ratifica del
Sacrificio da parte del popolo perché possa avere la sua forza ed efficacia.
12.
Erroneamente in questo caso si fa appello alla indole sociale del Sacrificio
Eucaristico. Ogni volta, difatti, che il sacerdote ripete ciò che fece il Divin
Redentore nell'ultima cena, il sacrificio è realmente consumato, ed esso ha
sempre e dovunque, necessariamente e per la sua intrinseca natura, una funzione
pubblica e sociale, in quanto l'offerente agisce a nome di Cristo e dei
cristiani, dei quali il Divin Redentore è Capo, e l'offre a Dio per la Santa
Chiesa Cattolica e per i vivi e i defunti. E ciò si verifica certamente sia che
vi assistano i fedeli - che Noi desideriamo e raccomandiamo che siano presenti
numerosissimi e ferventissimi - sia che non vi assistano, non essendo in nessun
modo richiesto che il popolo ratifichi ciò che fa il sacro ministro.
13.
Sebbene, dunque, da quel che è stato detto risulti chiaramente che il santo
Sacrificio della Messa è offerto validamente a nome di Cristo e della Chiesa,
né è privo dei suoi frutti sociali, anche se è celebrato senza l'assistenza di
alcun inserviente, tuttavia, per la dignità di questo mistero, vogliamo e
insistiamo - come sempre volle la Madre Chiesa - che nessun sacerdote si
accosti all'altare se non c'è chi gli serva egli risponda, come prescrive il
can. 813.
|