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1. La
preghiera pubblica e collettiva, rivolta a Dio da tutti insieme, nell'antichità
aveva luogo soltanto in certi giorni e in certe ore. Tuttavia, si pregava non
solo nelle pubbliche riunioni, ma anche nelle case private e talvolta coi
vicini e gli amici. Ben presto, però, nelle varie parti della cristianità,
invalse l'uso di destinare alla preghiera particolari tempi, per esempio
l'ultima ora del giorno, quando il sole tramonta e si accende la lucerna; o la
prima, quando termina la notte, dopo, cioè, il canto del gallo e al sorger del
sole. Altri momenti del giorno sono indicati come più adatti alla preghiera
dalla Sacra Scrittura, dal costume tradizionale ebraico e dagli usi quotidiani.
Secondo gli Atti degli Apostoli i discepoli di Gesù Cristo si riunivano per
pregare all'ora terza, quando "furono tutti riempiti di Spirito
Santo" ; il Principe degli Apostoli, poi, prima di prender cibo,
"salì sul tetto per pregare circa la sesta ora" ; Pietro e Giovanni
"salivano al Tempio per la preghiera all'ora nona" ; e Paolo e Sila
"lodavano Dio a mezzanotte".
2.
Queste varie preghiere, specialmente per iniziativa ed opera dei monaci e degli
asceti, si perfezionano ogni giorno più, e a poco a poco sono introdotte
nell'uso della sacra Liturgia per autorità della Chiesa.
3.
L'Ufficio Divino è, dunque, la preghiera del Corpo Mistico di Cristo, rivolta a
Dio a nome di tutti i cristiani e a loro beneficio, essendo fatta dai
sacerdoti, dagli altri ministri della Chiesa e dai religiosi, a questo dalla
Chiesa stessa delegati. Quali debbano essere il carattere e il valore di questa
lode divina si ricava dalle parole che la Chiesa suggerisce di dire prima di
iniziare le preghiere dell'Ufficio, prescrivendo che siano recitate
"degnamente, attentamente e devotamente".
4. Il
Verbo di Dio, assumendo l'umana natura, ha introdotto nell'esilio terreno
l'inno che si canta in cielo per tutta l’eternità. Egli unisce a sé tutta la
comunità umana e se la associa nel canto di questo inno di lode. Dobbiamo con
umiltà riconoscere che noi "non sappiamo quel che dobbiamo
convenientemente domandare, ma lo Spirito stesso prega per noi con gemiti inesprimibili".
Ed anche Cristo, per mezzo del suo Spirito, prega in noi il Padre. "Dio
non potrebbe fare agli uomini un dono più grande... Prega [Gesù] per noi come
nostro sacerdote; prega in noi come nostro Capo; è pregato da noi come nostro
Dio... Riconosciamo dunque e le nostre voci in Lui e la sua voce in noi... Lo
si prega come Dio, prega come servo: là il Creatore, qui un essere creato in
quanto assume la natura da mutare senza mutarsi, facendo di noi un sol uomo con
Lui: Capo e Corpo".
5. Alla
eccelsa dignità di questa preghiera della Chiesa deve corrispondere la intenta
devozione dell'anima nostra. E poiché la voce dell'orante ripete i carmi
scritti per ispirazione dello Spirito Santo, che proclamano ed esaltano la perfettissima
grandezza di Dio, è anche necessario che a questa voce si accompagni il
movimento interiore del nostro spirito, per fare nostri quei medesimi
sentimenti con i quali ci eleviamo al cielo, adoriamo la Santa Trinità e le
rendiamole lodi e i ringraziamenti dovuti: "Dobbiamo salmeggiare in modo
che la nostra mente concordi con la nostra voce". Non si tratta, dunque di
una recitazione soltanto, o di un canto, che, pur perfettissimo secondo le
leggi dell'arte musicale e le norme dei sacri riti, arrivi soltanto
all'orecchio, ma soprattutto di una elevazione della nostra mente e della
nostra anima a Dio, perché ci consacriamo, noi e tutte le nostre azioni, a Lui,
uniti con Gesù Cristo.
6. Da
qui dipende certamente in non piccola parte l'efficacia delle preghiere. Le
quali, se non sono rivolte allo stesso Verbo fatto Uomo, si concludono con
queste parole: "per il Signor Nostro Gesù Cristo"; che, come
mediatore tra noi e Dio, mostra al Padre celeste le sue stimmate gloriose,
"sempre vivente per intercedere per noi".
7. I
Salmi, come tutti sanno, costituiscono parte principale dell'Ufficio Divino.
Essi abbracciano tutto il corso del giorno e gli danno un contatto e un
ornamento di santità. Cassiodoro dice bellamente a proposito dei Salmi
distribuiti nell'Ufficio Divino del suo tempo: "Essi... col giubilo
matutino ci rendono favorevole il giorno che sta per cominciare, ci santificano
la prima ora del giorno, ci consacrano la terza ora, ci allietano la sesta
nella frazione del pane, ci segnano, a nona, la fine del digiuno, concludono la
fine della giornata, impediscono al nostro spirito di ottenebrarsi
all'avvicinarsi della notte".
8. Essi
richiamano le verità da Dio rivelate al popolo eletto, talvolta terribili,
talvolta soffuse di soavissima dolcezza; ripetono e accendono la speranza nel
Liberatore promesso che un tempo veniva animata col canto intorno al focolare
domestico e nella stessa maestà del Tempio; pongono in meravigliosa luce la
profetizzata gloria di Gesù Cristo e la somma ed eterna sua potenza, la sua
venuta e il suo annientamento in questo terreno esilio, la sua regia dignità e
sacerdotale potestà, le sue benefiche fatiche e il suo sangue versato per la
nostra redenzione. Esprimono egualmente la gioia delle nostre anime, la
tristezza, la sperar.za, il timore, il ricambio d'amore e l'abbandono in Dio,
come la mistica ascesa verso i divini tabernacoli. "Il Salmo... è la
benedizione del popolo, la lode di Dio, l'elogio del popolo, l'applauso di
tutti, il linguaggio generale, la voce della Chiesa, la canora confessione di
fede, la piena devozione all'autorità, la gioia della libertà, il grido di
giocondità, l'eco della letizia".
9. Nel
tempo antico l'assistenza dei fedeli a queste preghiere dell'Ufficio era
maggiore; ma gradatamente diminuì, e, come ora abbiam detto, la loro recita
attualmente è riservata al Clero ed ai Religiosi. A rigore di diritto, dunque,
nulla è prescritto ai laici in questa materia; ma è sommamente da desiderare
che essi prendano parte attiva al canto o alla recita della ufficiatura del
Vespro, nei giorni festivi, nella propria parrocchia. Raccomandiamo vivamente,
Venerabili Fratelli, a voi ed ai vostri fedeli, che non cessi questa pia
consuetudine e che si richiami possibilmente in vigore ove fosse scomparsa. Ciò
avverrà certamente con frutti salutari se il Vespro sarà cantato non solo
degnamente e decorosamente, ma anche in maniera da allettare soavemente in vari
modi la pietà dei fedeli.
10. Sia
inviolata l'osservanza dei giorni festivi, che devono esser dedicati e
consacrati a Dio in modo particolare; e soprattutto della domenica, che gli Apostoli,
istruiti dallo Spirito Santo, sostituirono al sabato. Se fu comandato ai
Giudei: "Lavorerete durante sei giorni: nel settimo giorno è Sabbato,
riposo santo al Signore; chiunque lavorerà in questo giorno, sarà condannato a
morte" ; come non temeranno la morte spirituale quei cristiani che fanno
opere servili nei giorni festivi, e per la durata del riposo festivo non si
dedicano alla pietà, non alla religione, ma si abbandonano smodatamente alle
attrattive di questo secolo?. La domenica e i giorni festivi devono essere
consacrati, dunque, al culto divino con il quale si adora Dio e l'anima si
nutre del cibo celeste; e sebbene la Chiesa prescriva soltanto che i fedeli si
devono astenere dal lavoro servile e devono assistere al Sacrificio
Eucaristico, e non dia nessun precetto per il culto vespertino, però, oltre i
precetti, ci sono anche le sue insistenti raccomandazioni e desideri; ciò più
ancora è richiesto dal bisogno che tutti hanno di rendersi propizio il Signore
per impetrarne i benefici.
11.
L'animo Nostro si rattrista profondamente, nel vedere come nei nostri tempi il
popolo cristiano trascorre il pomeriggio del giorno festivo: i luoghi dei
pubblici spettacoli e dei giochi sono pieni, mentre le chiese sono meno
frequentate di quel che converrebbe. Ma è necessario, senza dubbio, che tutti
si rechino nei nostri templi, per essere istruiti nella verità della fede
cattolica, per cantare le lodi di Dio, per essere arricchiti dal sacerdote con
la benedizione Eucaristica e muniti dell'aiuto celeste contro le avversità
della vita presente. Procurino tutti di imparare le formule che vengono cantate
nei Vespri, e cerchino di penetrarne l'intimo significato; sotto l'influsso di
queste preghiere, difatti, sperimenteranno quel che Sant’Agostino affermava di
sé: "Quanto piansi tra inni e cantici, vivamente commosso dal soave canto
della tua Chiesa. Quelle voci si riversavano nelle mie orecchie, stillavano la
verità nel mio cuore, e mi ardevano sentimenti di devozione e le lacrime
scorrevano, e mi facevano bene".
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