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1. L'azione
sacra, che è regolata da particolari norme liturgiche, dopo che è stata
compiuta, non dispensa dal ringraziamento colui che ha gustato il nutrimento
celeste; è cosa, anzi, molto conveniente che egli, dopo aver ricevuto il cibo
Eucaristico e dopo la fine dei riti pubblici, si raccolga, e, intimamente unito
al Divino Maestro, si trattenga con Lui, per quanto gliene diano opportunità le
circostanze, in dolcissimo e salutare colloquio. Si allontanano, quindi, dal
retto sentiero della verità coloro i quali, fermandosi alle parole più che al
pensiero, affermano e insegnano che, finita la Messa, non si deve prolungare il
ringraziamento, non soltanto perché il Sacrificio dell'altare è per natura sua
un'azione di grazie, ma anche perché ciò appartiene alla pietà privata,
personale, e non al bene della comunità.
2. Ma,
al contrario, la natura stessa del Sacramento richiede che il cristiano che lo
riceve ne ricavi abbondanti frutti di santità. Certo, la pubblica adunanza
della comunità è sciolta, ma è necessario che i singoli, uniti con Cristo, non
interrompano nella loro anima il canto di lode "ringraziando sempre di
tutto, nel nome del Signor Nostro Gesù Cristo, il Dio e il Padre". A ciò
ci esorta anche la stessa sacra Liturgia del Sacrificio Eucaristico, quando ci
comanda di pregare con queste parole: "Concedici, ti preghiamo, di
renderti continue grazie... e non cessiamo mai di lodarti". Per cui, se si
deve sempre ringraziare Dio e non si deve mai cessare dal lodarlo, chi oserebbe
riprendere e disapprovare la Chiesa che consiglia ai suoi sacerdoti e ai fedeli
di trattenersi almeno per un po' di tempo, dopo la Comunione, in colloquio col
Divin Redentore, e che ha inserito nei libri liturgici opportune preghiere,
arricchite di indulgenze, con le quali i sacri ministri si possono
convenientemente preparare prima di celebrare e di comunicarsi, e, compiuta la
santa Messa, manifestare a Dio il loro ringraziamento? La sacra Liturgia, lungi
dal soffocare gli intimi sentimenti dei singoli cristiani, li agevola e li
stimola, perché essi siano assimilati a Gesù Cristo e per mezzo di lui
indirizzati al Padre; quindi essa stessa esige che chi si è accostato alla
mensa Eucaristica ringrazi debitamente Dio. Al Divin Redentore piace ascoltare
le nostre preghiere, parlare a cuore aperto con noi, e offrirci rifugio nel suo
Cuore fiammeggiante.
3. Anzi,
questi atti, propri dei singoli, sono assolutamente necessari per godere più
abbondantemente di tutti i soprannaturali tesori di cui è ricca la Eucaristia e
per trasmetterli agli altri secondo le nostre possibilità affinché Cristo
Signore consegua in tutte le anime la pienezza della sua virtù.
4.
Perché, dunque, Venerabili Fratelli, non loderemmo coloro i quali, ricevuto il
cibo Eucaristico, anche dopo che è stata sciolta ufficialmente l'assemblea
cristiana, si indugiano in intima familiarità col Divin Redentore, non solo per
trattenersi dolcemente con Lui, ma anche per ringraziarlo e lodarlo, e
specialmente per domandargli aiuto, affinché tolgano dalla loro anima tutto ciò
che può diminuire l'efficacia del Sacramento, e facciano da parte loro tutto
ciò che può favorire la presentissima azione di Gesù? Li esortiamo, anzi, a
farlo in modo particolare, sia traducendo in pratica i propositi concepiti ed
esercitando le cristiane virtù, sia adattando ai propri bisogni quanto hanno
ricevuto con regale liberalità. Veramente parlava secondo precetti e lo spirito
della Liturgia l'autore dell'aureo libretto della Imitazione di Cristo, quando
consigliava a chi si era comunicato: "Raccogliti in segreto e goditi il
tuo Dio, perché possiedi colui che il mondo intero non potrà toglierti".
5. Noi
tutti, dunque, così intimamente stretti a Cristo, cerchiamo quasi di immergerci
nella sua santissima anima, c ci uniamo con Lui per partecipare agli atti di
adorazione con i quali Egli offre alla Trinità Augusta l'omaggio più grato ed
accetto; agli atti di lode e di ringraziamento che Egli offre all'Eterno Padre,
e a cui fa eco concorde il cantico del cielo e della terra, come è detto:
"Benedite il Signore, tutte le opere sue" : agli atti, infine,
partecipando ai quali imploriamo l'aiuto celeste nel momento più opportuno per
chiedere ed ottenere soccorso in nome di Cristo : ma soprattutto ci offriamo e
immoliamo vittime, con le parole: "Fa che noi ti siamo eterna
offerta".
6. Il
Divin Redentore ripete incessantemente il suo premuroso invito: "Restate
in me". Per mezzo del Sacramento della Eucaristia, Cristo dimora in noie
noi dimoriamo in Cristo; e come Cristo, rimanendo in noi, vive ed opera, così è
necessario che noi, rimanendo in Cristo, per Lui viviamo e operiamo.
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