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1. Sono,
dunque, degni di lode coloro i quali, allo scopo di rendere più agevole e
fruttuosa al popolo cristiano la partecipazione al Sacrificio Eucaristico, si
sforzano di porre opportunamente tra le mani del popolo il "Messale
Romano", di modo che i fedeli, uniti insieme col sacerdote, preghino con
lui con le sue stesse parole e con gli stessi sentimenti della Chiesa; e quelli
che mirano a fare della Liturgia, anche esternamente, una azione sacra, alla
quale comunichino di fatto tutti gli astanti. Ciò può avvenire in vari modi:
quando, cioè, tutto il popolo, secondo le norme rituali, o risponde
disciplinatamente alle parole del sacerdote, o esegue canti corrispondenti alle
varie parti del Sacrificio, o fa l'una e l'altra cosa: o infine, quando, nella
Messa solenne, risponde alternativamente alle preghiere dei ministri di Gesù
Cristo e insieme si associa al canto liturgico.
2.
Tuttavia, queste maniere di partecipare al Sacrificio sono da lodare e da
consigliare quando obbediscono scrupolosamente ai precetti della Chiesa e alle
norme dei sacri riti. Esse sono ordinate soprattutto ad alimentare e fomentare
la pietà dei cristiani e la loro intima unione con Cristo e col suo ministro
visibile, ed a stimolare quei sentimenti e quelle disposizioni interiori con le
quali è necessario che la nostra anima si configuri al Sommo Sacerdote del
Nuovo Testamento. Nondimeno, sebbene esse dimostrino in modo esteriore che il
Sacrificio, per natura sua, in quanto è compiuto dal Mediatore di Dio e degli
uomini , è da ritenersi opera di tutto il Corpo Mistico di Cristo; non sono
però necessarie per costituirne il carattere pubblico e comune. Inoltre, la
Messa "dialogata" non può sostituirsi alla Messa solenne, la quale,
anche se è celebrata alla presenza dei soli ministri, gode di una particolare
dignità per la maestà dei riti e l'apparato delle cerimonie; benché il suo
splendore e la sua solennità si accresca massimamente se, come la Chiesa
desidera, vi assiste un popolo numeroso e devoto.
3. Si
deve osservare ancora che sono fuori della verità e del cammino della retta
ragione coloro i quali, tratti da false opinioni, attribuiscono a tutte queste
circostanze tale valore da non dubitare di asserire che, omettendole, l'azione
sacra non può raggiungere lo scopo prefissosi.
4. Non
pochi fedeli, difatti, sono incapaci di usare il "Messale Romano"
anche se è scritto in lingua volgare; né tutti sono idonei a comprendere
rettamente, come conviene, i riti e le cerimonie liturgiche. L'ingegno, il
carattere e l'indole degli uomini sono così vari e dissimili che non tutti
possono ugualmente essere impressionati e guidati da preghiere, da canti o da
azioni sacre compiute in comune. I bisogni, inoltre, e le disposizioni delle
anime non sono uguali in tutti, né restano sempre gli stessi nei singoli. Chi,
dunque, potrà dire, spinto da un tale preconcetto, che tanti cristiani non
possono partecipare al Sacrificio Eucaristico e goderne i benefici? Questi
possono certamente farlo in altra maniera che ad alcuni riesce più facile;
come, per esempio, meditando piamente i misteri di Gesù Cristo, o compiendo
esercizi di pietà e facendo altre preghiere che, pur differenti nella forma dai
sacri riti, ad essi tuttavia corrispondono per la loro natura.
5. Per
la qual cosa vi esortiamo, Venerabili Fratelli, perché, nella vostra Diocesi o
giurisdizione ecclesiastica, regoliate e ordiniate la maniera più adatta con la
quale il popolo possa partecipare all'azione liturgica secondo le norme
stabilite dal "Messale Romano" e secondo i precetti della Sacra
Congregazione dei Riti e del Codice di Diritto Canonico; così che tutto si
compia col necessario ordine e decoro, né sia consentito ad alcuno, sia pur
sacerdote, di usare i sacri edifici per arbitrari esperimenti. A tale proposito
desideriamo anche che nelle singole Diocesi, come già esiste una Commissione
per l’arte e la musica sacra, così si costituisca una Commissione per
promuovere l'apostolato liturgico, perché, sotto la vostra vigilante cura,
tutto si compia diligentemente secondo le prescrizioni della Sede Apostolica.
6. Nelle
comunità religiose, poi, si osservi accuratamente tutto ciò che le proprie
Costituzioni hanno stabilito in questa materia, e non si introducano novità che
non siano state prima approvate dai Superiori.
7. In
realtà, per quanto varie possano essere le forme e le circostanze esteriori
della partecipazione del popolo al Sacrificio Eucaristico e alle altre azioni
liturgiche, si deve sempre mirare con ogni cura a che le anime degli astanti si
uniscano al Divino Redentore con i vincoli più stretti possibili, c a che la
loro vita si arricchisca di una santità sempre maggiore e cresca ogni giorno
più la gloria del Padre celeste.
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