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1. L'augusto
Sacrificio dell'altare si conclude con la Comunione del divino convito. Ma,
come tutti sanno, per avere l'integrità dello stesso Sacrificio, si richiede
soltanto che il sacerdote si nutra del cibo celeste, non che anche il popolo -
cosa, del resto, sommamente desiderabile - acceda alla santa Comunione.
2. Ci
piace, a questo proposito, ripetere le considerazioni del Nostro Predecessore
Benedetto XIV sulle definizioni del Concilio di Trento: "In primo luogo
[…] dobbiamo dire che a nessun fedele può venire in mente che le Messe private,
nelle quali il solo sacerdote prende l'Eucaristia, perdano perciò il valore del
vero, perfetto ed integro Sacrificio istituito da Cristo Signore e siano,
quindi, da considerarsi illecite. Né i fedeli ignorano - almeno possono
facilmente essere istruiti - che il Sacrosanto Concilio di Trento, fondandosi
sulla dottrina custodita nella ininterrotta Tradizione della Chiesa, condannò
la nuova e falsa dottrina di Lutero ad essa contraria". "Chi dice che
le Messe nelle quali il solo sacerdote comunica sacramentalmente sono illecite
e perciò da abrogarsi, sia anatema".
3. Si
allontanano dunque dal cammino della verità coloro i quali si rifiutano di
celebrare se il popolo cristiano non si accosta alla mensa divina; e ancora di
più si allontanano quelli che, per sostenere l'assoluta necessità che i fedeli
si nutrano del convito Eucaristico insieme col sacerdote, asseriscono,
capziosamente, che non si tratta soltanto di un Sacrificio, ma di un Sacrificio
e di un convito di fraterna comunanza, e fanno della santa Comunione compiuta
in comune quasi il culmine di tutta la celebrazione.
4. Si
deve, difatti, ancora una volta notare che il Sacrificio Eucaristico consiste
essenzialmente nella immolazione incruenta della Vittima divina, immolazione
che è misticamente manifestata dalla separazione delle sacre specie e dalla
loro oblazione fatta all'Eterno Padre. La santa Comunione appartiene alla
integrità del sacrificio, e alla partecipazione ad esso per mezzo della
comunione dell'Augusto Sacramento; e mentre è assolutamente necessaria al
ministro sacrificatore, ai fedeli è soltanto da raccomandarsi vivamente.
5. Come,
però, la Chiesa, in quanto Maestra di verità, si sforza con ogni cura di
tutelare l'integrità della fede cattolica, così, in quanto Madre sollecita dei
suoi figli, vivamente li esorta a partecipare con premura e frequenza a questo
massimo beneficio della nostra religione.
6.
Desidera innanzi tutto che cristiani - specialmente quando non possono
facilmente ricevere di fatto il cibo Eucaristico - lo ricevano almeno col
desiderio; in modo che con viva fede, con animo riverentemente umile e
confidente nella volontà del Redentore Divino, con l'amore più ardente, si
uniscano a Lui.
7. Ma
ciò non le basta. Poiché, difatti, come abbiamo sopra detto, noi possiamo
partecipare al Sacrificio anche con la Comunione sacramentale per mezzo del
convito del Pane degli Angeli, la Madre Chiesa, perché più efficacemente
"possiamo sentire in noi di continuo il frutto della Redenzione" ,
ripete a tutti i suoi figli l'invito di Cristo Signore: "Prendete e
mangiate […] Fate questo in mia memoria". Al qual proposito, il Concilio
di Trento, facendo eco al desiderio di Gesù Cristo e della sua Sposa
immacolata, esorta ardentemente "perché in tutte le Messe i fedeli
presenti partecipino non soltanto spiritualmente, ma anche ricevendo
sacramentalmente l'Eucaristia, perché venga ad essi più abbondante il frutto di
questo Sacrificio". Anzi il nostro immortale Predecessore Benedetto XIV,
perché sia meglio e più chiaramente manifesta la partecipazione dei fedeli allo
stesso Sacrificio divino per mezzo della Comunione Eucaristica, loda la
devozione di coloro i quali non solo desiderano nutrirsi del cibo celeste
durante l'assistenza al Sacrificio, ma amano meglio cibarsi delle ostie
consacrate nel medesimo Sacrificio, sebbene, come egli dichiara, si partecipi
veramente e realmente al Sacrificio anche se si tratta di pane Eucaristico
prima regolarmente consacrato. Così, difatti, scrive: "E benché
partecipino allo stesso Sacrificio, oltre quelli ai quali il sacerdote
celebrante dà parte della Vittima da lui offerta nella stessa Messa, anche
quelli ai quali il sacerdote dà l'Eucaristia che si suol conservare; non per
questo la Chiesa ha proibito in passato o adesso proibisce che il sacerdote
soddisfi alla devozione e alla giusta richiesta di coloro che assistono alla
Messa e chiedono di partecipare allo stesso Sacrificio che anch'essi offrono
nella maniera loro confacente: anzi approva e desidera che ciò sia fatto, e
rimprovererebbe quei sacerdoti per la cui colpa o negligenza fosse negata ai
fedeli quella partecipazione ".
8.
Voglia, poi, Dio, che tutti, spontaneamente e liberamente, corrispondano a
questi solleciti inviti della Chiesa; voglia Dio che fedeli, anche ogni giorno
se lo possono, partecipino non soltanto spiritualmente al Sacrificio Divino, ma
anche con la Comunione dell'Augusto Sacramento, ricevendo il Corpo di Gesù
Cristo, offerto per tutti all’Eterno Padre. Stimolate, Venerabili Fratelli,
nelle anime affidate alle vostre cure, l'appassionata e insaziabile fame di
Gesù Cristo; il vostro insegnamento affolli gli altari di fanciulli e di
giovani che offrano al Redentore Divino la loro innocenza e il loro entusiasmo;
vi si accostino spesso i coniugi perché, nutriti alla sacra mensa e grazie ad
essa, possano educare la prole loro affidata al senso e alla carità di Gesù
Cristo; siano invitati gli operai, perché possano ricevere il cibo efficace e
indefettibile che ristora le loro forze e prepara alle loro fatiche la mercede
eterna nel cielo; radunate, infine, gli uomini di tutte le classi e
"costringete a entrare"; perché questo è il pane della vita del quale
hanno tutti bisogno. La Chiesa di Gesù Cristo ha a disposizione solo questo
pane per saziare le aspirazioni e i desideri delle anime nostre, per unirle
intimamente a Gesù Cristo, perché, infine, per esso diventino "un solo
corpo" e si affratellino quanti siedono alla stessa mensa per prendere il
farmaco della immortalità con la frazione di un unico pane.
9. È
assai opportuno, poi - il che, del resto, è stabilito dalla Liturgia - che il
popolo acceda alla santa Comunione dopo che il Sacerdote ha preso dall'altare
il cibo divino; e, come abbiamo scritto sopra, sono da lodarsi coloro i quali,
assistendo alla Messa, ricevono le ostie consacrate nel medesimo Sacrificio, in
modo che si verifichi "che tutti quelli che, partecipando a questo altare,
abbiamo ricevuto il sacrosanto Corpo e Sangue del Figlio tuo, siamo colmati
d'ogni grazia e benedizione celeste".
10.
Tuttavia, non mancano talvolta le cause, né sono rare, per cui venga
distribuito il pane Eucaristico o prima o dopo lo stesso Sacrificio, e anche
che si comunichi - sebbene si distribuisca la Comunione subito dopo quella del
sacerdote - con ostie consacrate in un tempo antecedente. Anche in questi casi
come, del resto, abbiamo ammonito prima il popolo partecipa regolarmente al
Sacrificio Eucaristico e può spesso con maggiore facilità accostarsi alla mensa
di vita eterna. Che se la Chiesa, con materna accondiscendenza, si sforza di
venire incontro ai bisogni spirituali dei suoi figli, questi nondimeno, da
parte loro, non devono facilmente sdegnare tutto ciò che la sacra Liturgia
consiglia, e, sempre che non vi sia un motivo plausibile in contrario, devono
fare tutto ciò che più chiaramente manifesta all'altare la vivente unità del
Corpo.
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