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1. Vi
esortiamo, poi, instantemente, Venerabili Fratelli, affinché rimossi gli errori
e le falsità, e proibito tutto ciò che è al di fuori della verità e
dell'ordine, promoviate le iniziative che dànno al popolo una più profonda
conoscenza della sacra Liturgia; in modo che esso possa più adeguatamente e più
facilmente partecipare ai riti divini, con disposizione veramente cristiana.
2. È
necessario innanzi tutto adoperarsi a che tutti obbediscano con la dovuta
riverenza e fede ai decreti pubblicati dal Concilio di Trento, dai Romani
Pontefici, dalla Congregazione dei Riti, e a tutte le disposizioni dei libri
liturgici in ciò che riguarda l'azione esterna del culto pubblico.
3. In
tutte le cose della Liturgia devono splendere soprattutto questi tre ornamenti,
dei quali parla il Nostro Predecessore Pio X: la santità, cioè, che aborre da
ogni influenza profana; la nobiltà delle immagini e delle forme alla quale
serve ogni arte genuina e migliore; l'universalità, infine, la quale -
conservando legittimi costumi e le legittime consuetudini regionali - esprime
la cattolica unità della Chiesa.
4.
Desideriamo e raccomandiamo caldamente ancora una volta il decoro dei sacri
edifici e dei sacri altari. Ognuno si senta animato dalla parola divina:
"Lo zelo della tua casa mi ha divorato" ; e si adoperi secondo le sue
forze, perché ogni cosa, sia nei sacri edifici, sia nelle vesti e nella
suppellettile liturgica, anche se non brilli per eccessiva ricchezza e
splendore, sia, tuttavia, proprio e mondo, essendo tutto consacrato alla Divina
Maestà. Che se già più sopra abbiamo riprovato il non retto modo di agire di
coloro i quali, con la scusa di ripristinare l'antico, vogliono espellere dai
templi le immagini sacre, riteniamo qui esser Nostro dovere riprendere la pietà
non bene educata di coloro i quali, nelle chiese e sugli stessi altari
propongono alla venerazione, senza giusto motivo, molteplici simulacri ed
effigi, coloro quali espongono reliquie non riconosciute dalla legittima
autorità, coloro infine, i quali insistono su cose particolari e di poca
importanza, mentre trascurano le principali e necessarie, e così rendono
ridicola la religione, e avviliscono la gravità del culto.
5.
Richiamiamo anche il decreto "sulle nuove forme di culto e di devozione da
non introdurre" ; la cui religiosa osservanza raccomandiamo alla vostra
vigilanza.
6.
Quanto alla musica, si osservino scrupolosamente le determinate e chiare norme
emanate da questa Sede Apostolica. II canto gregoriano, che la Chiesa Romana
considera cosa sua, perché ricevuto da antica tradizione e custodito nel corso
dei secoli sotto la sua premurosa tutela, e che essa propone ai fedeli come
cosa anche loro propria, e che prescrive in senso assoluto in alcune parti
della Liturgia , non soltanto aggiunge decoro e solennità alla celebrazione dei
divini Misteri, ma contribuisce massimamente anche ad accrescere la fede e la
pietà degli astanti. Al qual proposito i Nostri Predecessori di immortale
memoria Pio X e Pio XI stabilirono - e Noi confermiamo volentieri con la Nostra
autorità le disposizioni da essi date - che nei Seminati e negli istituti
religiosi sia coltivato con studia e diligenza il canto Gregoriano, e che,
almeno presso le chiese più importanti, siano restaurate le antiche Scholæ
cantorum, come già è stato fatto con felice risultato in non pochi luoghi.
7.
Inoltre, "perché i fedeli partecipino più attivamente al culto divino, sia
ripristinato il canto Gregoriano anche nell'uso del popolo, per la parte che ad
esso popolo spetta. Ed urge veramente che i fedeli assistano alle sacre
cerimonie non come spettatori muti ed estranei, ma toccati nel profondo dalla
bellezza della Liturgia […] che alternino secondo le norme prescritte la loro
voce alle voci del sacerdote e della cantoria ; se ciò, grazie a Dio, si
verificherà, allora non accadrà più che il popolo risponda appena con un lieve
e sommesso mormorio alle preghiere comuni dette in latino e in lingua
volgare". La moltitudine che assiste attentamente al Sacrificio
dell'altare, nel quale il nostro Salvatore, insieme con i suoi figli redenti
dal suo Sangue, canta l'epitalamio della sua immensa carità, certamente non
potrà tacere, poiché "cantare è proprio di chi ama" , e come già in
antico diceva il proverbio: "Chi bene canta, prega due volte". Così
ché la Chiesa militante, Clero e popolo insieme, unisce la sua voce ai cantici
della Chiesa trionfante ed ai cori angelici, e tutti insieme cantano un
magnifico ed eterno inno di lode alla Santissima Trinità, come è scritto:
"Con i quali Ti preghiamo che vengano ascoltate anche le nostre
voci".
8. Non
si può, tuttavia, asserire che la musica e il canto moderno debbano essere
esclusi del tutto dal culto cattolico. Anzi, se nulla hanno di profano o
disconveniente alla santità del luogo e dell'azione sacra, né derivano da una
vana ricerca di effetti straordinari ed insoliti, allora è necessario
certamente aprire ad essi le porte delle nostre chiese, potendo ambedue
contribuire non poco alo splendore dei sacri riti, alla elevazione delle menti
e, insieme, alla vera devozione.
9. Vi
esortiamo anche, Venerabili Fratelli, ad aver cura di promuovere il canto
religioso popolare e la sua accurata esecuzione fatta con la conveniente
dignità, potendo esso stimolare ed accrescere la fede e la pietà delle folle
cristiane. Ascenda al cielo il canto unisono e possente del popolo nostro come
il fragore dei flutti del mare , espressione canora e vibrante di un sol cuore
e di un'anima sola , come conviene a fratelli e figli di uno stesso Padre.
10.
Quello che abbiamo detto della musica, va detto all'incirca delle altre arti, e
specialmente dell'architettura, della scultura e della pittura. Non si devono
disprezzare e ripudiare genericamente e per partito preso le forme ed immagini
recenti, più adatte ai nuovi materiali con quali esse vengono oggi
confezionate: ma evitando con saggio equilibrio l'eccessivo realismo da una
parte e l'esagerato simbolismo dall'altra, e tenendo conto delle esigenze della
comunità cristiana, piuttosto che del giudizio e del gusto personale degli
artisti, è assolutamente necessario dar libero campo anche all'arte moderna, se
serve con la dovuta riverenza e il dovuto onore, ai sacri edifici ed ai riti
sacri; in modo che anch'essa possa unire la sua voce al mirabile cantico di
gloria che geni hanno cantato nei secoli passati alla fede cattolica. Non
possiamo fare a meno, però, per Nostro dovere di coscienza, di deplorare e
riprovare quelle immagini e forme da alcuni recentemente introdotte, che
sembrano essere depravazione e deformazione della vera arte, e che talvolta
ripugnano apertamente al decoro, alla modestia ed alla pietà cristiana, e
offendono miserevolmente il genuino sentimento religioso; esse si devono
assolutamente tener lontane e metter fuori dalle nostre chiese come "in
generale, tutto ciò che non è in armonia con la santità del luogo".
11.
Attenendovi alle norme e ai decreti dei Pontefici, curate diligentemente,
Venerabili Fratelli, di illuminare e dirigere la mente e l'anima degli artisti,
ai quali sarà affidato oggi il compito di restaurare e ricostruire tante chiese
rovinate o distrutte dalla violenza della guerra; possano e vogliano essi
ispirandosi alla religione trovare i motivi più degni ed adatti alle esigenze
del culto ; così, difatti, felicemente accadrà che le arti umane, quasi venute
dal cielo, splendano di luce serena, promuovano sommamente l'umana civiltà, e
contribuiscano alla gloria di Dio e alla santificazione delle anime. Poiché le
arti allora davvero sono conformi alla religione, quando servono "come
nobilissime ancelle al culto divino".
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