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Pio XII
Evangelii praecones

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  • 1. Progressi.
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1. Progressi.

1. Per prima cosa conviene qui soffermarci brevemente sui progressi felicemente ottenuti a tal riguardo. Nel 1926 le missioni erano quattrocento, oggi sono circa seicento; i fedeli delle missioni non superavano allora i 15 milioni, mentre oggi quasi raggiungono i 28 milioni. Nello stesso anno i missionari, computando insieme quelli esteri e quelli del clero indigeno, erano circa 14.800, oggi sono più di 26.800. Allora le missioni erano quasi tutte rette da sacri pastori provenienti dall'estero; ora, in venticinque anni, 88 missioni sono passate al clero indigeno; e in molti luoghi, essendo stata legittimamente costituita la gerarchia con i vescovi scelti dalla propria gente, ancor più chiaramente si fa manifesto che la religione di Cristo è veramente cattolica, e che non si deve ritenere straniera rispetto a nessuna parte della terra.

2. Così, per esempio, nella Cina e in alcune parti dell'Africa è stata eretta la gerarchia ecclesiastica, secondo le norme dei sacri canoni; sono stati celebrati tre concili plenari di grandissima importanza, il primo in Indocina nell'anno 1934, il secondo in Australia nel 1937, il terzo in India nel 1950. Sono cresciuti molto in numero e importanza i seminari minori per l'insegnamento delle prime discipline; e i seminaristi dei seminari maggiori, che venticinque anni fa erano soltanto 1770, ascendono al presente a 4300; inoltre sono stati fondati molti seminari regionali. A Roma, presso il Collegio Urbano, è stato eretto l'"Institutum missionale"; pure a Roma e altrove sono state istituite facoltà e cattedre di missionologia. Parimenti è sorto, sempre in quest'alma città, il Collegio di San Pietro, dove i sacerdoti indigeni ricevono una più profonda e completa formazione nello studio, nella virtù, nell'apostolato. Sono poi state fondate due università; i collegi di cultura media o superiore da circa 1.600 sono saliti a più di 5.000; le scuole elementari e le medie sono state quasi raddoppiate e altrettanto si può dire dei dispensari, degli ospedali per la cura di ogni genere di malati, di infermi, non esclusi i lebbrosi. A tutto ciò bisogna aggiungere ancora l'Unione missionaria del clero che in questi anni ha avuto un grande incremento; è stata fondata l'Agenzia Fides, che ha come scopo la ricerca, l'esame e la divulgazione di notizie di carattere religioso; quasi dappertutto è in aumento e si diffonde largamente la stampa missionaria; sono stati celebrati vari Congressi missionari, tra i quali è da ricordare in particolar modo quello tenuto in Roma nello scorso anno santo, che ha chiaramente documentato l'estensione abbracciata dalle attività missionarie; e recentemente è stato celebrato il congresso eucaristico di Kumasi, nella Costa d'Oro in Africa, davvero straordinario per il concorso di gente e per la profonda pietà; infine è stata da Noi stabilita una giornata particolare da celebrarsi ogni anno, allo scopo di promuovere con preghiere e offerte la Pontificia Opera della Santa Infanzia.5 Da ciò risulta chiaro che le iniziative di apostolato hanno opportunamente corrisposto, con metodi nuovi e più adatti, alle mutate condizioni e alle accresciute necessità dei nostri tempi.

3. Non si deve nemmeno passar sotto silenzio che in questi venticinque anni sono state erette canonicamente altre cinque delegazioni apostoliche, in vari territori soggetti alla giurisdizione della Sacra Congregazione "De propaganda fide"; vi sono poi territori ai quali si estende la competenza di nunzi e internunzi apostolici. A questo proposito ci è gradito affermare che la presenza e l'attività svolta da questi presuli ha già date abbondantissimi frutti, ottenendo principalmente che le fatiche apostoliche dei missionari, meglio coordinate e mediante un aiuto scambievole, contribuissero al raggiungimento delle mete prefisse; alle quali hanno contribuito, inoltre, non poco, anche i Nostri rappresentanti con le frequenti visite e la partecipazione in nome Nostro alle frequenti conferenze episcopali nelle quali la preziosa esperienza dei singoli ordinari viene utilizzata a vantaggio di tutti e vengono elaborati in comune più spediti e facili programmi di apostolato. Inoltre una maggiore considerazione da parte delle autorità civili e dei non cattolici nei confronti della religione cristiana è un altro vantaggio di questa fraterna unione di fede e di opere.

4. Quanto abbiamo sin qui scritto con la massima brevità sullo sviluppo delle missioni nel periodo di venticinque anni e che abbiamo potuto vedere durante l'anno giubilare - quando tante schiere di pellegrini vennero a Roma dalle lontane regioni evangelizzate dai missionari per implorare i favori celesti e la Nostra benedizione - Ci muovono fortemente a ripetere gli ardentissimi voti dell'apostolo delle genti nella lettera ai Romani: "... per comunicarvi un po' di grazia spirituale sì da esserne fortificati, o meglio, per essere, in mezzo a voi, insieme confortati per la reciproca fede vostra e mia" (Rm 1,11-12).

5. Ci sembra che il divino Maestro ripeta a tutti quelle parole piene di consolazione e di esortazione: "Alzate gli occhi e mirate i campi che già biondeggiano per la messe" (Gv 4,35). Ma poiché il numero dei missionari è impari al bisogno dei nostri giorni, a tali parole risponde in qualche modo l'invito dello stesso divin Redentore: "La messe è veramente abbondante, ma gli operai sono pochi. Pregate, dunque, il padrone della messe, perché mandi operai per la sua messe" (Mt 9,37-38).

6. Non senza profonda consolazione sappiamo anche che al presente si è felicemente accresciuto, con grande speranza della chiesa, il numero di coloro che per divina ispirazione si sentono chiamati all'alta funzione di propagare in ogni angolo del mondo la buona novella. Moltissimo tuttavia resta da fare e molto ancora rimane da impetrare da Dio, con supplichevoli preghiere. Ripensando alle innumerevoli genti che sono da condurre all'unico ovile e all'unico porto di salvezza per opera di questi missionari, rivolgiamo al divin Pastore la preghiera dell'Ecclesiastico: "Come al loro cospetto ti mostrasti santo verso di noi, così al cospetto nostro mostrati grande verso di loro. Affinché conoscano, come noi pure abbiam conosciuto, che non c'è Dio fuori di te, o Signore" (Eccli 36,4-5).




5 Epist. Praeses Consilii: AAS 43(1951), pp. 88-89.




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