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1. Nel
tempo di Pentecoste, finalmente, la Chiesa ci esorta con i suoi precetti e la
sua opera, ad offrirci docilmente all'azione dello Spirito Santo, il quale
vuole accendere i nostri cuori di divina carità, perché progrediamo ogni giorno
nella virtù con impegno maggiore, e così ci santifichiamo, come Cristo Signore
e il suo Padre celeste sono santi.
2. Tutto
l'anno liturgico, dunque, può dirsi un magnifico inno di lode che la famiglia
cristiana indirizza al Padre celeste per mezzo di Gesù eterno suo mediatore; ma
richiede da noi anche uno studio diligente e bene ordinato per conoscere e
lodare sempre più il nostro Redentore; uno sforzo intenso ed efficace, un
indefesso addestramento per imitare i suoi misteri, per entrare volontariamente
nella via dei suoi dolori, e per partecipare finalmente alla sua gloria ed alla
sua eterna beatitudine.
3. Da
quanto è stato esposto appare chiaramente, Venerabili Fratelli, quanto siano
lontani dal vero e genuino concetto della Liturgia quegli scrittori moderni, i
quali, ingannati da una pretesa più alta disciplina mistica, osano affermare
che non ci si deve concentrare sul Cristo storico, ma sul Cristo
"pneumatico e glorificato"; e non dubitano di asserire che nella
pietà dei fedeli si sarebbe verificato un mutamento, per cui il Cristo è stato
quasi detronizzato, con l'occultamento del Cristo glorificato che vive e regna
nei secoli dei secoli e siede alla destra del Padre, mentre al suo posto è
subentrato il Cristo della vita terrena. Alcuni, perciò, arrivano fino al punto
di voler rimuovere dalle chiese le immagini del Divin Redentore che soffre in
Croce.
4. Ma
queste false opinioni sono del tutto contrarie alla sacra dottrina
tradizionale. "Credi nel Cristo nato in carne - così Sant'Agostino - e
arriverai al Cristo nato da Dio, Dio presso Dio". La sacra Liturgia, poi,
ci propone tutto Cristo, nei vari aspetti della sua vita: il Cristo, cioè, che
è Verbo dell'Eterno Padre, che nasce dalla Vergine Madre di Dio, che ci insegna
la verità, che sana gli infermi, che consola gli afflitti, che soffre, che
muore; che, infine, risorge trionfando sulla morte, che, regnando nella gloria
del cielo, ci invia lo Spirito Paraclito, che vive sempre nella sua Chiesa:
"Gesù Cristo ieri ed oggi: Egli è anche nei secoli".
5. E
inoltre non ce lo presenta soltanto come un esempio da imitare, ma anche come
un maestro da ascoltare, un pastore da seguire, come mediatore della nostra
salvezza, principio della nostra santità, e Mistico Capo di cui siamo membra,
viventi della sua stessa vita.
6. E
siccome i suoi acerbi dolori costituiscono il mistero principale da cui
proviene la nostra salvezza, è secondo le esigenze della fede cattolica porre
ciò nella sua massima luce, poiché esso è come il centro del culto divino,
essendone il Sacrificio Eucaristico la quotidiana rappresentazione e
rinnovazione, ed essendo tutti i Sacramenti congiunti con strettissimo vincolo alla
Croce.
7.
Perciò l'anno liturgico, che la pietà della Chiesa alimenta e accompagna, non è
una fredda e inerte rappresentazione di fatti che appartengono al passato, o
una semplice e nuda rievocazione di realtà d'altri tempi. Esso è, piuttosto,
Cristo stesso, che vive sempre nella sua Chiesa e che prosegue il cammino di
immensa misericordia da Lui iniziato con pietoso consiglio in questa vita
mortale, quando passò beneficando allo scopo di mettere le anime umane al
contatto dei suoi misteri, e farle vivere per essi; misteri che sono
perennemente presenti ed operanti, non nel modo incerto e nebuloso nel quale
parlano alcuni recenti scrittori, ma perché, come ci insegna la dottrina
cattolica e secondo la sentenza dei Dottori della Chiesa, sono esempi illustri
di perfezione cristiana, e fonte di grazia divina per i meriti e
l'intercessione del Redentore, e perché perdurano in noi col loro effetto,
essendo ognuno di essi, nel modo consentaneo alla propria indole, la causa
della nostra salvezza.
8. Si
aggiunge che la pia Madre Chiesa, mentre propone alla nostra contemplazione i
misteri di Cristo, con le sue preghiere invoca quei doni soprannaturali per i
quali i suoi figli si compenetrano dello spirito di questi misteri per virtù di
Cristo. Per influsso e virtù di Lui, noi possiamo, con la collaborazione della
nostra volontà, assimilare la forza vitale come rami dall'albero, come membra
dal capo, e ci possiamo progressivamente e laboriosamente trasformare
"secondo la misura dell'età piena di Cristo".
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