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| Pio XII Evangelii praecones IntraText CT - Lettura del testo |
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2. Persecuzioni. 1. Questi salutari sviluppi della causa missionaria sono costati non soltanto sacrifici e fatiche ai seminatori della divina parola, ma anche il martirio cruento eroicamente sofferto. Nel corso di questi anni infatti non mancarono in alcune nazioni persecuzioni crudelissime che infierirono contro la chiesa ivi nascente; e anche ai nostri giorni in certe regioni dell'estremo oriente non mancano cristiani che per questo motivo imporporano santamente quelle terre col loro sangue. Ci è giunta infatti notizia che non pochi fedeli, appunto perché furono e sono tuttora fortemente attaccati alla loro fede, come pure suore, missionari, sacerdoti indigeni e anche alcuni vescovi, sono stati espulsi dalla loro sede e privati dei loro beni, e ora o languiscono esiliati nell'indigenza o si trovano in stato di arresto, in carcere o in campi di concentramento, oppure sono stati qualche volta barbaramente trucidati. 2. Il Nostro animo è pieno di somma tristezza quando pensiamo alle sofferenze, ai dolori e alla morte di questi figli prediletti; e Noi non solo li ricordiamo tutti con paterno affetto, ma anche con patema venerazione, ben sapendo che la sublime vocazione missionaria spesso conduce anche alla dignità del martirio. Gesù Cristo, primo tra i martiri, disse: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv 15,20); "Nel mondo avrete tribolazione, ma confidate; io ho vinto il mondo" (Gv 16,33); "Se il grano di frumento caduto in terra non muore, resta infecondo; ma se muore produce molto frutto" (Gv 12,24-25). 3. Gli araldi e i propagatori della verità e della virtù cristiana, che incontrano la morte lontani dalla patria nell'esercizio della loro eccelsa missione, sono i semi dai quali a suo tempo, al cenno divino, germineranno i più abbondanti frutti. Perciò san Paolo diceva: "Ci gloriamo nelle tribolazioni" (Rm 5,3); e san Cipriano, vescovo e martire, così confortava ed esortava i cristiani dei suoi tempi: "Volle il Signore che noi godessimo ed esultassimo nelle persecuzioni, perché durante le persecuzioni si distribuiscono le corone della fede, si vede il valore dei soldati di Dio, i cieli si dischiudono per i martiri. Non abbiamo infatti dato il nome ad una milizia per pensare alla pace soltanto e ricusare il combattimento, dal momento che nello stesso esercito per primo marciò il Signore, maestro nell'umiliazione, nel sopportare, nel soffrire, per essere il primo a praticare ciò che propose e per soffrire anticipatamente per noi ciò che esorta a soffrire".6 4. Anche quei seminatori dell'evangelo che oggi si affaticano nelle lontane regioni sviluppano un'azione non dissimile da quella della chiesa primitiva. Essi sono quasi nelle stesse condizioni in cui a Roma erano quelli che insieme con i prìncipi degli apostoli Pietro e Paolo portavano la verità evangelica nel cuore dell'impero romano. Chiunque rifletta come a quel tempo la chiesa nascente non era soccorsa da nessun appoggio umano, ma travagliata dalle angustie, dalle tribolazioni e dalle persecuzioni, non può non sentirsi colpito da un'intensa ammirazione, vedendo quella piccola schiera inerme di cristiani, vittoriosa su una potenza della quale non sarebbe esistita, forse, alcuna più grande. Ciò che allora avvenne, senza dubbio si rinnoverà più volte. Come il giovanetto David, confidando nell'aiuto divino più che nella sua fionda, abbatté il gigante Golia, rivestito di ferrea armatura, così quella divina società fondata da Cristo non potrà mai esser vinta da un potere terreno, ma con sereno animo supererà sempre ogni persecuzione. Benché Noi sappiamo con certezza che tutto ciò scaturisce dalle divine infallibili promesse, tuttavia non possiamo fare a meno di manifestare il Nostro animo riconoscente a tutti coloro che hanno dato una testimonianza di fede coraggiosa e invitta a Cristo e alla chiesa, colonna e fondamento di verità (cf. 1Tm 3,15), esortandoli in pari tempo a procedere sempre con la stessa perseveranza nella via intrapresa. 5. Molto spesso Ci giungono, con grande Nostra consolazione, notizie di quest'invincibile fede e strenua fortezza. E se non mancarono tentativi di separare i figli della chiesa cattolica dall'unione con Roma e con questa apostolica sede, quasi che ciò fosse richiesto dall'amore e dalla fedeltà dovuta verso la propria nazione, costoro con assoluta franchezza hanno potuto e possono rispondere che nell'amor di patria essi non sono da meno di nessun altro cittadino; desiderano però con somma sincerità di poter usufruire di una giusta libertà.
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6 S. CYPRIANUS, Epist. 56: PL 4, 351A. |
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